venerdì 31 luglio 2015

Part 1.1 - About the cat.

Primordiale post da cell.
Ne approfitto per fare una breve descrizione del mio gatto, anche perché sembra qualcuno sia ancora convinta/o si tratti davvero di un gatto...

Altezza: 1.51
Provenienza: ha percorso l'asse Palermo-Rimini-Trieste.
Categoria: cosplayer (e ciò nonostante, il mio armadio è più fornito del suo).
Occupazione: dorme sulla poltrona (non è vero, lavora in un chiosco per ora).

Umorale, parzialmente folle, videogiocatrice.
Se prendesse sole potrebbe vendere braccialetti in spiaggia ma evitando ciò, è più pallida di me...

L'altro ieri abbiamo festeggiato il secondo mese insieme...e tutto va bene.

Qualcuno avrebbe detto "mogli e buoi dei paesi tuoi" ma non ho ascoltato questo consiglio un anno fa e non me ne sono pentito: di certo non lo ascolterò oggi...

domenica 5 luglio 2015

Part 1 - The Cat

Alcuni ricorderanno, altri no, che ho "adottato" una gatta, che è entrata a far parte della mia quotidianeità a partire dal 10 di aprile.
Patti chiari, amicizia lunga, dico sempre io e fra noi i patti erano chiarissimi e le intenzioni lo erano anche di più.

Doveva essere un'ospitalità temporanea nell'attesa che trovasse un alloggio proprio ed adatto a sé.
Certo sapevamo ci sarebbe voluto del tempo (si pronosticava che avrebbe cominciato a cercare una casa dove trasferirsi alla fine dell'estate, per darle il tempo di metter via un paiodi stipendi per le prime mensilità).
Ovviamente così non è stato, perché le cose attorno a me si muovono secondo un'orbita stravagante.
Seguendo i miei ritmi ed il modus operandi totalmente casuale degli avvenimenti attorno a me, un'amica mi aveva paragonato a Plutone (inteso come il pianeta) per la sua orbita bizzarra ed apparentemente "ad mentula canis", se paragonata a quella degli altri pianeti.

Cosa sarà mai successo?

Che tempo un mese e mezzo, la gatta ha trovato la casa dove vivere. O, per meglio dire, ha trovato un moroso con la casa propria in cui convivere.
Quando l'ho raccontato, la domanda spontanea è stata "Ma quindi si trasferisce?"
La risposta è sempre la stessa: "no."

Forse potevamo prevederlo, forse no, non lo so.
Però a convivere con una persona finisci con il non sopportarla o con il volerle bene. Poi dipende quanto inizi a volerle bene.
Se prima era il mio gatto, ora lo è doppiamente. Dal vivere con me siamo passati al "vivere assieme", o comunque di provare a farlo, perché in fin dei conti, anche se non lo sapevamo davvero (o fingevamo di non accorgercene) nelle ultime settimane era come se stessimo assieme senza star assieme.
No: non pensate male.
Non mi riferivo a quello. Mi riferisco alle piccole cose.
Il caffé alla mattina, le brioches alla sera, un abbraccio quando uno dei due esce.
Piccole cose, tante piccole cose che forse avremmo potuto notare prima e non avremmo aspettato un tramondo di fine maggio in riva al mare per stare insieme.

Ho lasciato passare tanto tempo che ormai è passato poco più di un mese da quella sera bizzarra.

N- Penso dovresti essere un'idiota per iniziare una relazione con me.
K- Questa è un'affermazione o è una proposta?
N- Potrebbe essere entrambe le cose. Cosa risponderesti?
K- Che ti posso dire? Sono un'idiota...

lunedì 29 giugno 2015

Non sono morto. Sono solo scomparso.

Sono stati mesi impegnativi per me.
Impegnativi ed interessanti.
Pregni di eventi e novità che non posso riassumere in un solo post: sarebbe ridicolo cercare di farlo.

Mi riprometto, quindi di riprendere con una serie non del tutto ordinata di post, al fine di aggiornarvi sul buco temporale che ho irresponsabilmente lasciato alle mie spalle.

Per dividere il tutto in differenti post direi che potrei organizzare un piccolo elenco di post che creerò nei prossimi giorni...

1) Gatto.
2) Rimini.
3) Inghilterra.
4) Libri.
5) Triskell.

Grossomodo, gli argomenti saranno questi, salvo incognite e capitoli extra.

Vi basti sapere, per ora, che va tutto bene e che la vita continua, nel bene e nel male.

Un saluto a tutti.

mercoledì 24 giugno 2015

Tornerò.

sabato 23 maggio 2015

...eyes...

Credo chiunque mi conosca più di una briciola si sia accorto/a della mia predilezione per gli occhi di una persona, soprattutto se tali da attirare la mia ttenzione.
Voglio quindi spendere qualche parola per descrivere un paio d'occhi vedo ogni giorno.
Non so se lòe mie parole saranno sufficienti a rendere l'idea di ciò che vedo ma farò del mio meglio perché possiate aver davanti agli occhi della mente l'immagine che io ho di fronte al mio naso costantemente (più o meno, vedremo più avanti il perché).
Certo il vino che ho bevuto senza cenare potrebbe debilitare la mia capacità di scrittura ma non me ne farete una colpa, lo so: siete sempre molto comprensivi con me.

Gli occhi del mio gatto.

Sono loro il soggetto del mio post odierno.

Perché mai? Beh, perché sono...speciali.
Abbastanza da voler dedicare loro alcune righe.

Di che colore avete gli occhi? Nocciola? Verdi? Azzurri? Viola? Neri?
 Tutti abbiamo gli occhi di un dato colore ed a tutti capita di veder tale colore mutare sensibilmente (soprattutto chi abbia gli occhi chiari).
Ecco, non è questo il caso.
Il mio gatto arriva dalla calda Sicilia ed ha tutte le caratteristiche tipiche di quelle terre. Carnagione scura (mediamente, ora io prendo sole, lei no e sono più abbronzato di lei), capelli neri ed occhi...scuri..in teoria.
Perché in teoria?

Provate a guardare una stessa persona negli occhi ogni giorno. Vedrete il colore dei suoi occhi, giorno per giorno e sarà, grossomodo, lo stesso (salvo sensibili variazioni di cui sopra).
Nel caso del mi ogatto, non è così.

Lei apre gli occhi e gli occhi sono differenti.
Un giorno sono nocciola.
Un giorno verdi.
Un giorno neri.
Un giorno azzurri.
Un giornosono per tre quarti nocciola ed un quarto (variabile il quarto, come l'ombra di una meridiana) azzurri.

Ogni giorno i suoi occhi sono differenti, come ogni istante l'acqua di un fiume smette di esser la stessa.

Ho conosciuto molte persona ma mai avevo visto una tale varietà d'occhi nella stessa persona.
Un'amica mi ha detto "chissà che casino lì dentro" ed è probabile sia così, ma potrebbe esser normale una nimale domestico nella mia casa?

E voi, di che colore avete gli occhi attraverso i quali osservate il mondo?

lunedì 18 maggio 2015

Fuga dal mondo dei sogni.

Sono sparito di nuovo, per un tempo che non so calcolare, anche se basterebbe andare a guardare la data dell'ultimo post.
I giorni si susseguono frenetici fra casa, lavoro e piccole commissioni. Trovare il tempo per svuotare la testa dai miei pensieri è davvero un'impresa che sembra non riuscirmi.
Oggi devo, però. Non perché sia un giorno speciale, no.
Però è stata una notte strana e nei miei sogni è apparso il Moz, quindi ho sentito la chiamata e sono tornato.

[dream mode: ON]
Sono a scuola, alle superiori. Mi guardo intorno e sì: è la mia scuola, la mia classe. I miei compaghni di classe non hanno volti ma sono i miei cimpagni di classe. Intervallo.
Giro per la scuola durante l'intervallo.
Riordino le idee.
Sono le 12.
La prossima ora c'è storia dell'arte. Odio storia dell'arte.
L'ora successiva c'è ginnastica ed ho dimenticato la roba.
Domani ho l'interrogazione programmata di storia ma non ho studiato, nonostante sapessi la domanda che la prof.ssa mi porrà:
"Situazione socio-economica e religiosa dell'impero romano nel IX secolo"
L'idea è di studiare durante storia dell'arte, perché SO che a casa non studierò un accidenti.
Incontro Moz nei corridoi e mi dice di seguirlo in classe, per ascoltare la lezione di filosofia del suo insegnante.
Siamo a pochi metri dalla sua classe ed aspettiamo. Passano le persone ed aspettiamo.
"Cosa stiamo aspettando?"
"Il proffessor Oz non è ancora arrivato".
Oz... Mi pare di conoscere questo professore, anzi, ne sono convinto ma non riesco a focalizzare il suo volto.
Ad un certo punto Moz scompare e sono da solo al secondo piano della scuola, in attesa. Dovrei tornare in classe, forse. Non è stata una buona idea uscire.

Mi si avvicina una ragazza, una donna, in effetti.
Capelli ricci, rossi scuri. Avrà circa trent'anni. Indossa un paio d'occhiali. Non è una studentessa e non è una docente.
"Hai delle belle mutande verdi" mi dice.
La cosa mi imbarazza e mi lascia perplesso. Controllo e noto che indosso dei pantaloni neri da sala, quindi come ha fatto a vedere quali mutande indossassi? Ho anche 3 maglie, quindi nemmeno dall'alto sarebe dovuta riuscire a scorgerle.
Lei capisce il mio dubbio e fa spallucce.
Le dico che è un modo un po' bizzarro per rompere il ghiaccio e mi presento.

Lei si presenta e scopro essere solare ma imbarazzata. Mi presenta subito anche "lui", più serio (anzi, serioso) con un'espressione che idnica "che cazzo ci facciamo qui a perdere tempo?"

Lui inizia a parlarmi di un incontro in stazione. La luce era azzurra anche senza il biglietto ed ha spinto oltre il tornello una ragazza che non poteva più rientrare, perché il passaggio era bloccato.
Arrivano da Napoli e Vicenza ma non capisco chi arrivi da dove, così come non capisco i loro nomi (o magari non li ricordo: sono una frana con i nomi).
Ormai è tardi e valuto di saltare la lezione di storia e la conseguente interrogazione. Sembra sia già passato un giorno e sembra sia domani.
Sono in stazione, deciso a saltare la scuola, tanto sono ben più che maggiorenne e posso scrivere da me una giustificazione. Controllo sul tabellone quale sia il primo treno per Trieste. Parte alle 16.16.
Guardo l'orologio da polso ed il display indica le 16.16. Però è la sveglia già impostata, non l'ora attuale. La stazione è una stazione ma ha sede nell'atrio della scuola elementare che ho frequentato, vista dalla corte interna.
Sono le 12.20 e sono ancora a scuola.
Mi congedo dai due.
Devo correre in bagno. Spingo le persone fra me e la porta del bagno. Potrei andare nel piano in cui mi trovo ma scelgo di scendere le scale per andare al piano di sotto.
Spalanco la porta e mi sveglio.

[dream mode: OFF]

Ho provato a pensare quale possa essere il significato di un simile sogno, senza arrivare a nulla. Forse l'ispirazione arriverà nel corso della giornata.

sabato 2 maggio 2015

Ogni promessa è debito. Nel frattempo, è finito il caffé.

Faccio promesse in modo molto misurato, perché sono dell'idea che le promesse (al contrario delle minacce, che si possono infrangere) vadano mantenute.
Ho promesso tempo addietro che avrei speso un post per parlarvi in modo concreto del mio gatto (o, per iniziare a voler essere precisi, della mia gatta).
Da dove partire?
Potrei partire da ovunque ma partirò da un concetto di base: è tutta una grande metafora creata perché la trovavo divertente.
Ecco, partirò dalla serata fatta in suo onore, per festeggiare il suo arrivo nella mia casa (se pur provvisorio, lo ribadiamo).
Tutti gli invitati (tranne chi sapeva) mi hanno chiesto "ma il gatto dov'è?" ed a tutto ho risposto la stessa cosa: "Sulla sedia, seduta. Salutala."

E qualche sospetto già lo avete.

Torniamo a Rimini, volete?

Ho conosciuto molte persone durante la mia vacanza a Rimini (alla fiera, dico).
Se ben ricordate, ad un certo punto dell'inverno ho preso un treno e son andato a trovare una delle persone conosciuta durante tale fiera.
Senza alcuno scopo, semplicemente per fare un viaggio in giornata. Per sfruttare in modo differente il giorno libero.

Tale persona mi ha detto varie volte di conoscer più gente qui nella mia piccola patria, di quanta non ne conoscesse a casa e mi confidò di aver il desiderio di trasferirsi ma sapeva benissimo di non poterlo fare.
Diciamocelo: una persona non prende le proprie cose, parte e si trasferisce in terra straniera.
O meglio, può farlo ma è un salto nel vuoto. Un salto che non avrebbe fatto.
Non senza una "spinta" se non altro.

Mesi dopo mi viene in mente una proposta sciocca.

"Ma senti e se ti ospito per il tempo che ti serve?"
"In che senso?"
"Vieni qui, ti ospito in casa, ti trovi un lavoro (o almeno ci provi), ti trovi una casa e ti stabilisci qui. Ovvio che a farlo dal nulla è pressoché impossibile ma se hai un tetto sulla testa almeno puoi iniziare da qualche parte."

Lo scopo di questa mia proposta?
Nessuno.
Posso?
Posso.
Mi cambia?
Non mi cambia.
Mi pesa?
Non pensavo mi sarebbe pesato (e non mi pesa).

Ha lasciato trascorrere un mesetto prima di decidere che sì: valeva la pena almeno provarci.
Da lì è partito il tutto: sarebbe stata il mio gatto.
E così è.

Ho adottato "Katty" come fosse un gatto. Ha la sua cuccia è indipendente.

Non serve nemmeno che ve lo dica: il primo pensiero di tutti è stato che questa nuova inquillina fosse la mia nuova "fiamma" e che avessimo una relazione.
Nulla di più sbagliato.
Come ho ripetuto a tutti: è solo il mio gatto e come tale la considero.

Con questo è svelato il perché la sua presenza sia provvisoria ed il perché non vi abbia mostrato sue foto.
Ad oggi non sappiamo se riuscirà a stabilirsi in questa piccola città o se fra poche settimane ripartirà verso la sua casa, conscia di aver tentato ma di non poter restare qui in eterno.

Per ora sono in attesa ed osservo quale sarà il destino di questa giovane piccola gatta nera (che ha finito il caffé, fra le altre cose, poffare).

martedì 28 aprile 2015

Ed ora?

Non pensavo ci saresti riuscito, lo sai?
Ma certo, lo so che dovevi e so anche che lo avevi promesso, ma non pensavo ugualmente ci saresti riuscito.
Lo hai completato. Hai completato quel puzzle in cui chissà cos'hai visto quando lo hai acquistato. Forse nemmeno tu lo sapevi e tutt'ora ti è oscuro cosa ti abbia attratto al punto da comperare qualcosa che odi così tanto.
Oh sì: lo so (tutti sanno) che odi fare i puzzle.
Eppure ho sentito come ti completava tassello dopo tassello, come se fosse un contrappasso da seguire per ricostruire te stesso, in particolare dopo che è caduto, costringendoti a ricominciare da capo.
Quel giorno hai promesso di rifarlo e di finirlo.
Sei arrivato a dicembre e lo hai messo da parte. "Per un po'" hai detto, ben sapendo di non saper per certo la verità.
Hai messo ordine nella tua casa (ed in parte nella tua vita), a causa del nuovo arrivo in casa e lo hai ritrovato, lo hai rimesso sul tavolo ed hai ripreso il lavoro da dove lo avevi interrotto. In fondo era quasi alla fine, non sarebbe stato da te rinunciare.
...rinunciare...
Come se non sapessi cosa significa rinunciare o come se non avessi spesso scelto di rinunciare a qualcosa.
Ma a questo non hai rinunciato (e di ciò sono fiero) e sei giunto al termine della tua (se pur piccola) impresa.
Ed ora?
Ti senti forse completo?
Rivedi te stesso riflesso nel quadro appoggiato qui a fianco, in attesa di venir appeso su una qualsiasi parete della tua casa?
Ovviamente no, perché quello non sei tu e non è ciò cui aspiri.
Lo so e tu stesso lo sai.

Guardi e riguardi la figura ghignante nel quadro e non capisci a cosa stia pensando. Cosa stia studiando e quali piani abbia per il futuro.
Sarà davvero ancora alla ricerca dell'antica formula? Cosa cerca nel mondo?
E tu?
Tu cosa cerchi dal mondo?
Ieri hai guardato il tuo gatto e ti sei detto in attesa. Ti ha scrutato incuriosita, la gatta e non hai risposto a quella sua muta richiesta di spiegazioni.
Tu attendi in silenzio gli eventi che sfrecciano attorno a te.
Ora hai finalmente ricostruito te stesso, un te stesso in cui non ti rispecchi ma che sembra adatto a questi giorni.
Come ti senti?
Vuoto e perso, lo so.
Non sai cosa fare davvero e come muoverti o in che direzione.
Quindi aspetti che il tempo faccia il proprio corso.
Il tempo offre sempre una strada, prima o poi. Sta a noi imboccarla.
Insieme, come sempre.

Ti voglio bene, fratello mio e ti ringrazio.
In fin dei conti, quel quadro è stato più mio che tuo.





giovedì 23 aprile 2015

Imbarazzo...

Chi mi conosce lo sa: io mi trovo raramente in imbarazzo (RARAMENTE).
Perché?
Perché faccio qualsiasi cosa sia nelle mie corde, nonostante io sappia che stona nelle corde degli altri.
Quindi qualsiasi cosa faccio, sono io, in tutto e per tutto. Qui a maggior ragione.
In questa stanza esprimo tutto ciò che posso non voler esprimere nella vita reale eppure proprio qui non ho ancora parlato apertamente del mio gatto.
Perché?
Non solo so. Forse perché non ne ho parlat a nessuno in generale, fino a che non lo hanno conosciuto (non lA hanno conosciuta, in effetti: è una gattA femminA).
Secondo la mia lo9gica, avrei dovuto presentarvela prima di quando io non l'abbia presentata a chi mi conosce in carne ed ossa.

Quindi perché non ve ne ho parlato apertamente?
Non vi ho detto quando ho deciso di adottarla, perché sarà un'adozione temporanea, non vi ho postato nessuna sua foto...

Di lei sapete poche cose generiche, come il fatto che stanotte non ha dormito perché in preda a chissà quali incubi, poverina.
Di lei non vi ho detto nulla e mi sento quasi in colpa per questo, perché ci son cose che mi secca non raccontare al modo, nonostante l'istinto mi dica di tenermele per me.

lunedì 20 aprile 2015

Sì, sono qui.

No, non sono scomparso.
O meglio, sì, sono scomparso.
In questi giorni ho avuto davvero poco tempo epr me stesso. Sono a malapena riuscito a scrivere l'ultimo post e non ho nemmeno avuto la decenza di passare a visitarvi, nonostante mi aveste scritto.
E vi chiedo scusa.

Novità?
Sì e no, in effetti.
Forse un minimo di consapevolezza in più su alcune cose.

Chi mi ha scritto che non risciò più a staccarmi dalla gattina ha ragione. Nonostante sia passata solo una settimana, mi sembra che faccia parte della mia quotidianeità da "sempre", per così dire.

Non so se riesco ad immaginare di svegliarmi e non vederla appallottolata nella sua cuccia, subito sotto al mio letto.
L'altra notte son tornato tardi a casa e lei dormiva.
Ho fatto piano, per non svegliarla e non disturbarla ma ovviamente ad un certo punto si è svegliata. Sarà stata la penombra, sarà stata suggestione, sarà ciò che volete ma giurerei che mi abbia sorriso, lieta di notare che fossi tornato a casa, come se fosse tranquilla ora che ero a casa e potesse riprendere a sognare serenamente.


Ogni giorno che passa i suoi occhi cambiano di colore. Ma cambiano moltissimo. Li ho visti passare dal verde chiaro al marrone scuro, fino ada verli per metà verdi e metà azzurri. Vuoi che sia la luce, vuoi che sia l'umore, vuoi, ancora, che sia suggestione, ma cambiano ed è uno spettacolo afascinante ogni giorno che passa.

Per giovedì ho organizzato una festa con degli amici, per "presentarla" al mio mondo.

Posso solo supporre cos'abbia visto attraverso i suoi cinici occhi felini.
Ha scrutato le persone che hanno varcato la soglia di quella che una volta era casa mia e che, per ora, è casa "nostra". Ha accettato entrassero, perché erano "miei ospiti" e si è mostrata tranquilla, nonostante tanta gente la mettesse in agitazione.
Cos'hai visto attraverso le tue pupille cangianti?
Hai visto alcuni membri della mia famiglia, hai visto alcuni amici ed alcuni conoscenti che girano attorno a me. Hai riconosciuto le emozioni delle persone nella stanza ed hai capito per lo più quali fossero le mie verso di loro.
Sei rimasta lì, in un angolo ad osservare.
Per puro caso, o forse no, chissà, nell'angolo opposto a quello dove mi trovavo io, intento a cucinare per tutti, senza sosta.
"Cosa ti spinge a cucinare per tutti loro?"
Avrai forse voluto chiedermi.
Un giorno forse capirai quale miscela di emozioni venga prodotta dentro di me quando cucino per tante persone a me più o meno care. Il piacere di vederle soddisfatte, sazie, appagate dal cibo.
Sì, piccola, io chiamo te gatta ma forse sono più animale di quanto tu non immagini, dal momento che mi relaziono con gli altri tramite il cibo.

Forse un giorno ti accorgerai anche del fatto che, sì, sono io ad offrirti una casa e del cibo ma non sei tu ad aver bisogno di me nella tua vita.
E se anche questo difficilmente te lo dirò, io credo che tu lo abbia già avvertito, attraverso quelle piccole finestrelle colorate, tramite le quali osservi il mondo che ti circonda.


domenica 12 aprile 2015

Cielo sereno, niente nubi.

La mano è quasi perfetta eppure vi ho trascurati e me ne dispiaccio. Ho avuto da fare, lo ammetto.
I momenti in cui ho potuto riposare sono stati davvero pochi e tutt'ora dovrei riposare ma mi ero ripromesso di fermarmi a farvi un saluto e tant'è, sono qui.

Novità?
Certamente.

Come pronosticato, ho preso un piccolo animale domestico.
UnA piccolA animaletta domestica, in effetti. Una gattina.
L'hanno spacciata per "Gatta adulta" ma date le dimensioni non posso che credere si tratti di un cucciolo appena svezzato o di qualche strana forma di gatta nana (conoscevo il coniglio nano ed il cane toy, esisterà pure il gatto nano?).

Lo o: non sono mai a casa ed è proprio per questo che ho scelto una gatta e non un cane. Si tratta di un'adozione "provvisoria" in verità. Fino a quando non le si troverà una più consona sistemazione.
Ho voluto fare un favore ad un'amica e questo è ciò che ha portato la piccola in queste mura.

Nonostante la timidezza ovvia, dovuta all'ambiente nuovo ed alla compagnia nuova, sembra ambientarsi con facilità alla sua nuova casa temporanea.

Mentre scrivo queste righe (tutte) non posso non sentire le parole del Signor Verme, ai confini del labirinto, mentre suggerisce alla piccola Sara "Non tutto è ome sembra, qui" e fra le mie righe c'è sempre la verità ma ci sono anche molte cose nascoste che nessuno coglie.

Di una cosa sono certo: sarà un mese interessante, per più di una ragione.

Nel fratetmpo, prepariamo una festa a base di frico, per festeggiare la nuova arrivata in questa piccola casa, che ai suoi occhi deve apparire così grande.

martedì 7 aprile 2015

Una fine. Una delle tante

Passata la Pasqua.
Passata Pasquetta.

Stancante ma il tempo mi è stato amico ed è tutto finito senza troppi sforzi.
Potrei parlarvi del venerdì santo, in cui abbiamo ospitato il saggio di fine anno della scuoa di canto, con ic asini dell'organizzazione, il casino di lavoro già presente.
Potrei parlarvi del sabato mattina in cui, scendendo dal letto e poggiando i piedi a terra mi son ritrovato a controllare il colore del tappeto, dal momento che le ginocchia avevano deciso di cedere di punto in bianco.
Potrei parlarvi della domenica di Pasqua, in cui alle 7 del mattino, ancora incerto se alzarmi dal letto o meno, ho ricevuto un sms del titolare che voleva cambiarmi il turno a casa del maltempo.
O ancora potrei paralre di PAsquetta, preannunciata come un'apocalisse lavorativa e risultata un totale flop.

Ma non scriverò di nulla di tutto ciò, fra le altre cose, perché oggi pomeriggio mi son girato di scatto ed ho "urtato" violentemente la mano contro una superficie metallica, quindi ogni lettera scritta con la mano sinistra è un'agonia.

Non ti accorgi di quanto usi la mano secondaria, fino a quando non ti trovi a doerne fare a meno.
Tutti sappiamo cosa facciamo con la mano dominante, la mano forte.
La mano "secondaria" è quella che aiuta il movimento della mano forte, coordina, regola. A malapena riesco ad aprire un tappo.

La notte porterà consiglio e riposo. Domani andrà meglio..domani andrà meglio...

domenica 5 aprile 2015

Un cielo diverso.

Nelle mie notti c'era troppa luce ed ho riposto le stelle che illuminavano il cielo.
Son tornate da dove son venute e lì rimarranno.
Un ricordo in una scatola di ricordi.


Ora andiamo a dormire e scopriamo quale girone dell'inferno ci offrirà l'alba.

venerdì 3 aprile 2015

Aprile. Un mese? No parlavo delle natiche: sono arrivati i turni.

Fine mese significa che i turni lavorativi cambiano.
Cambiano ogni mese. Ogni tanto in peggio. Ogni tanto restano uguali.
Cambiare in meglio?
Chi ha proposto simili cagate?
Mi pare OVVIO che possano cambiare solo ed esclusivamente in peggio.

Abbiamo due locali ed il titolare ha ben deciso che passerò due giorni in uno, quattro giorni nell'altro ed un giorno a casa (ma va? davvero?).
Potranno essere i giorni adiacenti?
Possiamo smetterla di fare proposte cretine?
Ovviamente i giorni saranno separati, per agevolare il cambio d'abiti da un locale all'altro (e la marmotta catalitica dove la mettiamo?)

Ma veniamo al dunque.

Non c'è un dunque.
Mentre solitamente i miei post sono introspettivi e contorti, questo è un mero post di sfogo iniziato ad una certa ora di un certo giorno e terminato ad un'altra certa ora (le 4) di un altro certo giorno.

Sono le 3, appunto e stasera c'è, fra le altre cose, la "serata musicale" di stacippa. Significa locale pieno di persone che NON VOGLIONO ORDINARE NULLA ma sono lì per riempire la sala (e berranno qualcosa ma solo per cotesia) e si lamenteranno se passeremo davanti alle persone che stanno cantando (che poi sono gli alievi della scuola di canto, mi pare).
Questo, ovviamente mi porterà via del tempo e mi farà andare via "un po' più tardi" anche se già così, dal primo aprile il locale tiene aperto fino a mezzanotte (uno scherzo? No, magari).

E vogliamo aprlare di Pasqua? O di Pasquetta? Tanto gli orari sono uguali.
10.30-20.30 + pulizie del caso.
Cioé, quale parte di "Mi prendi in giro?" non è del tutto chiara?

Se non altro, ho dei genitori simaptici e la mamma mi ha detto "Beh dai, facciamo cena di Pasqua quando finisci. Tipo nella piandienria in viale che è aperta".
E chi avrebbe avuto voglia di cucinare?

Chicca per chiudere.
Giorno libero spostato da martedì a giovedì, causa Pasqua e Pasquetta. Ovviamente oggi è saltato. Quindi la mia settimana di 6 giorni è diventata una settimana di 8 giorni lavorativi.

Arriverò a giovedì stanco e con tanta (TANTA) voglia di uscire da casa per andare OVUNQUE.

Accetto proposte.

Datemi una meta da raggiungere giovedì prossimo ed una ragione per andarci. Viaggio in giornata. Distanza massima "il cielo".

Datemi una destinazione ed io deciderò se raggiungerla o meno (e forse vi dirò pure se l'ho raggiunta).

Ogni mese volano le Madonne per sti turni, sembra impossibile.

martedì 31 marzo 2015

"A questo mondo non esiste nulla di reale: è tutto una mera invenzione dell'immaginazione per giustificare una realtà che non c'è."

Partiamo dal principio, volete? Perché questa notte Morfeo mi ha fatto visita a modo suo, mandandomi in dono una delle sue creazioni ispirate.
Notte.
Mi trovo all'esterno in una città sconosciuta. So circa dove sto andando o dove sto cercando di andare. Sono solo ma so che qualcuno mi asta aspettando. Devo oltrepassare un muro ma so di non poterlo fare. Perché no? E' basso.
Ma è bianco ed è molto antico: se lo scavalcassi, lo sporcherei.
Faccio il giro e trovo un nuovo attraversamento dei binari. Ci sono 4 binari. So che attraverso due di questi non ci passa nulla. Attraveso gli altri due sì. Il primo binario aspetta un treno dalla mia sinistra. L'ultimo binario aspetta il treno dalla mia destra. Sento entrambi i treni in marcia, quello a sinistra è più vicino. Li sento ma non vedo nessuno dei due.
Cambio strada. Non voglio attraversare mentre un treno passa.
Entro in una casa. Atraverso corti interne, scale. Vago attraverso una bizzarra dedalo urbana fino ad arrivare in un appartamento aperto. C'è una donna qui.
Già dall'architettura avevo il sospetto di essere in Giappone e veder la ragazza rafforza questa mia convinzione.
E' nuda ma non fa caso alla mia presenza.
Vede, invece, la giacca che porto con me. La guarda con occhi sognanti e mi dice "Oh, è come quella che lei vuole regalargli. Se l'avessi, potrei regalargliela io. Me la daresti?
Questa giacca, per me non ha alcun valore: l'ho trovata non molto tempo prima da qualche parte e me ne libero senza rimorso.
"Grazie. Prendi ciò che vuoi qui dentro in cambio."
Mi sento spiritoso e le dico "Prendo te".
Lei accetta e mi bacia. Anche se stavo scherzando, non la respingo. La bacio noto dei fori ormai chiusi da tempo sul collo, come il morso di un vampiro. La mordo, dolcemente. "Non mi dire che non ti piacciono i morsi perché non ti credo". 
Improvvisamente lei inizia a vomitare sangue (da sveglio penso "andiamo, non ho morso così forte" ma nel sogno non ci ho pensato).
Mi dice che è una punizione, perché anni prima era stata scelta per badare alla donna che le avevano assegnato come madre ma lei, da bambina non era stata in grado di curarsi di lei.
Mi dice, infine, la frase che dona il titolo a questo mio post. Una frase che a modo suo porterò nella memoria.

"A questo mondo non esiste nulla di reale: è tutto una mera invenzione dell'immaginazione per giustificare una realtà che non c'è."

Giurerei ci fosse ancora una parte di sogno poco oltre. Ricordo una sacerdotessa dalle vesti nere che cercava di evocare qualche creatura dalla dimensione oscura ma che veniva denigrata dai suoi dei, in quanto incapace di eseguire i corretti rituali. Ma forse è un'altra storia e con questa non ha nulla a che fare.

Ora siamo svegli. Vediamo quanto è reale questo mondo.

sabato 28 marzo 2015

Gli occhi di Giunone

Chi non ha mai visto Hercules? Il telefilm che ha originato Xena, grazie ad uno spin off fortunato.
Ebbene, non è del figlio bastardo di Giove che voglio parlarvi qui.

Ricordate Giunone? No, ovviamente no. Di lei appariva spesso un'icona, per così dire.
Gli occhi contornati di piume di pavone, se la memoria mi vuole essere amica.


Più o meno sì dai.
Ed è di occhi che voglio parlare.
Di un paio d'occhi, in particolare.

Ma partiamo dal principio.

Era una festa. A tema, certo, ma pur sempre una festa (il tema non è rilevante).
C'erano "persone".
C'erano quegli occhi.

Un paio d'occhi che mi hanno catturato ed incuriosito, ragion per cui ne sto parlando, se pur brevemente (non i dilungherò oggi, anche perché s'è fatta una certa).

Quel paio d'occhi di cui non saprei ricordare il colore mi hanno colpito più per la forma che lo sguardo dava loro.
In quegli occhi c'era tutto un mondo.
C'era innocenza, timidezza, quasi una sorta di paura e continua ricerca di un luogo dove nascordersi.
Ed al tempo stesso, a lato, si poteva vedere chiaramente un pensiero, che poteva essere analogo a "diamine forse non avrei dovuto togliere le budella al cuoco stamattina).

Raramente ho visto un tale contrasto di emozioni in un solo paio d'occhi. Come se la crudeltà di un demonio, unita alla semplice innocenza di un bambino fossero stati fusi negli occhi che avevo di fronte.

Una di quelle persone che potresti immaginare su un campo di battaglia, con un orsacchiotto in braccio ed un'ascia appoggiata sulla spalla con il corpo decapitato di un cavaliere ai piedi.
Le uniche parole che sentiresti sarebbero "Oh, ma piccolo Teddy, ti sei macchiato di salsa a pranzo".

Un po' come Yuki Tempouin

giovedì 26 marzo 2015

Tardi ma ho voglia di scrivere.

E' l'una e 18 ma ho voglia di scrivere due righe. Magari più di due: sappiamo come vanno queste cose, no?
In realtà è un po' che voglio scrivere ed ogni giorno si aggiungono argomenti nuovi.

Martedì mattina son partito.
Ho preso il treno e sono andato a Milano a far colazione con la donna che io chiamo "La Principessa".
Ovviamente non è davvero una principessa ma non la vedevo da più di un anno (forse anche due, in effetti) e mi faceva piacere rivederla.

Son partito alle 6, arrivato a Milano alle 10, trascorso la giornata con la Principessa e ripartito alle 19, con arrivo a casa alle 23 e spiccioli.

Son fatto così: a volte prendo e parto. Certo, avevo preventivato la settimana prima di partire, così da spendere meno per il biglietto.
Ormai chi mi conosce lo sa e non si sorprende più di tanto. Ch im iconsoce sa cosa può aspettarsi da me: qualsiasi cosa.
Altrettanto ha capito mia madre, per fortuna ed ha il cuore in pace: quello che capiterà lo accetterà (o così dice ma io le credo).

Vorrei parlarvi ancora delle mie giornate lavorative, dei miei progetti per il futuro (ho due viaggi in preventivo), della mia mezza idea di prendere un animale domestico, della festa floreale dell'altro giorno...

Insomma, molte cose ma non ho mai tempo o voglia di mettermi qui a scrivere. Fra l'altro è il 26 di marzo e non ho ancora finito il libro iniziato verso inizio mese. E dire che è leggero...

Troppi pensieri, troppi pensieri.

lunedì 23 marzo 2015

Deliri nella note nebbiosa di una mente incerta.

Cammino su un sentiero oscuro.
La luce della luna è quasi scomparsa, fra le nuvole e le fronde degli alberi.
Cammino su un sentiero oscuro e se lo perdessi mi smarrirei nel bosco, senza più poter uscire.
Non c'è luce nei miei pensieri.
Non c'è luce nella mia stanza.

C'è solo buio.

Un buio palpabile. Un buio opprimente.

Senti l'odore del buio, ricorda l'angosciosa aria stantia di una teca chiusa l'anno scorso.

Ascolta il suono del buio, solo flebili fiumi che scorrono al ritmo del tuo cuore incerto.

Senti il sapore del buio, come il ferro del sangue che senti mentre di mordi la lingua.

Puoi provare a guardarlo il buio ma riesci al massimo a vederlo. Non esiste un punto da guardare nel buio: è come se i tuoi occhi osservassero ogni cosa nello stesso istante.

Il sensto senso mi dice di diffidare del buio ma al tempo stesso della luce, perché è solo grazie alla luce se si creano le ombre.

Nel buio non so come orientarmi e forse non importa davvero sapere dove si stia andando, finché ci si vada con il cuore sereno.


sabato 21 marzo 2015

Viaggi all'ombra di un bosco misterioso.

Negli ultimi tempi sto riscoprendo i piaceri del viaggiare.
Ho una meta in mente, ma ve ne parlerò in seguito. Nulla è deciso, nulla è stabilito e parlarne troppo rischia di far svanire questo mio piccolo progetto, di cui ancora non so nulla, se non il nome ed il ruolo che ha nella mia vita.
Sarà un ritorno a casa, a suo modo. Quella casa che non mi appartiene ed alla quale non appartengo, che mai ho conosciuto e che mai ha visto con me un qualche legame ma alla quale io mi sento legato e dalla quale io mi sento inspiegabilmente attratto.

Mentre sogno questo piccolo folle viaggio, vago lungo le rive del mio fiume, fino a sforare dai confini e ad inoltrarmi in quello che sembra essere il fiume di qualche favola.

Come sono giunto qui?
Non lo ricordo.
Vagavo lungo i confini di Via della Luna numero 7 e mi sono ritrovato in questa strana e magica foresta, spuntata dal nulla.

Cosa troverò fra queste fronde? Dietro ogni albero sento un movimento. Dietro ogni ramo un paio d'occhi sembrano scrutarmi.

Mi sono forse spinto verso la parte più antica ed ancora boschiva della romantica Venezia?
Magari prima che le case fossero costruite, ho dunque viaggiato nel tempo?

Sono forse capitato in qualche mondo fantastico dove la natura è rigogliosa, come la Svezia?

Presto un porticciolo incontra il mio cammino e deido di attraccare. Delle figure coperte mi invitano solenni verso una radura.

Ed in qualche modo mi sento come Sarah, prigioniera della sfera di cristallo (ma senza tutti quegli splendidi lampadari e senza i vestiti mozzafiato).

C'è una festa in corso. Sembra iniziata qualche giorno fa.
La partecipazione è libera ma c'è un prezzo da pagare.

Lo pago ora, sotto forma di post celebrativo dell'evento.

Gli elfi onorano la primavera con una festa attorno al fuoco, nel loro rifugio segreto.
Questo è un inno alla rinascita della natura, sopravvissuta all'inverno che si prepara a sbocciare.

C'è un cartello all'entrata:

"Benvenuti al Rifugio, Buongiorno a tutti voi cari amici e Follower, ma soprattutto buona Primavera in arrivo. :-)
Anche il Rifugio degli Elfi in occasione della Primavera che si avvicina ha deciso di fare un suo link Party."

Dopo aver assaggiato il loro vino e la loro musica, ritorno qui, nella mia dimora ancestrale, per condividere con voi questa breve ma significativa esperienza ed invito voi pure a fare un salto, magari solo per dare un'occhiata.


http://ilrifugiodeglielfi.blogspot.it/2015/03/link-party-degli-elfi-per-la-primavera.html

Poco oltre, un altro cartello mi informa delle regole da seguire. Sono poche, sono semplici. Sono essenziali (nel senso che sono le sole che servano davvero).

Regole:

- Aggiungetevi ai lettori fissi del suo blog.  
   Se siete già lettori fissi del  blog siete pregati di ricordarmelo nel commento.
- Commentate lasciandomi il nome e il link del o dei vostri blog;
- Condividete il party mettendo on-line il banner o/e creando un post 
   per  pubblicizzare il Link Party - più siamo meglio è .....
- Visitate almeno tre dei blog partecipanti, commentate e se vi piace 
  diventate follower dei blog scelti . Se avete tempo e voglia potete 
  visitarne anche di più ......

 Ho creato questo post, dietro richiesta dell'organizzazione di tale party (parti e scrivi una cartolina, mi raccomando) e metterei volentieri il banner se non fossi totalmente negato per queste operazioni di alto livello informatico. Ho cercato e non ne sono in grado. Sarà che quando ero giovane io l'umanità era ancora arretrata ed io sono rimasto ai tempi bui. Ah, i meravigliosi tempi bui in cui la flebile fiamma di una lanterna era più luminosa del sole, fra le tetre ombre della notte, che ai tempi era più buia di quanto ora non saprà più essere.


Ma tant'è...

Vediamo dove mi porterà il prossimo viaggio...

martedì 17 marzo 2015

Strani modi di vedere le stesse cose.

GUFI.

Sono un paio di giorni che mi risuona nella testa una canzone che voi non conoscete.
Ogni volta che il motivo si fa sentire, ripenso al mondo ed a come lo percepiamo.
Oggi finalmente provo a scriverci qualche riga ma il pensiero di base è svanito, lasciando solo la voglia di scrivere.

Come sarebbe una vita vissuta a forma di esagono?

Perché ognuno di noi ha un paio d'occhi ed è unico. Alcuni hanno occhi simili ma nessuno ha gli occhi come i nostri. Allo stesso modo è unico il modo in cui percepiamo ciò che ci circonda. 
A questo pensavo mentre sentivo cantare di questi strani animali.

...quante cose vedresti su strade deserte i miraggi che sai crear.

 Non ricordo come si strutturasse il mio pensiero, ma se io vedo una cosa in un dato modo, come faccio a sapere (o come posso pretendere di sapere) come la veda un'altra persona e come posso comunicarle come io la veda?
 
Uno sguardo distorto spaziante prodotto da cerchini ferrati e lucenti intorno ai vetri del pensiero.


 Tante volte capita di veder qualcosa sotto una determinata luce e di essere il solo a vederla da quel punto di vista, mentre tutto il mondo si "rifiuta" di fare altrettanto (o non ci riesce). Ma se questi occhi vedono in modo differente e la testa elabora in modo differente, che colpa ne abbiamo?

Appollaiati nel meriggio sudato, contemplano i signori sulla strada a passeggio

Osserviamo il mondo che ci passa accanto, a volte senza farne parte e senza giudicarlo davvero, come spettatori esterni, come se non esistessimo. Mi sento una persona che sta fuori da quello che è il mondo reale e che solo a volte esca dal cespuglio in cui stia nascosta, per osservare più da vicino la vita.

Il leone avanza spavaldo e fiero. Porta la guerra senza umiltà al posto dei denti ha lame spezzate. 

Vedo persone da un lato.

Delle scimmie scatena l'ilarità.

Vedo persone dall'altro lato.


E la pioggia poi verrà.

E aspetto la pioggia purificatrice che mi riporta alla mente le parole del ritornello di questa strana, strana canzone, che parla di qualcosa di differente ogni volta che mi capiti di sentirla.

Sono gufi coi bulloni al posto degli occhi: sacatenano in noi l'ilarità.
Stanno cercando cercando brugole perfette per ridare vita all'economia.

Senza aver mai saputo di cosa parli davvero, per non aver mai avuto l'occasione per chiederlo all'autore.




domenica 15 marzo 2015

3 del mattino

Facciamo pure 2 e mezza dai.
Da un lato ho una stanchezza addosso che vorrei sprofondare fra le coperte e non riemergere più, se non dopo la prossima era glaciale, dall'altro lato ho una voglia di scrivere che mi sale dalle ossa e che non mi vuole abbandonare.

Potrei scrivere del lavoro, dove i capi si ostinano a dire "ma sì, deve ambientarsi" di una nuova recluta, destinata al macero.

Sì, sono una persona molto diretta su queste cose, anche se non dovrei.
Quando io ho cominciato ero un disastro, lo sappiamo tutti. Non avevo mai lavorato in un bar, del resto.
Capisco come ci si possa sentire da novizi.

Però.

Però.

Però io credo esistano dei limiti e delle attitudini.
Alcune persone sono portate a determinati mestieri, piuttosto che ad altri. Non siamo tutti uguali.

Una delle ragazze nuove NON E' portata. Non serve farci giri di parole. Il primo giorno che l'ho vista muoversi dietro al banco ed ai tavoli ho riferito quest'impressione e la risposta è stata "dalle tempo".

Passa un mese e mezzo. Non vedo miglioramenti. Di nessun genere.
La risposta qual è?

"Ha qualche defiance ma ce la farà."

Resto impassibile e mi chiedo "Quando? A settembre? Ad ottobre, con la stagione finita? Quando ce la farà, di grazia?"

Ma resto in silenzio. E' inutile discutere con chi ti dice di tacere senza neppure ascoltarti. Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, si dice in giro. Che sia questo il caso?
Chissà.
Secondo me è più un non aver le palle di ammettere che la persona che hai scelto per questo lavoro, in effetti, è stata la scelta sbagliata.

Passano i giorni. Sopportiamo in silenzio.

Sopportiamo in silenzio.

Magari un paio d'ore di sonno potranno portarci consiglio.

giovedì 12 marzo 2015

Si ringraziano le divinità.

Oggi ho lavorato, come ogni altro giorno della settimana (quasi).
Questa sera c'era "The Voice". E chissene frega, direi io. NOn mi è mai interessato come programma. Non mi interessa tutt'ora. Non ho neppure una tv con cui ci possa capitare per sbaglio.
Quindi il fatto di dover lavorare e di "perdermelo" non mi dovrebbe tangere minimamente.

Eppure oggi era differente.

Una persona a me amica ha partecipato ed oggi toccava a lei. Era mio grande desiderio vederne l'esibizione. Certo, nulla mi avrebbe vietato di vedere youtube domani o dopodomani o quando verrà reso pubblico at random per tutti.

Però mi dispiaceva l'idea di non poter vedere la trasmissione sul momento e di dover attendere. Inutile dire che è una persona di cui ho una stima elevatissima ed a cui voglio bene. Fosse un conoscente casuale non mi sarebbe interessato troppo.

Oggi il turno lavorativo iniziava alle 12 ed era verosimile terminasse dopo le 22. Tardi, ovviamente.
Per qualche strana e misteriosa congiunzione astrale, non viene nessuno in locale.

Scopa.
Nel.
Culo.

Alle 21 il locale era chiuso.
Alle 21.30 io ed il mio collega usciamo.
Salgo in sella e mando un messaggio ad un amico.

"Ha già fatto?"
"No, stiamo aspettando davanti al tv."

Il vento mi sferza il viso mentre volo verso casa.
Entro, accendo il pc (non ho un televisore) faccio epr avviare firefox ma ricordo che non mi permette di vedere la rai (adbloc plus blocca le pubblicità su youtube ma la rai non ti lascia vedere i suoi canali se lo hai attivato). Apro chrome, sperando che funzioni.

Il sito della rai non si lamenta e mi mostra il programma.

C'è un ragazzo con i riccioli che saluta, dopo aver scelto il suo coach.

Intermezzo.

Poi la presentano.


5 minuti più tardi e me la sarei persa. Non per mia colpa, ovviamente, ma mi sarebbe dispiaciuto.

Ringrazio la mia buona stella e chi mi vuol bene dall'alto per aver unito le migliori combinazioni di eventi affinché riuscissi a vedere quei 10 minuti di trasmissione.

- In chiusura con un collega che sappia lavorare (meglio delle stagionali)
- Poco lavoro
- Lei più "tardi" nella scaletta del programma (mi pare iniziasse alle 21, io sono arrivato a casa alle 21.50, fosse stata fra i primi ,me la sarei persa comunque)

Uno spettacolo meraviglioso (la sua voce) che non mi sarei voluto perdere per nulla al mondo.


martedì 10 marzo 2015

Amo questa fottuta altalena bastarda.

Lunedì ero di buon umore.
Così, senza una reale ragione.
Mi sentivo allegro ed ogni cosa mi scivolava via come acqua sul vetro di una ferrari a 240 Km/h.

Stavo bene e sereno.

Oggi.

Boh, oggi sento un continuo senso d'ansia che mi opprime.
Dovrei far mille cose e ne sto facendo alcune. Far le cose che devo fare, in genere mi fa stare meglio.
Oggi non sembra funzionare. Far le cose mi dice che devo farne altre.

Oggi sento solo ansia.

Sento un vuoto dentro che ieri non c'era, nonostante ci fossero tutti i presupposti perché fosse il contrario. Ieri sarebbe dovuta essere una lunga giornata ansiosa ed oggi una rapida giornata serena.

Lasciamo che la giornata prosegua. Ci sarà qualche evento randomico che la farà volgere in meglio, voglio credere che sarà così.

domenica 8 marzo 2015

I like trains...

Avevo detto che avrei speso un post per parlare del mio viaggiare in treno e boh, ho voglia di scrivere.
Non è questo che avrei voglia di scrivere ma finché non trovo cosa la mia mente sta elaborando davvero mi accontento.

Una volta non mi piaceva viaggiare.
I pochi viaggi che ho fatto sono quelli che i miei mi hanno "costretto" a fare e, quando potevo, restavo a casa, dai nonni, lasciando che fossero loro a partire.
Ripensandoci a posteriori è stato meglio così, perché loro sono stati più liberi do come sarebbero stati avendo me appresso.

I pochi viaggi che ho affrontato mi hanno visto salire su un aereo.
L'ultimo è stato più di 10 anni fa ormai.

Mi manca viaggiare in aereo? No, per niente.

Nel corso del tempo non ho mai sentito il richiamo per i viaggi. Non mi interessava: qui c'era tutto quello di cui avevo bisogno.
Solo negli ultimi 2 anni ho scoperto una parte addormentata di me, legata al viaggio ed alla scoperta di luoghi nuovi.

E' una parte troppo vecchia e troppo classica per poter amare un viaggio in aereo.
Ho scoperto il viaggio in treno.

Come si può, la mia parte razionale si domanda, amare un viaggio lungo il doppio rispetto alla comodità di un viaggio in aereo, della durata di poche ore?
Un viaggio in cui sei schiacciato come un animale in mezzo ad altri tuoi simili così vicini a te nonostante siano dei perfetti sconosciuti?

Una voce mi rispose che la cosa importante è sempre il viaggio e mai la destinazione.
Ho iniziato a considerare la vacanza a partire da quando salgo sul treno, anziché da quando scendo.

Il mio viaggio è sempre differente. Il paesaggio cambia ad ogni corsa. Le stazioni sono sempre uguali e sempre differenti.
Le persone sui treni sono sempre uguali e sempre differenti. Ogni viaggio è un piccolo vaso di Pandora pronto ad esplodere per le mille emozioni che si porta dentro.

Ho parlato in altri post di alcune mie esperienze in treno, come quando ho incontrato l'artista, andando verso Firenze.
Non ricordo se ho raccontato della pendolare che due volte a settimana percorre in giornata il tragitto Padova-Roma e ritorno.

La fauna dei treni è sempre interessante ed ogni imprevisto può trasformarsi in un'opportunità, come il mio ultimo ritardo del treno, trasformatosi in un'ora di anticipo o come il ritardo che ha compensato l'altro ritardo o come i miei numerosi anticipi nei viaggi notturni verso la capitale.

Amo i treni perché sono una lunga occasione per sedersi e leggere un libro, perché è come stare in posta in fila e leggere è uno dei metodi migliori per far passare il tempo, come lo è altrettanto scrivere.

I treni sono in qualche modo la mia musa per scrivere e l'ambiente ideale in cui sento di poter leggere in tranquillità.

Sporchi, rumorosi, freddi in inverno, caldi d'estate, con un odore nauseabondo spesso, con ritardi inenarrabili, con coincidenze inesistenti, con mille e più problemi che si verificano puntualmente diurante il viaggio (unica vera forma di puntialità del servizio).
Lo so bene eppure non riesco a fare a meno di amare i viaggi in treno come se qualcosa legasse il mio spirito a quella sensazione inimitabile che offre un viaggio in treno sulle rotaie di metallo che scorrono rapide sotto di noi. Con il paesaggi oche scorre rapido fuori dal finestrino, con la porta della cabina che si apre di scatto ed un uomo in divisa tuona "BIGLIETTI PREGO".

Tutto questo ricrea in me una strana sensazione di pace, come se mi trovassi a casa, come se il viaggio fosse la vera vacanza, mentre una volta arrivato a destinazione iniziassero i problemi.
La cosa può non aver senso, me ne rendo conto.

Mentre scrivo queste righe sento l'animo kender che scalpita ed in me nasce quella che loro chiamano "mania di girovagare", così tipica di quella razza fantastica e così vicina ad alcune emozioni che sento nascere e bruciare.

Non è la voglia di conoscere luoghi nuovi, vedere cose, conoscere persone, non è nulla di tutto questo: è il mero desiderio di sentire la terra sotto di me spostarsi e sentire che sto andando altrove.

Ed ora mi chiedo solo quale sarà la prossima meta?
Quando prenderò il prossimo treno e fino a dove mi spingerò?
Sarà un viaggio di andata e ritorno in giornata o sarà una vacanza di più giorni? Quanti giorni? No, non sarà così: per viaggiare più giorni dovrò aspettare giugno e non resisterò fino a giugno senza prendere un treno per una qualsiasi destinazione.

Dove vogliamo andare, fratellino?
Portami da qualche parte.

Fammi una sorpresa.

giovedì 5 marzo 2015

Amo le domande perché è bello aver qualcosa cui rispondere

Sul blog de La Folle, qualche giorno fa ho letto un elenco di domande riguardo il "come viaggiamo".
Dato che mi piace questo genere di cose, pur non essendo un viaggiatore, ho deciso di rispondere.

5 domande ed altrettante risposte.

1- Dove dormo?
Premetto: dormire per me è una perdita di tempo. Sono in vacanza per godermi il luogo che sto visitando, non per dormire o per passare il tempo nella stanza di un albergo a guardare tv.
Detto questo, cerco sempre la sistemazione più economica e strategicamente vicina ai mezzi pubblici.
Il luogo in cui dormo è solo un "campo base" da cui partire ed a cui tornare per riposare lo scheletro, nulla più che una branda ed un bagno.
Ecco, unica cosa su cui sono rigoroso: bagno privato. Voglio il mio bagno, nella stanza in cui dormo.

2- Dove mangio?
Direi dove capita. Cerco sempre di informarmi su quali siano le pietanze tipiche del luogo e di trovare il tempo per provarle almeno una volta. Se conosco qualcuno del luogo mi faccio consigliare un ristorante o una trattoria adatta a mangiare possibilimente bene, possibilmente tanto (ho tanta fame) e senza dovergli lasciare un rene in pegno.
Così, oppure un paio di panini presi in mercato ed assemblati somewhere.
(pranzo al sacco, cena in locale, come idea).

3- Come mi muovo?
AMO viaggiare in treno, quindi, se posso, arrivo alla meta in treno. Da lì, mi muovo con i mezzi pubblici o a piedi (mi piace anche camminare).
Non mi piace l'idea di prendere a nolo una macchina e di guidarla in una città che non conosco, piuttosto cammino 15 ore (cosa che faccio spesso, quindi non è un problema.).

4- Attrazioni che scelgo.
Ogni città ha IL monumento che BISOGNA vedere.
Generalmente non m'importa molto, perché a me piace vivere la vacanza, non vedere cose durante la vacanza. Tolte le cose che "Ehi devi vederlo almeno una volta nella vita" (come il Colosseo a Roma, per dire o piazza San Marco a Venezia) difficilmente mi prefisso delle mete precise in una città. Mi piace vagare nella città e scoprirla passeggiando. Ne parlerò in modo più approfondito nel prossimo punto.

5- Strane abitudini.
Io sono io e non si può pretendere che io non abbia strane abitudini, non trovate?

Mi piace sedermi ad un tavolo in una piazza ed osservare le persone. Movenze, gesti, modo di gesticolare, modo di parlare, modi di dire. Mi piace osservare la fauna della città.

Anche se le librerie non cambiano molto da una città all'altra, mi piace fare un tour nelle libreire locali. Difficilmente esco senza almeno un libro.

Socializzo con persone a caso. Ogni gioco di ruolo che si rispetti insegna che gli incontri casuali sono tutto per la trama.

Se devo star in vacanza 3 giorni (per dire) mi organizzo come se dovessi partire una settimana. Sapete, non si sa mai.

Adoro ( nel senso che A-D-O-R-O-!) preparare la lista delle cose da mettere in valigia un paio di giorni prima di partire.



E questo è quanto.
Non sono un grande viaggiatore, come ho detto, ma porto nel cuore come un dolce ricordo ogni viaggio che ho fatto (lungo o breve che sia stato).
Quale sarà la mia porssima meta? Solo il tempo potrà svelarlo.
2. Dove mangio

martedì 3 marzo 2015

Sogni di primavera e l'equilibrio degli elementi.

Pellek canta la sua versione di "Under the sea" nelle cuffie mentre mi tornano in mente i sogni delle notti passate, due in particolare.

Fuoco ed acqua.

Confesso che non sono mai stato bravo ad interpretare in modo accurato i sogni e non mi sono nemmeno mai applicato troppo per saperlo fare (faccio mea culpa) ma perfino un profano come me vede collegamenti fra i due sogni.

Sogno di Fuoco.
Pedalo in bicicletta verso la funivia per andare a comperare un regalo oltre confine. Io ed un amico stiamo facendo da babysitter ad un bimbo. Lui, in effetti. Lui è presissimo dall'infante mentre io lo ignoro beatamente.
Ovviamente lui non è una persona degna di fiducia e lo dimostra incendiando accidentalmente il bambino. Prendo al volo la coperta pesante dal mio letto e lo spegnamo. Rimarrà la bruciatura, mi secca sia capitato per la sua inettitudine.

Mi reco al bar prima di andare a lavorare. NOn voglio bere, devo solo parlare con il barista per quanto riguarda il regalo. Una ragazza mi conosce e dice al barman di prepararmi un gin lemon. Tsk, solo perché quando ci siamo conosciuti ne ho bevuto uno. A me il gin non piace. Quella volta l'ho ordinato solo perché sapevo che il barisa era troppo ubriaco per trovare la vodka. Chiedo piuttosto un vodka lemon, anche se non dovrei bere prima di lavorare.
Mi fa notare che dovrei prendere il regalo e gli rispondo che il quadro appeso al muro è il regalo che ho portato.
Arriva il drink ed è tutt'altro rispetto a quanto ordinato ma lo bevo: è buono.
Siamo fuori che chiacchieriamo. Nel locale si sviluppa un principio d'incendio. Mentre i vivgili del fuoco sono stati chiamati, prendo un estintore e spengo le fiammelle sparse che trovo in giro. Il fuoco è poco ma ci sono dei morti. Nessuno che io conosca, comunque.
Controllo la cucina. I fornelli vanno a fuoco. Provo a spegnerli e l'estintore diventa una bombola del gas con una fiamma sopra. Mi rendo conto che sta per saltare in aria. La butto e so che devo andarmene. Le gambe sono bloccate per alcuni interminabili secondi. Poi me ne vado.
Esplosione.
Tutto il locale diventa nero di povlere bruciata.
Esco barcollando e trovo le persone ancora fuori. Il mio primo pensiero va ai miei cellulari in cucina al momento dell'esplosione. Il lavoro mi chiamerà e non mi troverà.

Mi sveglio.

Mentre la riproduzione casuale di Youtube mi porta a "Hellfire" nella versione cantata da Pellek mi accingo a scrivere il sogno della notte successiva

Sogno d'Acqua.
E' il sogno di un tragitto. La prima parte in bicicletta, la seconda in funivia con un remo in spalla.
In bicicleta percorro una stretta striscia di terra in mezzo al mare con i bagnanti che si godono il sole ed il mare, nonostante di sole non  ce ne sia. Per due volte rischio di cadere in acqua ma per due volte riesco ad evitarlo.
Alla funivia ho il remo e non ho più la bicicletta. Non so se io abbia fatto il biglietto, non sembra importante in quel momento.
Sto andando a fare un addestramento per andare in canoa. Npon sembra avere senso ma è così. Poi si ricomincia. Stesso tragitto, stessi inconvenienti, stessa routine.
Un giorno mi accorgo di non avere il remo e devo tornare indietro dopo aver fatto una sola fermata di funivia. Ecco: lì inizio a preoccuparmi del biglietto.
Rimango bloccato alla stazione senza poter andare né avanti perché senza remo, né indietro, perché senza biglietto.

La bicicletta mi accompagna in entrambi i sogni ma in uno domina il fuoco mentre nell'altro domina l'acqua.
Trovo ci sia una sorta di stravagante equilibrio in questo genere di alternanza nei viaggi presso il regno di Morfeo.

E questa sera dove mi porterai, misterioso sovrano?

lunedì 2 marzo 2015

"Hai iniziato una guerra psicologica che non puoi vincere"

Ci sono molti tipi di guerre.
Ci sono quelle che si combattono sul campo, alla testa di un esercito o dalle retrovie.
Ci sono le guerre di potere, fra i merletti delle corti d'ogni epoca.
Ci sono le guerre fredde, non dichiarate ma la cui tensione è palpabile nell'aria.
Ci sono le guerre psicologiche, fra due o più persone.

Certamente ci sono mille altri tipi di guerre che una persona possa iniziare verso una o più altre persone.
Anche qui si può distinguere chi entra in guerra solo se è certo della vittoria, chi entra in guerra per un ideale, indifferentemente da quale sia l'esito, chi è costretto a scendere in campo, chi scappa dalla guerra e chi induce l'altro a scendere in guerra.

Chi ti dice, mio caro amico, che io non possa vincere questa guerra?
Tu sostieni che io non sia sufficientemente donna da cominciare e terminare questa guerra psicologica e pensi io sia destinato alla sconfitta, se proseguirò in tale cimento.

Sai, riesco ad immaginare me e  mio fratello, in piedi ai margini di una trincea mentre scrutiamo l'orizzonte. Abbiamo divise differenti, perché apparteniamo a differenti fronti ma chi ci sta davanti è un terzo fronte verso cui dirigiamo volentieri i comuni sforzi.

Tu non sai, mio caro amico, quanto aiuto possa darmi il fratello che porto con me.
Ma se anche con esso, secondo te, dovrei perdere, dimmi allora, cos'avrò mai da perdere, oltre al tempo? Come se il tempo fosse davvero un problema, come se davvero lo impegheremmo in altre occupazioni.

No, mio caro amico.

Non abbiamo nulla da perdere a giocare questa partita. Non abbiamo certamente puntato tutto su questa mano e dovresti essertene reso conto.
Su una cosa forse hai ragione: non potrei reggere lo stress di aver iniziato una guerra al punto da riuscire a portarla a termine: dopo tanto tempo, ne uscirei stremato.

Perché allora mi vedi così saldamente tranquillo, così rilassato sull'esito, quale che sia di questa vicenda?

Come ti ho detto, oh raro e sincero amico, che ogni cosa hai osservato fin dal principio, questa guerra non l'ho iniziata io e di certo non è stato mio fratello ad iniziarla.
Noi abbiamo solo sentito il brivido della sfida ed abbiamo acconsentito.

Se non lotti davvero per vincere, forse tutto sommato non t'importa di perdere ed alla fine sappiamo tutti che questa è la chiave per vincere una guerra di questo stampo.

A te la mossa. Chi può dire quanto tempo avrai prima che il destino la faccia al posto tuo?

venerdì 27 febbraio 2015

Cucù

Lo so, lo so.
Erano un paio di giorni che ero scomparso nuovamente.
Appena tornato a lavoro e terminate le mie ferie, il tempo ha iniziato a scorrere in modo bizzaro e ci ho messo un po' a ritrovare un mio ritmo. Tutt'ora non sono certo di averlo trvoato, dal momento che sono arrivato a casa alle 2 mi sono addormentato poco dopo così com'ero, mi sono svegliato alle 6 dopo un sonno travagliato ed ora (7 del mattino circa) sono qui che scrivo.
Tralasciando questa notte, che potrebbe essere un caso isolato, credo di aver iniziato a dormire di più, come se fossi più stanco.
Beh, credo di esserlo, se pur non ne trovo ragione effettiva.

Oh beh, certo: lavorare stanca più che non lavorare. Non fisicamente, ovvio.

Siamo agli inizi di stagione (molto inizi) e vorrei dire che è uno dei periodi peggiori dell'anno, quando in realtà a conti fatti pensiamo tutti la stessa cosa di ogni periodo dell'anno, quando si presenta.

Fine stagione è orribile perché lo passiamo in 4, la stagione è orribile perché ci sono mille (ok, 20) persone che lavorano e ti ricordi il nome di un quarto, se va bene.
L'inizio stagione è brutto perché le giornate si allungano, iniziano le bele giornate, quindi aumenta il lavoro e noi, invece di avere i nostri colleghi stabili (siamo in 4 che lavoraiamo assieme tutto l'anno) ci ritroviamo con le incognite: ragazzine/i (ma più "e") che iniziano a lavorare con noi in prova.
Questo significa spiegar ad ogni persona nuova come lavorare, sperando che:
1) ascolti;
2) esegua;
3) capisca;
4) ricordi il giorno successivo;

Il tutto con il rischio che, dopo una settimana di addestramento si riveli non esser portata e se ne vada/il capo decida di mandarla via. Questo implica una nuova recluta con cui ripetere tutta la tiritera.

A questo si aggiunge
1) il lavoro pressante, quindi i ritmi più frenetici;
2) i colleghi/compagni di sventure che condividono con me questo destino, il che potrebbe esser un "mal comume, mezzo gaudio" ma si rivela in realtà un problema perché ognuno di noi ha un modo differente di lavorare e questo complica l'insegnamento agli stagionali;
3) i titolari che, se i nuovi sbagliano, è colpa nostra (senza mezzi termini, anche quando non possiamo far nulla, anche quando siamo con persone con le quali lavorare significa aver un paio di braccia in meno, anziché in più)
4) clienti che, boh, sono clienti: è già abbastanza, il più delle volte;

Forse esser rientrato da una frenetica settimana di ferie in questo ambiente con questo clima, mi ha scombussolato un po' e devo capire dove siamo e dove stiamo andando.

Ora proviamo a dare un senso a questa giornata che verrà musicalmente accompagnata da "Diggy diggy hole", senza una reale ragione apparente.

martedì 17 febbraio 2015

Oggi non ho voglia.

Oggi ultimo giorno di carnevale, il famoso martedì grasso.
Ma oggi non ho voglia di mettere un post serio, quindi vi ripropongo un gioco trovato su fb, grazie al quale ho riso tanto da svenire.


Quindi andate su google immagini.
Scrivete "Ilvostronome meme" e postate come commento la prima immagine che capita.
I risultati sono imbarazzanti e divertenti al tempo stesso.

A voi.

lunedì 16 febbraio 2015

Finiscono le ferie, ricomincia la vita vera.

E sono finite le ferie.
Certo, ho avuto ancora venerdì, di cui ho perso mezza giornata causa nanna e l'altra mezza a cercare di organizzare il resto. Alla sera sono andato ad un concerto, come previsto. Una Tribute Band (si dice così?) dei Rammstein. Non ricordo di aver ascoltato davvero il concerto: alla fine ero lì per passar del tempo con degli amici. Triste notare come, nonostante sia periodo carnevalesco, nessuno fosse in maschera (quasi nessuno).
Certo, io non mi son fatto problemi (quando mai?) e mi sono vestito alla bell'e meglio. Una camicia, un poncho, un cappello largo, un sigaro enorme e fintissimo.
Un perfetto messicano (con gli speroni sugli anfibi, perché sì).
La serata scorre tranquilla. Ritrovo delle persone con cui non chiacchieravo da tempo, racconto agli amici il mio ultimo viaggio, chiacchiero con gente nuova mai vista prima.

Poi dal nulla, un evento comico, perché si sa: la mia vita non può scorrere senza che ci sia ragione di ridere un po'.
Una ragazza con la quale avevo scambiato qualche parola prima e qualche parola dopo mi si avvicina e mi dice "Guarda, se stai chiacchierando con me perché ti sono simpatica, ok. Se vuoi portarmi a letto, sappi da ora che non te la do."
Ferma, irremovibile, categorica.
Ma soprattutto, chi è?

Cioé, ok, ci ho chiacchierato 5 minuti ma boh, chiacchiero con tanta gente.
Non sono né nell'umore per rimorchiare qualcuno e, soprattutto, non è mia abitudie andare a letto con le sconosciute.
Le faccio presente che la cosa mi lascia indifferente e che non avevo nessuna intenzione di chiedergliela.
Inutile dire che fare la preziosa ha sempre i suoi vantaggi e dopo non troppo tempo era lei a cercare me.
Coerenza: questa sconosciuta.
Il sabato mi sveglio presto ma non riesco ad alzarmi prima di mezzogiorno abbondante. Ecco: capita raramente che io beva troppo: venerdì avevo indubbiamente bevuto troppo (o comunque più di quanto piaccia al mio corpo).
Non so a che ora del "mattino" un mio colelga mi chiama e mi avvisa di un cambio turno per il quale l'indomani avrei iniziato 4 ore più tardi. Gaudio et giubilio.
Riesco a rialzarmi solo più tardi ed a mangiare qualcosa, giusto non troppo prima di prepararmi per uscire, senza aver deciso cosa fare ancora.
Una ragazza vestita da panda mi chiede se andiamo a Muggia (rinomato carnevale di Muggia...non sto scherzando XD ).
Ci penso e valuto le opzioni.
In un locale c'è una festa LGBT.
Degli amici escono senza destinazione precisa.
Panda a Muggia.

Una voce nella mia testa mi ricorda un video pubblicitario.

Never say no to Panda.

Muovo verso Muggia con addosso un vestito da lupo fatto in casa circa una decina d'anni addietro. Mi sembrava triste così monocromaticamente nero, quidni ci ho messo sopra il poncho della sera prima e degli occhiali pelosi.
Devo trovare una ragazza vestita da panda, non dovrebbe esser difficile.

...

Non
Ho
Mai
Visto
Così
Tanti
PANDA.

...

Come se tutti si fossero messi d'accordo sul vestito.
Ma vabbé, la trovo e passiamo la serata fra una bibita, un ballo, dei calamari, foto con personaggi particolari.
Insomma: carnevale, come lo festeggiamo noi.

Xe casìn.

Ritorno a casa ad una certa, sapendo che le mie ferie sono terminate e che per le prossime dovrò attendere fino a giugno. Sapremo attendere. Varrà la pena aspettare.

Si va avanti, come sempre.

Vediamo cosa ci riserva il futuro. Tutto arriva a chi sa aspettare.

venerdì 13 febbraio 2015

Promemoria per il futuro: "E' difficile seguire un sentiero che non c'è."

Eccomi di ritorno. In realtà sono tornato questa notte ma non avevo davvero la forza per scrivere il post che mi appresto a creare ora.
Dicevamo "San Marino", vero?
Vero.
Vi ho salutati, se non sbaglio, un paio d'ore prima della partenza, conscio del fatto che, se mi fossi messo a dormire, non sarei riuscito ad essere sveglio in tempo, anche perché il treno partiva alle 5.15 (e per Diana).
Ho detto a davvero poche persone che partivo, tant'è che, verso le 4.30 la gente si chiedeva per quale stravagante ragione io fossi ancora/già sveglio.
Nello zaino le poche cose che servono per star fuori una notte e qualche provvista per il viaggio (the freddo e biscotti).
Si parte.
Primo treno per Venezia. Tutto regolare, sembra. Viaggio tranquillo, privo di inconvenienti o stranezze (10 minutio di ritardo, regolari), quelle sono riservate a dopo, durante il viaggio fra Venezia e Bologna.
Lungo tutto il viaggio, noto che ovunque c'è neve. Ma diamine, mi dico, non fa così freddo.
Evidentemente sì. Boh, ma non c'è vento. Sento poco il freddo locale e poi dormicchio lungo il viaggio.
Ad un certo punto il treno di ferma, puntuale a Bologna (beh, la puntualità è una stranezza per Trenitalia, si sa). Sento parlar di un ritardo.
"Il treno regionale veloce per Rimini parte in ritardo dal binario 3.

Pensiero mio.
"E' un treno regionale e va esattamente dove devo andare io. Boh, lo prendo e chissene."

Analizziamo la situazione.
Io arrivavo a Bologna alle 9.40 e dovevo prendere la coincidenza per Rimini delle 10 e 35 (tutto i ltempo del mondo per attendere). Il treno delle 9.35 era in ritardo di 10 minuti ed è partito alle 9.45.
Morale che ho usato come mantra per tutto il viaggio e su cui sono stato preso in giro per molto tempo: "Causa un ritardo di 10 minuti, sono in anticipo di un'ora". Drammaticamente vero assolutamente divertente.
Avviso il mio contatto a San Marino del cambio d'orario, ma è un po' che non risponde e boh, penso che si sveglierà, prima o poi.

Due parole sul mio contatto a San Marino.
Non avevo idea di chi fosse. Avevo conosciuto una ragazza ad una fiera e dopo un paio di mesi la sorella mi ha aggiunto. Ho chiecchierato un po' con tale sorella e stavo sfruttando il fatto di conoscerla per aver una guida a San Marino.
Inutile dirlo: non è andata così.

Arrivo a Rimini e prendo la corriera verso San Marino. Ancora nessuna risposta del mio contatto.
Provo a contattare la sorella, che nono ha idea di dove sia quell'altra e non aveva idea del fatto che sarei arrivato.
"Oh, meraviglioso."
Arrivo a San Marino. Non ho batteria, non ho campo. Perso nel tempo e nello spazio in terra straniera.
Sapete, con quella "tanto ho la guida" non mi son nemmeno preso la briga i saper dove fosse la mia pensione né mi ero sforzato di ricordarne il nome.
Ehm...
Faccio uno sforzo di memoria imbarazzante e, senza saper bene da dove mi sia arrivata, ricordo il nome della mia destinazione. Che fare?
Prima regola in terra sconosciuta è creare un campo base. Quindi chiedo indicazioni per raggiungere la mia meta.

E qui si comincia a ridere.

1) Sì, prendi la strada, vai fino alla chiesa, poi giri verso le Generali, scendi attraverso il bosco e vai a sinistra...poi.... (continua 5 minuti).

Inizio questa strada, poi prendo un altro passante

2) Eh, non è vicinissimo, sai? Prendi lo stradone fino alla curva grande, poi giri di qua vai dritto per 4 km, poi giri e arrivi in città e da lì è un po' difficile.

Non mi perdo d'animo: è una bella giornata, sono in vacanza, è un'avventura.
Vedo un gruppo di 3 persone tranquille, rinnovo la mia richiesta di indicazioni.

3) Ma perché sei sceso di qua? Era a 5 minuti da dov'eri.. Boh, senti vieni con noi ti portiamo per una scorciatoia.

Ora, ho visto molti film dell'horror iniziare così, lo sappiamo tutti, ma io sono il protagonista dela mia storia, quindi devo sopravvivere: è scritto nel copione. Accetto l'aiuto e ci mettiamo in viaggio. Il viaggio è breve attraverso delle gallerie fatte negli anni che furono dove gli italiani si nascondevano in tempo di guerra (dato che San Marino era neutrale, su carta e non la bombardavano, in teoria).
Tempo stimato, 10 minuti di passeggiata tranquilla, arriviamo in cità. "Ecco, sali le scalette e hai lì l'hostaria".
Ringrazio sorridendo, vado con passo deciso verso la meta (sperando ci sia davvero, finché non la vedo, non ci credo davvero).

Entro in quella che ha il nome "Hostaria da Lino". Una locanda carina, rustica, accogliente. Chiacchiero con il portiere e gli racconto in breve la mia piccola avventura per arrivare, ride con me. Vede che sono di Trieste "Ma va! Anche la mia nonna ha abitato a Trieste. Ci son stato un paio di volte!"
Inizia a descrivermi alcune parti di Trieste che gli sono piaciute molto, prima di darmi la stanza.
Numero 18

La mia testa pensa al 18 e lo scompone
1+8 = 9
18=6x3 , 6+3=9
18 0 9x 2, quindi due volte 9.

Il 9 è a modo suo il mio numero preferito e mi ha accompagnato da sempre.

Lo prendo come un buon auspicio.
La camera singola che avevo prenotato, si rivela essere una matrimoniale accogliente il cui cartellino sul retro della porta indica minimo 70€ a notte. Rimango perplesso ma attendo, nel caso ne parlerò con la reception quando dovrò saldare, dato che avevo prenotato per 40€ più la spesa giornaliera di soggiorno.
Mi sistemo, mi rilasso, ricarico il cellulare (cercando di contattare ancora la fanciulla che continua a non rispodere). Mi dico "sticazzi" e facci oper uscire con l'idea di visitare il borgo nei dintorni. Il locandiere mi ferma e mi dice "ti conviene andare su. C'è la funivia a 10 metri e arrivi in 2 minuti nella città E' una bella giornata ti conviene approfittare. Seguo il consiglio, mi pareva d'uopo farlo.

Funivia. Ok, c'era una vaga foschia ma il paesaggio visto dalla funivia che sale, pur con la foschia, era meraviglioso. Io adoro le altezze. Mi affascinano e mi spaventano al tempo stesso. Ma per lo più mi affascinano. Arrivo su. Una voce cavernosa nella mia testa mi chiede "Da che aprte vuoi andare?"
Potrei seguire i cartelli ma trovo che non sarebbe sensato. Voglio visitare la città, non i musei.
Prendo una strada casuale, inizio a camminare. Vedo le torri, le mura, il "passo delle streghe", le porte per entrare ed uscire dalla città-castello. Ogni posto ha una sua vista ed è ogni volta una vista che lascia senza fiato, tutto attorno innevato, nonostante i 10 e più gradi. Anche parte della città è innevata e le strade non sono del tutto sgombre. Cammino tranquillo fino al parco naturale.
Ci entriamo?
C'è bisogo di chiederlo?
Cammino in mezzo a questo piccolo bosco sul confine nord-orientale della città (o così pare dalla cartina). Vago da un sentiero all'altro, sentendo l'aria del bosco bagnato dalla neve, i rami e la terra sotto i piedi. Come esserci già stato, come essere in una sorta di casa che non ricordavo di avere.
Ad un certo punto, dal sentiero lastricato vedo dipanarsi un sentierino meno evidente. Lo prendo e cammino, chiedendomi dove porti. Cammino e cammino. Ad un certo punto camminare diventa meno semplice e mi dico che potrebbero batterl oun po' meglio questo sentiero.
La cinica voce di mio fratello interviene chiededmoni "Quale sentiero?"
Sbatto le palpebre ed effettivamente sono in mezzo al bosco e non c'è aclun sentiero attorno a me, né davanti a me, né dietro. Ripercorro i miei passi ma, fatta eccezione per i miei passi, non c'è alcun sentiero, più o meno battuto. Non so cosa io abbia visto in principio ma il sentiero che stavo prendendo, non esisteva più o non era mai esistito, chissà.
Rientro verso la pensione, sapendo che l'ultima discesa con la funivia è alle 18.30.
Alle 19.30, arriva un messaggio dalla ragazza che doveva guidarmi.
Toh, si era addormentata ed aveva avuto dei casini, ma se voglio, mi raggiunge ora.
Acconsento ed attendo.
Dei del cielo.
Dei
Del
Cielo.
Ditemi che è uno scherzo.
Ok, potevo accorgermene da alcuni piccoli dettagli. Di una cosa potevo accorgermi, del resto no ma avrei dovuto scartare l'idea dal primo segnale.
Arriva davanti a me, questa piccola Smart rossa fiammante (per la cronaca, l'unica smart che posso apprezzare è rossa fiammante nel senso che le stanno dando fuoco) dalla quale escono due cose: i chemical brothers a palla e la conducente truzza.
Carina.
Ma truzza.
Avrei dovuto capirlo. Va bene.
Chiacchero e ceno con questa dama con una voce più bassa della mia ed ad una certa mi metto a nanna. Dovremmo vederci al mattino ma sono certo che non si sveglierà, quindi dormo sereno.
Alla mattina mi aspetta la colazione (Arw, colazione) e noto i marcatini attorno alla pensione. Li visito con poco entusiasmo (non c'era un granché) e torno alla città, per fare un po' di stupido shopping turistico (tanto per portare qualcosa a mamma e papà dalla vacanza).
2 parole sui negozi.
Armi e souvenir.
Principalmente questi sono i negozi di San Marino. Armi soprattutto (a prezzi ridicoli, ammettiamolo). Quiondi spadoni d'ogni genere, archi, balestre, pistole e fucili da soft air (era un mortaio quello?!). Gli altri negozi, per lo più sono chiusi o poco interessanti.
Recupero una tazza, un bicchierino, una calamita, un quadretto e due bottiglie che hanno attirato la mia attenzione, per il loro contenuto divertente e spiritoso
Seconda classificata: Grappa della gnocca.
Divertente idea per una grappa 40%
Poi l'altra bottiglia.
Il mercante di liquori l'ha definito un amaro alle erbe, quando ho detto a mia madre cosa avessi preso ha parlato di benzina, grossomodo.
Ma vabbé la bottiglia era divertente e non l'avevo mai né vista né sentita nominare... Primo posto per la bevanda spiritosa e divertente al "Latte di suocera" (70% di amaro alle erbe).

A pranzo trovo un ristorante dai prezzi modici e dalle porzioni soddisfacienti (e lo dico io, che magnio come un bue).
Verso le 15 sono in procinto di tornare a Rimini e da lì a Trieste.
Fra Rimini e Trieste, ho una pausa di un'ora e mezza. Seno un'amica che abita vicino a Rimini, passo a trovarla. Da lì, quattro chiacchiere e poi riparto verso cesena, dove attendo il treno che avrei dovuto prendere a Rimini ma boh, l'ho anticipato con i miei poteri speciali.

Senza cena arrivo a Trieste e mentre esco dalla stazione, una coppia fiorentina mi chiede se io sia del posto e se sappia dove si possa mangiare un boccone. Li porto da un amico alla piadineria, anche io avevo fame, del resto. Arrivare a Trieste poco prima della mezzanotte, congedarmi dai fiorentini alle 2 passate e da lì andare appena a casa, mentre loro aspettano un passaggio verso Budapest.

Mi son dilungato parecchio nella mia avventura ma valeva la pena di scriverla tutta, senza saltare nulla. Insomma, due giorni densi dell'imprevedibilità che io amo ed ora casa.

Capite ora perché non mi sia preso la briga di scrivere tutto stanotte: non avrei finito, lo sappiamo.
Come rpevisto il venerdì mattina è stato dedicato al relax ed alla nanna.
Vediamo come va il pomeriggio. E' carnevale e non ho nulla da mettermi...

martedì 10 febbraio 2015

...ferie, che stress...

E così, domenica sono iniziate le mie ferie.
Una settimana, per ora. Le altre le vedremo a giugnio.
Ho iniziato le ferie sabaro alle 20, alla fine del turno lavorativo. Il locale ha chiuso con largo anticipo per organizzare la festa dei 18 anni della figlia del titolare. 80 persone previste (probabilmente 60 effettive).
Noi dipendenti, dopo aver organizzato tavoli, bevande, sistemato il catering e cambiati, eravamo invitati come i parenti e gli amici. Inutile dire che il nostro tavolo è stato fra i più casinisti del locale ma si sapeva: siamo di indole festaiola.
Non ricordo quanto sia andanta avanti la festa. Ricordo di aver fatto 3 giri con il pietto per mangiare e ricordo di aver visto sparire almeno 3 bottiglie di vino dal mio tavolo ed un paio di caraffe.
Ad una certa, il capo mi dice "Senti, vai dietro e recupera una bottiglia di Montenegro per noi ed una di Bayles per le donne". Io sono in ferie ma chissene.
Dopo un paio d'ore, lo vedo dietro il banco, che pesta lime nei bicchieri.
"Capo, che fai?"
"Boh, preparo caipiroske"
Lo guardo "Ok, ti preparo il ghiaccio" (pur non essendo ben certo di ciò che stessi facendo).

Ho fraternizzato con gli invitati (parenti fra i 30 ed i 50) e gli amici (diciottenni per lo più).
Uno credo fosse gay. Uno degli amici diciottenni della festeggiata. Stavo per portarmelo a casa da tanto era carino.
Poi c'era il fotografo. In maniche corte. "Ma ti pagano almeno?" "Ovviamente." "Ma scusa, non hai freddo?" "Sono russo."
Gli ho stretto la mano.

Nonostante l'alcool, la stachezza e l'abbiocco post ho mangiato un casino, ho continuato ad osservare gli invitati. Il fotografo sceglie sempre gli stessi soggetti per le sue foto. Ha già identificato il suo preferito. Ogni 5 foto a caso, torna per una foto al suo soggetto, per tutta la sera.
Che ve lo dico afare? Il soggetto, ero io.

Verso le 4, decido che potrebbe esser ora di andare a casa.
L'unica cosa che rimpiango della serata è che avrei potuto partecipare ad una serata anni '20.

L'indomani sento un'amica che mi invita a pranzo. Sì: ero sveglio ed attivo per pranzo.
Scatta il giapporullo. Ti siedi ed aspetti che il cibo ti passi accanto.
Mangi uno sproposito e bon. Dopo il pomeriggio di relax, c'è la festa di compleanno di un mio caro amico (ci conosciamo da 15 anni, io credo).
Altra serata de fuego ma questa volta senza diciottenni da rimorchiare (per fortuna: a me non piacciono così giovani).

Lunedì giornata di commissioni. Appena sono riuscit ad alzarmi dal letto ho deciso di andare in palestra, perché il corpo va mantenuto in forma (e no: la forma tonda non mi piace sul mio corpo). Poi giro di giostra per uffici che anche la burocrazia vuole la sua parte.
Con un amico andiamo a vedere l'italiano medio, nonostante io non volessi andare a vederlo, ritenendo fosse una puttanata immane.
Ebbene mi son dovuto ricredere. Sì era comico, sì era ai limiti della realtà ma diamine era più profondo di quanto non ci si possa immaginare. Dietro la maschera di cazzate c'era un mondo di critica che difficilmente avrei immaginato in un film con queste premesse (Cioé, che profondità vuoi aspettarti da Capatonda??). E invece sono uscito da cinema perplesso ma soddisfatto.

La giornata di oggi prevede pranzo con i genitori (non civediamo mai, non ti fai mai sentire) fra poco, poi pomeriggio potrei tornare in palestra e la sera relax e film.

Domani, si parte.
Domani sarò a S. Marino e qui merita spenderci 2 parole.
Spendo due parole sull'efficienza di Trenitalia (che bruci).
Dal sito metto le coordinate Trieste - San Marino, ricordando che Trieste - Rimini erano 6 ore. Per fortuna lo ricordavo, altrimento non mi sarei sorpreso nel vedere che per San Marino ci volevano 3 ore.
Perplessità a vagoni.Perplessità che aumenta quando scorpo che, secondo Trenitalia, la tratta San Marino - Rimini passa per TRENTO.
Scopro guardando stazione dopo stazione il percorso del treno, che per "San Marino" Trenitalia intende una stazione senza neanche il paese in mezzo ai monti di Vicentini.
In ogni caso, risolto l'equivoco, il viaggio è pronto. Sarà un viaggio breve e senza troppe pretese (ci resto una notte) ma sarà un viaggio interessante.
Perché San Marino?
E Perché no?

Venerdì previsto concerto tributo ai Rammstein (la mattina sarà morto, non la contemplo).
Sabato carnevale e può succedere di tutto.
Domenica si torna a lavoro.

Questa settimana di ferie sarà estremamente movimentata, lo so. Ma che ci posso fare?
O la rendo piena o mi demoralizzo per averla sprecata.

Preferisco così.

Un festoso saluto a tutti: si salpa.

sabato 7 febbraio 2015

I sogni son...animali difficili da addomesticare.

Ricordo quella volta in cui ho trovato dell'amore in un paio d'occhi che mi fissavano.
Erano come due specchi d'acqua. Come il cristallo, così limpidi ed al tempo stesso impenetrabili.
Ci ho visto un mondo, mi sono perso in quel mondo.
C'era l'amore dei secoli in quegli occhi.
Ma era un amore non corrisposto, perché non ero in grado di amare me stesso.


Apro gli occhi.
Caldo estivo. Vedo me stesso salire le scale della bifamiliare. Mi sto venendo incontro.
Sbatto le palpebre.
Agosto. Vedo me stesso dall'altra parte di un tavolo in legno in mezzo alla natura, in un punto non meglio definito fra l'Emilia Romagna e la Lombardia. Mi sto alzando in piedi.
Sbatto le palpebre.
Vedo me stesso reduce da una deprimente giornata di fine ottobre, seduto sul sedile del passeggero. Forse halloween. Forse un giorno prima o il giorno dopo.
Sbatto le palpebre.
Inizio dicembre. Vedo me stesso, dopo aver visitato la fiera di San Nicolò. Sono seduto alla mia sinistra su una panchina in una piccola piazza, nascosto sotto un ombrello per ripararci dalla pioggia. "...a cosa pensi..?"
Sbatto le palpebre.
Le 4 a.m. di una fredda giornata di inizio dicembre. Vedo me stesso senza troppe speranze. Al riparo relativo di un porticato, dopo una serata moderatamente alcolica.
Sbatto le palpebre.
Poco dopo natale. Vedo me stesso al termine del mio folle viaggio mentre sto ammirando una splendida città all'alba a un giardino pieno di alberi in fiore e colmi di aspri frutti.
Sbatto le palpebre.
Uno strano capodanno. Strano davvero. Vedo me stesso con un cappello in testa in casa. Tutti abbiamo un cappello in testa in casa. Salutiamo l'anno che finisce, accogliamo l'anno che arriva.
Sbatto le palpebre.
Infine vedo me stesso in piedi di fronte a questi occhi, in perfetto equilibrio sulla ringhiera del poggiolo, sereno con un caro amico a darmi conforto.
Di chi sono, stavolta, gli occhi che mi osservano?

FLASH.

Dal collo lievemente arrossato spunta solo un manico scuro.
Vedo me stesso mentre mi inarco verso il vuoto.
Vedo me stesso cadere con le braccia aperte ed un sorriso lieto sul volto.
Vedo me stesso sbattere la nuca.

Tutto è buio.
Tutto è silenzio.
Tutto è pace.

Apro gli occhi. Sono sveglio ora.
Sveglio e conscio di aver fatto un sogno strano e terrificante. Terrificante su differenti livelli ma ciò che maggiormente mi fa paura a mente lucida è la sensazione di pace che mi continua a pervadere, nonostante tutto.
Nonostante tutto, sento la pace mentre il sipario si cala sulla scena.

giovedì 5 febbraio 2015

Si alza il vento...

...bisogna tentare di vivere.

-cit.-

E' tornata sapete?
Una cara amica che passa da queste parti periodicamente.
Ne hanno annunciato l'arrivo tutti gli esperti e lei non ha tradito le aspettative.
La Bora.
Ieri sera sono uscito da lavoro e lei era lì che soffiava quei piccoli fiocchi di neve, sparandomeli in faccia come fossero coriandoli a carnevale, come se non sapesse che il carnevale è la settimana prossima.
Pedalo verso casa e sento una strana gioia, una strana euforia nello spingere con forza il pedale mentre sento quest'impalpabile barriera ergersi di fronte a me e scivolarmi sul viso come fosse acqua.

...imborezà...

Diciamo così per definire lo stato d'animo di una persona eccitata (anche sessualmente), esaltata, elettrizzata, incapace di controllarsi.
 Come se la Bora avesse invaso il nostro sistema nervoso e ci imponesse questa data emozione. Provate a lasciar libero un cane quando soffia la Bora e capirete che è davvero così.

Arrivo a casa, ancora elettrizzato e carico di adrenalina.
Mangio qualcosa al volo prima di dormire.
La sento.
La sento soffiare, ululare fra le vie del rione.
Ne sento il gelo trasportato pur non sentendolo.
Sento le finestre tremare, gli alberi scuotersi.
Prendo una decisione un po' avventata ed apro la finestra della camera, lasciando chiuse le imposte. Mi imbozzolo sotto il piumone e resto ad ascoltare quest'anima della mia città mentre dilaga con forza e grazia, portando con sé qualsiasi cosa non sia saldamente ancorata al suolo.
Con la poesia che porta nella sua voce mi assopisco e dormo sereno e felice, attendendo l'indomani per tornare a giocare con lei, quando salirò in sella per andare a lavorare, mentre lei cercherà di portarmi altrove, lontano, forse sull'Isola che non c'è, forse nel regno di Oz, forse nel paese delle meraviglie.
Magari un'altra volta, amica mia, magari la prossima volta.

E continua l'ululato selvaggio di questa strana impalpabile creatura che nessuno sa imbrigliare ed a cui pochi sanno resistere.

mercoledì 4 febbraio 2015

...voglie...

Ho voglia di uscire.
Ho voglia di prendere un libro (o due), il minimo indispensabile per sopravvivere un paio di giorni, andare in stazione e partire.
Uscire da questo mondo troppo piccolo per me. Talmente piccolo che per sfuggirgli m itrovo costretto a nascondermi in un guscio più piccolo ancora, senza aver voglia di uscire dalla mia tana.
Prigioniero di me stesso.
Prigioniero, prigione e carceriere. Tutto in uno sono.

Ho voglia di sparire, per un'ora, un giorno, una settimana, un mese, un anno...

...perché non per sempre?

Perché finirei con l'avere nostalgia di queste mie 4 mura, di questa piccola città di mare, con i suoi pregi ed i suoi difetti, con la sua storia e la mia storia in essa.
Flora e fauna locale finirebbero con l'essere una fiammella nostalgica nel mio falò di ricordi.

Chissà se partiremo davvero.
Chissà dove arriveremo questa volta.