domenica 23 aprile 2017

Vita

Non sapevo davvero cosa scrivere o se davvero avessi voglia di scrivere però sono qui, ancora infortunato, un po' sottosopra per aver festeggiato troppo con gli amici ieri sera.
Poi non so, sento come un mezzo vuoto dentro.
Donne?
No, non è quello il problema.
O forse in parte, poiché ho un sacco di tempo per me e lo sto dedicando a nuove "storie".
No, non quelle storie.
Mi sto dedicando a leggere e guardare telefilm, che oggi si chiamano "serie tv". Qual è il problema quindi?
I personaggi. Sarò in un periodo più ricettivo o sarò più fragile ma sento i personaggi più vicini di quanto non vorrei.
Sento le loro emozioni ed i loro pensieri, come fossero miei. Mi sento con loro nei loro momenti belli ed in quelli tragici.
Mi sento affine agli aspetti di alcuni o ai caratteri di altri. Vedo le trame dipanarsi in modo chiara e lineare, per quanto intricata, prima che si manifesti.
E poi accade.
Muoiono?
A volte, sì.
Altre volte, semplicemente, finisce la storia.

Cosa succede ai personaggi, quando la storia finisce? Come prosegue la loro vita? La loro vita certamente prosegue, perché non può smettere di scorrere il tempo, solo perché nessuno ne registra gli eventi.
Però non ci sono più. Scompaiono.
Andandosene, mi lasciano un vuoto, perché ormai erano come piccole parti di me, che d'improvviso smettono di esistere.

Sciocco, non pensate?
Sciocco lasciare che la fantasia altrui influenzi così a fondo le emozioni.
Sciocco ma forse è perché trovo ristoro solo nella fantasia degli altri, ultimamente. Non nella mia, non nel mondo di Morfeo, che mi dona incubi sempre nuovi, abbastanza duri da impedirmi un riposo sano ma non a sufficienza da farmi apprezzare la realtà e, per fortuna, non cerco ristoro o conforto in una bottiglia, sebbene l'illusorio piacere sembri quasi reale.

So che son solo momenti.
So che è tutto nella mia testa.
So che passerà.

Nel frattempo, aspetto...
...e mentre aspetto, cerco di sognare attraverso gli occhi degli altri.

sabato 15 aprile 2017

Lo storpio

No, non me ne sono andato e no, non sono stato risucchiato al di fuori del tempo e dello spazio, anzi, ho un sacco di tempo ed il doppio dello spazio.
Perché non scrivo, quindi?
Beh, la verità è che non sono mai stato mancino e la mia mano destra si sente in diritto di prendersi una lunga vacanza.
Come dire?
Cavalcavo fra i venti della sera con meta la mia dimora. Per entrare nella corsia riservata al mio bianco destriero, era necessario aggredire un gradino nel modo quanto più perpendicolare possibile.
Ahimé, mio so sentito timido e l'ho praticamente affiancato. Per tutta risposta, tale gradino impertinente non mi ha lasciato salite, mi ha destabilizzato e, lungo il breve ma intenso volo che ne è seguito, ho deciso di rendergli pan per focaccia, aggredendolo a pugni.
Inutile dire che non si aspettava questa reazione: è rimasto di sasso.
Insomma, son caduto in bicicletta, finendo a "pugnata" (che è pur sempre meglio di pugnetta, diciamocelo) contro l'asfalto.
Questo capita sabato di un paio di settimane fa. Il 25, direi.
Domenica ho lavorato, pensando di aver preso una bella botta, dato che faceva male.
Lunedì ho avvisato il titolare del fatto che il dorso si stava un pochino gonffiando ed ero in leggera apprensione.
Giovedì, per scrupolo, vado a farmi vedere.
Entro al pronto soccorso di uno dei due ospedali cittadini e, dopo avermi preso le generalità ed i valori, mi dicono di andare all'altro ospedale, che l'ortopedia sta lì, oggi.
Salgo, mi visita l'ortopedico.
Storce la faccia, mi manda a fare i raggi.
Faccio i raggi, il radiologo mi guarda, guarda i raggi e mi fa "te lo dirà l'ortopedico ma...beh..."
L'ortopedico vede la lastra, annuisce.
Frattura del collo V metacarpale destro.
Preparano gesso e stecca, per tener fermo il mignolo, dicendomi che forse dovranno operare.
Gesso fissato, mi dicono di rifare i raggi.
Torno nella stanza e scopro che, mentre ero dall'ortopedico (20 minuti) hanno spostato radiologia. Segue ricerca della sala.
Nuovi raggi. L'ortopedico annuisce nuovamente. Mi farà sapere cosa ne pensano.
Al mattino seguente, mi chiamano e mi confermano: lunedì devo presentarmi per gli esami pre-operatori.
Lunedì vado e...niente...
Avendo cambiato il cognome da poco ed avendo appena ricevuto la nuova tessera sanitaria, nei loro database non esistevo, quindi niente esami e devo tornare l'indomani (questo è il riassunto di 5 ore di attesa a digiuno).
Martedì mi fanno gli esami necessari (evviva). Mi dicono di tornare mercoledì alle 6.45 a.m. per togliere il gesso ed operare.
Così faccio.
Entro, tolgono il gesso, fasciano.
Salgo in reparto, tolgono la fascia, mi depilano fino all'ascella, mi rifasciano (io perplesso: non mi operano solo la mano?).
Un ragazzo entrato con me viene portato in sala operatoria.
La sua operazione dura 5 ore.
Alle 14 (io ero sempre a digiuno e stavo iniziando ad imprecare dolcemente) mi portano in sala.
Segue flebo di antidolorifico.
Anestesie mirate ad addormentarmi mezza mano.
Segue tendaggio così che non li vedessi lavorare.
Insomma, sentivo mezza mano, due medici a tener ferma mano e braccio, un medico che "ravanava" nel mio dorso insansibile.
A posteriori, forse, mi sarebbe piaciuto guardare l'operazione ma forse mi sarei impressionato un pochino.
20 minuti ed è finita.
Mi riportano in stanza, mi fanno fare raggi e nuovo gesso. Alle 19.30, mi dimettoni e vado felice a casa.
Ora, tutto questo per dirvi che non vi scrivo perché, boia can, è difficile scrivere solo con una mano (soprattutto se non è la mano che si usa di solito).

Anche io pirla, ma almeno mi faccio un paio di mesi di vacanza e relax (e Pasqua in casa, così la vecchia è contenta...ma i colleghi meno XD ).

Spero tornerò presto ad avere due mani. Con una sola mi sento davvero uno storpio.
Qualcuno conosce una buona badante?
(Se non buona, almeno 'bbona).

domenica 2 aprile 2017

Alive

Come ogni volta che qualcosa si rompe nella mia vita, cerco di rimettere insieme i pezzi. Cerco di ricostruire, anche se manca sempre qualcosa che prima c'era ed appare qualcos'altro che prima non esisteva. Forme, colori, routine, pensieri.
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma e qualcosa si perde per strada.
Cerco di ricostruire le mie mura, usando forme diverse, forse più solide. Entro nel mio bosco e lo vedo sempre diverso, sempre nuovo, come se ogni volta vi entrassi per la prima.
Ho fisicamente chiuso un cassetto, cui mi ero legato ed ho ripreso una parte di me stesso che avevo perduto. Sto riorganizzando lo spazio, come se farlo possa riordinare i miei pensieri e le mie emozioni.
Sono libero da una prigionia di cui non volevo fare a meno e devo reinserirmi nel mondo, cercando di capire dove sia arrivato mentre non guardavo.
Ho voglia di viaggiare.
Prendere un treno prima dell'alba e fare ritorno dopo il tramonto. Voglio riprendere a vivere la vita da dove l'avevo lasciata.
Voglio riscoprirmi nuovo e diverso, ritrovando ciò che di me conosco da una vita e plasmando ciò che non c'è mai stato e che ora c'è per necessità.
Sono sempre più cinico, sempre più razionale, sempre meno emotivo. Sempre più simile al cattivo delle storie e sdempre meno eroe delle stesse.
Non c'è nessuno da salvare. Non ci sono problemi da risolvere. Non c'è una scelta da compiere.
Ci sono io.
C'è la vita.
Ci sono le azioni e le reazioni.
Un tempo credevo esistesse un modo giusto di vivere ma sempre più capisco che il tempo scorre ugualmente. Si nasce e si muore alla stessa maniera.

Si va avanti.
E andiamo avanti.

C'è tanto lavoro da fare.

martedì 28 marzo 2017

Caos, sempre caos

E' un po' che voglio scrivere qualcosa ma gli argomenti si sormontano giorno dopo giorno.
Avrei voluto parlarvi dei miei continui sogni astratti, meravigliosi e terribili.
Avrei voluto parlarvi del traguardo raggiunto aggiungendo il cognome della madre, dopo quello del padre e della conseguente trafila di documenti che ne sono seguiti.
Magari avrei potuto scrivere di come mi sono (forse) rotto una mano sabato sera (ma devo ancora controllare se sia davvero rotta o meno).
Certamente avrei potuto raccontarvi il mio settimo fallimento.
Invece sono qui a dirvi che ho la testa troppo in confusione per dirvi davvero qualcosa, se non quello che avrei voluto dire nelle ultime settimane...

Scusate la mia scostanza (che poi è la sola cosa in cui sono costante) ma ogni giorno è un giorno nuovo ed ogni giorno perdo un pezzo di me, in un modo o nell'altro.

sabato 11 marzo 2017

Si continua a vivere

Penso di avere una doppia vita.
La prima, quella che credo essere ufficiale, è quella che vivo da sveglio, nel mondo materiale, qui con voi tutti e con me stesso.
L'altro è quello che vivo mentre dormo, quando mi trovo nel regno di Morfeo, che rende ogni mia notte vivida come se fossi sveglio e non dormissi mai davvero.
In fondo è sempre stata una mia caratteristica fondamentale il non dormire, no?
Forse ho smesso di farlo davvero.
Forse sono solo sveglio in un modo differente, saltellando fra un mondo e l'altro, ogni giorno ed ogni notte sentendo più sottile il confine fra veglia e sonno.
Ogni giorno mi sembra che i due mondi siano sempre più uno solo, al punto da non ricordare distintamente quali eventi io abbia sognato e quali eventi io abbia vissuto. Poi certo, li ho "vissuti" entrambi ma non riesco più a distinguere per certo cosa accada dove.
Sono confuso, credo e mi rendo conto di non essere lucido.
Per cercare un ordine mentale, distinguo fra "avvenuto" ed "immaginato", così da separare i due mondi. Ma funziona davvero? Ovviamente no. Non sempre almeno.
Alcuni eventi sono tanto confusi da sembrare immaginati ed alcuni pensieri sono talmente concreti da sembrare accaduti realmente.

Più passa il tempo e meno capisco se io voglia svegliarmi senza più dormire o sognare senza più destarmi.

domenica 26 febbraio 2017

Come in una bolla

Questi sono giorni di festa e di follia.
Ricchi e poveri mascherati alla stessa maniera in un'unica folla, uniti in un solo coro e mossi dalle medesime note.
Chi non ama il carnevale?
Chi non ama sentirsi una persona differente per qualche giorno ed alla pari con chi nella vita reale gli è superiore?
Chi non ama mescolarsi alla folla urlante sotto un cielo comune, sferzato dal vento e carico di piccoli pezzi di carta che turbinano a lungo, prima di toccare il suolo.
Vino, birra ed altri spiriti scorrono a fiumi fra le vie della città, mentre i veterani delapidano i loro beni per ritrovare la gioventù ed i giovani delapidano il denaro donato lro dai genitori per poi risvegliarsi confusi a casa, propria o di qualcun altro o su un lettino d'ospedale.
Ma questo era ieri.
In fondo era sabato sera. Servivano forse altre ragioni per festeggiare? Ovviamente no ma ci saremmo sentiti a disagio a non approfittarne.
Eppure, stamattina ero in piedi, sveglio ed in città, vagando fra le sue vie, provate dalle ondate di persone e maschere.
Ho visto coriandoli sparsi per le strade, qualche bicchiere rotto, qualche bottiglia abbandonata, vuota o piena, addirittura qualche anima errante, ancora sveglia o già sveglia, come me.
Lungo le strade mi supera arrogante una bolla di sapone, portata da una lieve brezza.
Rotonda, senza peso, perfetta e dotata di mille colori. Avrei giurato per un istante di averci visto un mondo lì dentro, roteare come se fosse soggetto ad una gravità in continuo movimento.
Mi guardo attorno e non vedo nessuno. Guardo le finestre e nessuno vi si sporge. Dunque da dove arriva? Una bolla di sapone non nasce da nulla ma finisce in un attimo.
Eppure questa no.
Questa sembra essere nata dal nulla ed è volata via, senza esplodere. Nella mia immaginazione, essa non ha mai terminato la sua esistenza ma ha solo seguito le correnti ascensionali fino alla fine del mondo.
In quella bolla ho visto un po' la rappresentazione dei sogni, come se il re dei goblin mi avesse mandato uno dei suoi doni per farmici scrutare attraverso e ricordarmi quanto belli possano essere i sogni, visti attraverso il velo che li rende magici.

lunedì 20 febbraio 2017

Quando non sapevi di sapere qualcosa.

Da dove iniziare?
A volte, d'estate, mi spiaggio sotto il sole, spalmato come un dado di burro sull'asfalto rovente, che solo i miei connazionali sanno amare come "spiaggia" caratteristica.
A volte dopo essermi immerso ed essere uscito, altre volte dopo aver mangiato, altre volte ancora senza alcun preavviso, sento il cuore battere come dopo una maratona e sento i polmoni richiedere un caricamento d'ossigeno con frequenza tripla rispetto al normale.
Esperienza e nozioni insegnano che questi sono segnali di un imminente attacco di panico, o di ciò che i più chiamano così. Fortunatamente la mia parte razionale in questi casi è ben salda e mai questi sintomi sono davvero sfociati in un reale attacco di panico, come invece è successo e succede a molte altre persone, stando a quanto raccontano.
Non ho mai preso troppo alla leggera queste storie, perché so quanto il cervello abbia un ruolo fondamentale sul funzionamento del corpo e so che se, banalmente dicendo, va in corto, anche il corpo ne risente e smette di funzionare come deve.
Fino all'altra sera queste erano solo storie e nozioni.
Poi la vita mi ha donato un buffo imprevisto, come solo lei sa fare, senza avvisarmi e mi ha posto di fronte ad una persona che, diversamente da me, non ha saputo controllare i sintomi o che è stata afflita da sintomi più forti di quelli che io conosca.
Non so bene perché, ma mentre l'ansia ed il panico crescevano nell'altra persona, io non ho saputo preoccuparmi  ma anzi, ho mantenuto una calma innaturale.
Calma.
Fermezza.
Decisione.
Ho cercato di dare un ritmo più lento al respiro e più intenso, cosicché ne prendesse esempio.
Ho mantenuto un tono di voce calmo e fermo, perché capisse che tutto andava bene e non si agitasse ulteriormente.
Ho tenuto d'occhio il battito, fino a quando non l'ho sentito rallentare, cosicché avesse l'impressione che sapessi ciò che stavo facendo.
Ho cercato di coprire i suoni esterni, in modo che non turbassero la sua ricerca di quiete.
Ho tenuto umidi e freschi i polsi ed il collo, così da favorire la circolazione.

Perché tutto questo?
Esiste davvero un istinto così profondo che ci dice cosa fare in questi casi?
Dove ho questo strano interruttore che mi spegne le emozioni e mi permette di ragionare razionalmente in queste situazioni?
Mi era capitato altre due volte una situazione simile, anche se in forma mille volte più lieve, dovute a causa totalmente differenti e già quelle volte mi ero scoperto dotato di una calma innaturale.

Ma soprattutto,
invece di gioire di questa mia "dote" (sì: essere razionali e lucidi in casi di necessità, la reputo una dote) perché mi pongo domande stupide sulla sua esistenza?

giovedì 16 febbraio 2017

Giorni intensi

Passano le giornate fra lavoro e casa, senza troppi svaghi, purtroppo.
E sogni.
Ogni notte.
Spesso sono sogni che, come detto precedentemente, nel sogno ricordo di aver già fatto, mentre da sveglio mi rendo conto che non è mai accaduto.
Forse è proprio questo il punto saliente dei sogni, quello che fra una linea di febbre e l'altra vogliono comunicarmi.
Il ripetersi.
Ma cosa si ripete?
I giorni?
Certamente le mie giornate si susseguono tutte uguali, dal risveglio al ritorno a letto, con poche e casuali distrazioni.
Forse il mio subconscio si sta ribellando all'idea della monotonia, all'assenza di novità e di imprevisti. Gli dei sanno quanto io ami gli imprevisti. Il caso, l'inatteso.
E' tanto che non servo la casualità ed i suoi capricci.
Fra le altre cose, sto dormendo troppo e si sa: le cose stravaganti non capitano a chi non è sveglio per accoglierle.

giovedì 9 febbraio 2017

Risvegli

Stanotte non sono certo di aver dormito.
Non bene, almeno.
La morosa si è alzata alle 5 per andare a lavorare ed io ho aperto gli occhi, giusto per salutarla, pronto per rimettermi a dormire.
Ma non c'è stato successo.
Morfeo mi ha trascinato in una città bianca, dove la neve copre e nasconde strati di ghiaccio. Eppure la città è al chiuso, perché cerco di uscirne, come fosse un centro commerciale.
Tutta la città era quella che nel sogno ho definito "la sagra degli stereotipi", perché ogni cosa era esattamente come doveva essere, come ci si aspettava che fosse, comunque.
Compreso Lui.
Non ho idea di chi fosse ma nel sogno lo sapevo.
Era una figura tutta vestita di nero, alta, robusta. Vorrei dire che fosse un uomo ma la verità è che ai miei occhi appariva come uno squalo antropomorfo. Voleva che mi fermassi con lui ma lo conoscevo e sapevo che era malvagio e pericoloso.
Mi faceva paura.
Tanta paura.
Sono scappato, scivolando sul ghiaccio ed urtando sugli spigoli ad ogni curva presa troppo stretta e spintonando quelli troppo occupati per accorgersi di me.
La guardia all'ingresso mi ha fermato, chiedendosi perché avessi tanta fretta, probabilmente pensando avessi qualcosa da nascondere o che avessi rubato qualcosa. Mi sono fermato e gli ho detto che quell'uomo mi inseguiva. La guardia si è mostrata comprensiva e mi ha raccomandato di stare attento, perché si tratta di una persona pericolosa.
 Cosa c'era ancora in questo sogno? Qualcuno mi ha detto che c'era qualcosa nascosto sotto la neve, una persona o qualcosa di differente. Era qualcosa di buono o qualcosa di malvagio? Chissà.
So che dopo essere uscito dalla città, mi sono svegliato terrorizzato, alle 6e35, con il cuore che batteva più di delle bacchette di un batterista durante un assolo. Nei primi momenti di veglia, ho immaginato che Lui sarebbe stato accanto a me, se avessi aperto gli occhi e la luce. Nei primi momenti di veglia, io conoscevo ancora quell'uomo, quello squalo. Lo conoscevo, perché lo avevo già conosciuto in un vecchio sogno.
Così credevo, almeno.
Ora non sono più certo di averlo mai visto.
Può un sogno convincerci di sapere cose che non sappiamo e di conoscere persone che non conosciamo? Ovviamente può. Lo fa spesso.
Ma può mantenerci convinti anche dopo il risveglio?
A volte mi chiedo se la verità sia quella cehvedo quando il sole è alto o quella che vivo nel regno di Morfeo.
Altre mi chiedo semplicemente quale realtà io preferisca vivere.


sabato 4 febbraio 2017

Un altro tassello al proprio posto.

Avevo tante cose in sospeso, come avevo detto.
Ma per lo più sono andate al loro posto.
Stavo leggendo il libro sui tarocchi e l'ho finito.
Stavo assemblando un puzzle e giusto ieri pomeriggio ho messo l'ultimo tassello al proprio posto, rivelando finalmente la figura d'insieme.
Al buio si illumina ma non riesco a fargli una foto ç_ç
Perché ho scelto lui?
Probabilmente per il romanticismo nascosto. Sembra una scena da discoteca e c'è poco rmanticismo nelle discoteche, in genere. Sembra anche un fotogramma rapito dagli anni '60 ed ancora non c'è romanticismo in quel periodio: solo droghe e rivoluzioni.
Ma.
Ma la coppia balla un lento, sotto le stelle, sotto la sfera da discoteca, con un'alba che piano piano illumina il paesaggio.
Questo è un fotogramma rubato ad un lento di quelli che passavano quando la sala era ormai verso la chiusura e rimanevano solo gli ultimi 6 immortali.
Dopo una notte trascorsa a dimenarsi, era il momento di abbracciare il o la partner per un ballo lento, schivando sedie e bicchieri rotti, sorpresi dall'alba, con le sue luci ed i suoi colori alterati dagli acidi.

L'ho finito, incorniciato ed appeso in camera, dietro al letto. Mi piaceva l'idea di aver questi ballerini romantici appesi dietro di me, a guardia e protezione.
Oltre a ciò, mi piaceva l'idea di svegliarmi nella notte più oscura, guardare verso di loro e vederli risplendere nella notte, come un rassicurante santino, a garanzia del fatto che tutto vada bene.
E va tutto bene.

Qualche gioro fa mi sono operato. Non da solo, in effetti, io ero disteso a far niente, mentre uomini e donne con buffi camici dai colori discutibili lavoravano sul mio corpo addormentato.
"Setto nasale deviato" avevano detto, prima di farmi attendere per un anno e mezzo.
Poi finalmente l'operazione: "Settoturbinatoplastica". Insomma, mi hanno scavato nel naso con un martello ed uno scalpello, credo.
Ero preparato al dolore: mi avevano preparato tutti a quanto male avrebbe fatto.
Giunti a questo punto, mi sentirò di risentirmi, perché il dolore promesso non è mai arrivato.
Certo, ha fatto male, certo è stato fastidioso ma diamine, mi si parlava di gente distesa a letto urlante in attesa della dose di morfina, mentre a conti fatti, ho avuto solo un intenso fastidio per i primi due giorni (fastidio scomparso, nonappena mi hanno tolto i tamponi).

Ho ricercato sul vecchio post quali fosserlo le cose in sospeso che volessi chiudere ed in effetti, sembra che io sia praticamente pronto a ricominciare a vivere.
Ho un progetto in atto, ancora uno.
Conto di risolverlo entro marzo o poco oltre e sarà il cambiamento più radicale a cui io riesca a pensare.

Sì, più radicale di quando ho tagliato i capelli.

mercoledì 18 gennaio 2017

Qualcosa finisce

Tutti si sono, prima o dopo, interrogati sul proprio futuro o su quello degli altri. Il folklore ci regala un numero non ben precisato di metodi per la divinazione ed in tanti si sono prodigati a studiarne uno o l'altro.
Fra i vari, Alejandro Jodorowsky, artista "eclettico".
Ho appena terminato di leggere un suo libro a tale riguardo, "La via dei tarocchi".
Quando l'ho prestato a mia madre, lei ha provato a leggerlo ma me lo ha restituito, dicendomi che era un "manuale" per leggere i tarocchi e non le interessava.
Vuoi la coordinazione astrale, vuoi che ce lo avevo in mano, l'ho iniziato, ricordando che, probabilmente era un mero "manuale".
Non so cosa sia successo nel frattempo, forse mi sono addentrato troppo in profondità fra una pagina e l'altra o fra una riga e l'altra, forse mi sono un po' perso in questo mondo un po' stravagante, dipinto coi pennelli di chi vede il mondo attraverso le sfaccettature di un diamante.
Era un manuale eppure non il solito manuale.
Conoscete i manuali sui tarocchi?
Vi dicono cosa significano le carte, vi dicono come metterle sul tavolo e vi fanno corrispondere ogni posizione ad un determinato aspetto della vita.
Semplice nella sua complessità.
Qui no.
Il nostro artista ha preso ogni tarocco e, dopo averne ricercato l'origine, ne ha analizzato i colori, la postura, ne ha immaginato lo sfondo al di fuori dei confini della carta e, cosa non indifferente, ne ha espresso quello che, ai suoi occhi e alle sue orecchie, poteva esserne il pensiero.
Cosa direbbe l'appeso, se potesse parlare?
Come interagiscono du carte dei tarocchi fra loro, se poste una accanto all'altra? Invertendone la posizione il loro rapporto cambia? Ovviamente sì.
Certo, dopo ogni relazione fra una carta e l'altra, dopo l'analisi minuziosa di ogni arcano maggiore e minore, dopo una storia sulla ricerca del tarocco originale, dopo aver espresso anche alcuni metodi per la lettura, dopo averti fatto viaggiare in un mondo così estraneo al proprio eppure così simile, solo dopo si arriva a capire che il tarocco, secondo Alejandro, è uno strumento di analisi e di autoanalisi.
Ogni tiraggio è volto al fine di capire cosa preoccupi il consultante e nulla più.
Il futuro?
Il futuro è tutto nelle nostre mani è solo nostro. Dipende da noi e da come noi reagiamo agli interventi esterni che viviamo giorno dopo giorno.

Non sono certo di aver espresso appieno ciò che questo libro mi ha dato, anzi, sono certo di non averlo fatto, che le mie dita sono piuttosto arrugginite e questo pozzo è troppo profondo per poter venir espresso in bianco e nero, senza le dovute sfumature.