lunedì 20 agosto 2018

Guglielmo Tell

Non più di una settimana fa, mi ero detto ed avevo affermato che non era necessario riaprire il diario, per così poco.
Però una vocina fastidiosa continua ad insinuarsi fra le altre, rimettendomi in mano la necessità di una penna.

Ad ogni modo.

Noi viaggiamo ciechi nel sentiero della vita, mossi solo dall'intuizione e dalla speranza di interpretare correttamente ciò che ci circonda.
Nasciamo con gli occhi, certo, e possiamo vedere ma solo per un istante.
Quell'istante può durare un attimo oppure per sempre, in base alla necessità dell'individuo.
In base al tempo necessario a comprendere la meta.
E quando l'inconscio l'ha deciso?
A quel punto ci benda, ci fa fare un bel giro su noi stessi e ci spinge nel mondo.
A questo punto non possiamo fare altro che ricordare ciò che vogliamo e cercare di dirigerci in quella direzione al meglio delle nostre possibilità.
Ad ogni scelta siamo come un arciere che, avendo visto la mela sulla testa di un uomo, venga bendato e cerchi di centrare il frutto, anziché il cranio.

E se dopo innumerevoli frecce, ci dovessimo togliere le fette di parmigiana dagli occhi, cosa vedremmo?
Di quanto ci siamo avvicinati al bersaglio e quanto abbiamo sforacchiato il povero sfortunato?

5 commenti:

  1. Ciao,ti trovo criptico o forse o letto senza capire,ma non condivido il tuo pessimismo.La vita va affrontata con gli occhi bene aperti e dopo una lezione di mira.
    Ciao,fulvio

    RispondiElimina
  2. E se dopo innumerevoli frecce, ci dovessimo togliere le fette di parmigiana dagli occhi, cosa vedremmo?
    Di quanto ci siamo avvicinati al bersaglio e quanto abbiamo sforacchiato il povero sfortunato?

    Mi piace tanto questa parte.
    E non so perché ma la trovo ancora più bella così: "Di quanto ci siamo avvicinati al bersaglio O DI quanto abbiamo sforacchiato il povero sfortunato?"
    Spero tu sia ritornato

    RispondiElimina