mercoledì 17 maggio 2017

Sognando un luogo migliore.

Penso che tutti, chi prima, chi dopo, si sono chiesti, ci siamo chiesti se esista l'inferno o se sia già il luogo dove viviamo.
Ma chi ha creato l'inferno e perché?
L'ideale educativo suggerisce che l'inferno sia un posto "brutto" dove tutto va male, dove tutto è sofferenza, dove tutte le nostre colpe si riversano su di noi, per fare ammenda dei peccati commessi in vita.
Ma sarà davvero così?
Non che abbia funzionato fino ad ora, dal momento che tutti continuano ad infrangere le regole scritte e non, prenotando in teoria un posto sul traghetto che porta all'inferno.
E se non fosse per questo che l'uomo ha creato l'inferno come concetto?
Io credo che l'uomo, ad un certo punto, abbia voluto convincersi di non camminare nell'inferno. Ha voluto sognare che esista un posto migliore dove andare, dopo la morte ed al tempo stesso ha voluto sperare che esistesse un luogo peggiore di quello dove siamo costretti a vivere.
Del resto, quante persone abbandonerebbero questo piano d'esistenza, se sapessero di essere già nel punto più basso della condizione umana?
Chi rischierebbe di migliorare la propria vita, ponendo fine a questa tortura?
Serve qualcosa che dissuada l'uomo medio da questo pensiero. L'uomo deve convincersi che, abbandonando questa vita, dopo potrebbe essere peggio, se non si sarà comportato bene in vita o se non l'avrà vissuta fino in fondo.
L'uomo ha bisogno di avere paura, di sentirsi controllato, valutato, giudicato. Deve credere di poter migliorare e temere di poter peggiorare.

Credo sia questa la ragione per cui hanno creato il concetto di inferno, come un luogo orrendo, dove tutto è "male", tutto è "sbagliato", ogni respiro è "sofferenza".
Un po' per far paura all'uomo su quanto verrà dopo, un po' per far capire all'uomo che non importa quanto male vadano le cose nel mondo e nelle nostre vite, ESISTE ed è reale un luogo dove ogni cosa va PEGGIO.

Questo rende l'uomo ottimista o pessimista?
In realtà non so stabilirlo.
Forse ottimista, dal momento che cerca con tutto se stesso di guardare a tutto lo schifo che esista al mondo e trovi il coraggio di affermare che esista un luogo peggiore di questo, anche se è solo una nostra creazione.

domenica 23 aprile 2017

Vita

Non sapevo davvero cosa scrivere o se davvero avessi voglia di scrivere però sono qui, ancora infortunato, un po' sottosopra per aver festeggiato troppo con gli amici ieri sera.
Poi non so, sento come un mezzo vuoto dentro.
Donne?
No, non è quello il problema.
O forse in parte, poiché ho un sacco di tempo per me e lo sto dedicando a nuove "storie".
No, non quelle storie.
Mi sto dedicando a leggere e guardare telefilm, che oggi si chiamano "serie tv". Qual è il problema quindi?
I personaggi. Sarò in un periodo più ricettivo o sarò più fragile ma sento i personaggi più vicini di quanto non vorrei.
Sento le loro emozioni ed i loro pensieri, come fossero miei. Mi sento con loro nei loro momenti belli ed in quelli tragici.
Mi sento affine agli aspetti di alcuni o ai caratteri di altri. Vedo le trame dipanarsi in modo chiara e lineare, per quanto intricata, prima che si manifesti.
E poi accade.
Muoiono?
A volte, sì.
Altre volte, semplicemente, finisce la storia.

Cosa succede ai personaggi, quando la storia finisce? Come prosegue la loro vita? La loro vita certamente prosegue, perché non può smettere di scorrere il tempo, solo perché nessuno ne registra gli eventi.
Però non ci sono più. Scompaiono.
Andandosene, mi lasciano un vuoto, perché ormai erano come piccole parti di me, che d'improvviso smettono di esistere.

Sciocco, non pensate?
Sciocco lasciare che la fantasia altrui influenzi così a fondo le emozioni.
Sciocco ma forse è perché trovo ristoro solo nella fantasia degli altri, ultimamente. Non nella mia, non nel mondo di Morfeo, che mi dona incubi sempre nuovi, abbastanza duri da impedirmi un riposo sano ma non a sufficienza da farmi apprezzare la realtà e, per fortuna, non cerco ristoro o conforto in una bottiglia, sebbene l'illusorio piacere sembri quasi reale.

So che son solo momenti.
So che è tutto nella mia testa.
So che passerà.

Nel frattempo, aspetto...
...e mentre aspetto, cerco di sognare attraverso gli occhi degli altri.

sabato 15 aprile 2017

Lo storpio

No, non me ne sono andato e no, non sono stato risucchiato al di fuori del tempo e dello spazio, anzi, ho un sacco di tempo ed il doppio dello spazio.
Perché non scrivo, quindi?
Beh, la verità è che non sono mai stato mancino e la mia mano destra si sente in diritto di prendersi una lunga vacanza.
Come dire?
Cavalcavo fra i venti della sera con meta la mia dimora. Per entrare nella corsia riservata al mio bianco destriero, era necessario aggredire un gradino nel modo quanto più perpendicolare possibile.
Ahimé, mio so sentito timido e l'ho praticamente affiancato. Per tutta risposta, tale gradino impertinente non mi ha lasciato salite, mi ha destabilizzato e, lungo il breve ma intenso volo che ne è seguito, ho deciso di rendergli pan per focaccia, aggredendolo a pugni.
Inutile dire che non si aspettava questa reazione: è rimasto di sasso.
Insomma, son caduto in bicicletta, finendo a "pugnata" (che è pur sempre meglio di pugnetta, diciamocelo) contro l'asfalto.
Questo capita sabato di un paio di settimane fa. Il 25, direi.
Domenica ho lavorato, pensando di aver preso una bella botta, dato che faceva male.
Lunedì ho avvisato il titolare del fatto che il dorso si stava un pochino gonffiando ed ero in leggera apprensione.
Giovedì, per scrupolo, vado a farmi vedere.
Entro al pronto soccorso di uno dei due ospedali cittadini e, dopo avermi preso le generalità ed i valori, mi dicono di andare all'altro ospedale, che l'ortopedia sta lì, oggi.
Salgo, mi visita l'ortopedico.
Storce la faccia, mi manda a fare i raggi.
Faccio i raggi, il radiologo mi guarda, guarda i raggi e mi fa "te lo dirà l'ortopedico ma...beh..."
L'ortopedico vede la lastra, annuisce.
Frattura del collo V metacarpale destro.
Preparano gesso e stecca, per tener fermo il mignolo, dicendomi che forse dovranno operare.
Gesso fissato, mi dicono di rifare i raggi.
Torno nella stanza e scopro che, mentre ero dall'ortopedico (20 minuti) hanno spostato radiologia. Segue ricerca della sala.
Nuovi raggi. L'ortopedico annuisce nuovamente. Mi farà sapere cosa ne pensano.
Al mattino seguente, mi chiamano e mi confermano: lunedì devo presentarmi per gli esami pre-operatori.
Lunedì vado e...niente...
Avendo cambiato il cognome da poco ed avendo appena ricevuto la nuova tessera sanitaria, nei loro database non esistevo, quindi niente esami e devo tornare l'indomani (questo è il riassunto di 5 ore di attesa a digiuno).
Martedì mi fanno gli esami necessari (evviva). Mi dicono di tornare mercoledì alle 6.45 a.m. per togliere il gesso ed operare.
Così faccio.
Entro, tolgono il gesso, fasciano.
Salgo in reparto, tolgono la fascia, mi depilano fino all'ascella, mi rifasciano (io perplesso: non mi operano solo la mano?).
Un ragazzo entrato con me viene portato in sala operatoria.
La sua operazione dura 5 ore.
Alle 14 (io ero sempre a digiuno e stavo iniziando ad imprecare dolcemente) mi portano in sala.
Segue flebo di antidolorifico.
Anestesie mirate ad addormentarmi mezza mano.
Segue tendaggio così che non li vedessi lavorare.
Insomma, sentivo mezza mano, due medici a tener ferma mano e braccio, un medico che "ravanava" nel mio dorso insansibile.
A posteriori, forse, mi sarebbe piaciuto guardare l'operazione ma forse mi sarei impressionato un pochino.
20 minuti ed è finita.
Mi riportano in stanza, mi fanno fare raggi e nuovo gesso. Alle 19.30, mi dimettoni e vado felice a casa.
Ora, tutto questo per dirvi che non vi scrivo perché, boia can, è difficile scrivere solo con una mano (soprattutto se non è la mano che si usa di solito).

Anche io pirla, ma almeno mi faccio un paio di mesi di vacanza e relax (e Pasqua in casa, così la vecchia è contenta...ma i colleghi meno XD ).

Spero tornerò presto ad avere due mani. Con una sola mi sento davvero uno storpio.
Qualcuno conosce una buona badante?
(Se non buona, almeno 'bbona).

domenica 2 aprile 2017

Alive

Come ogni volta che qualcosa si rompe nella mia vita, cerco di rimettere insieme i pezzi. Cerco di ricostruire, anche se manca sempre qualcosa che prima c'era ed appare qualcos'altro che prima non esisteva. Forme, colori, routine, pensieri.
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma e qualcosa si perde per strada.
Cerco di ricostruire le mie mura, usando forme diverse, forse più solide. Entro nel mio bosco e lo vedo sempre diverso, sempre nuovo, come se ogni volta vi entrassi per la prima.
Ho fisicamente chiuso un cassetto, cui mi ero legato ed ho ripreso una parte di me stesso che avevo perduto. Sto riorganizzando lo spazio, come se farlo possa riordinare i miei pensieri e le mie emozioni.
Sono libero da una prigionia di cui non volevo fare a meno e devo reinserirmi nel mondo, cercando di capire dove sia arrivato mentre non guardavo.
Ho voglia di viaggiare.
Prendere un treno prima dell'alba e fare ritorno dopo il tramonto. Voglio riprendere a vivere la vita da dove l'avevo lasciata.
Voglio riscoprirmi nuovo e diverso, ritrovando ciò che di me conosco da una vita e plasmando ciò che non c'è mai stato e che ora c'è per necessità.
Sono sempre più cinico, sempre più razionale, sempre meno emotivo. Sempre più simile al cattivo delle storie e sdempre meno eroe delle stesse.
Non c'è nessuno da salvare. Non ci sono problemi da risolvere. Non c'è una scelta da compiere.
Ci sono io.
C'è la vita.
Ci sono le azioni e le reazioni.
Un tempo credevo esistesse un modo giusto di vivere ma sempre più capisco che il tempo scorre ugualmente. Si nasce e si muore alla stessa maniera.

Si va avanti.
E andiamo avanti.

C'è tanto lavoro da fare.

martedì 28 marzo 2017

Caos, sempre caos

E' un po' che voglio scrivere qualcosa ma gli argomenti si sormontano giorno dopo giorno.
Avrei voluto parlarvi dei miei continui sogni astratti, meravigliosi e terribili.
Avrei voluto parlarvi del traguardo raggiunto aggiungendo il cognome della madre, dopo quello del padre e della conseguente trafila di documenti che ne sono seguiti.
Magari avrei potuto scrivere di come mi sono (forse) rotto una mano sabato sera (ma devo ancora controllare se sia davvero rotta o meno).
Certamente avrei potuto raccontarvi il mio settimo fallimento.
Invece sono qui a dirvi che ho la testa troppo in confusione per dirvi davvero qualcosa, se non quello che avrei voluto dire nelle ultime settimane...

Scusate la mia scostanza (che poi è la sola cosa in cui sono costante) ma ogni giorno è un giorno nuovo ed ogni giorno perdo un pezzo di me, in un modo o nell'altro.

sabato 11 marzo 2017

Si continua a vivere

Penso di avere una doppia vita.
La prima, quella che credo essere ufficiale, è quella che vivo da sveglio, nel mondo materiale, qui con voi tutti e con me stesso.
L'altro è quello che vivo mentre dormo, quando mi trovo nel regno di Morfeo, che rende ogni mia notte vivida come se fossi sveglio e non dormissi mai davvero.
In fondo è sempre stata una mia caratteristica fondamentale il non dormire, no?
Forse ho smesso di farlo davvero.
Forse sono solo sveglio in un modo differente, saltellando fra un mondo e l'altro, ogni giorno ed ogni notte sentendo più sottile il confine fra veglia e sonno.
Ogni giorno mi sembra che i due mondi siano sempre più uno solo, al punto da non ricordare distintamente quali eventi io abbia sognato e quali eventi io abbia vissuto. Poi certo, li ho "vissuti" entrambi ma non riesco più a distinguere per certo cosa accada dove.
Sono confuso, credo e mi rendo conto di non essere lucido.
Per cercare un ordine mentale, distinguo fra "avvenuto" ed "immaginato", così da separare i due mondi. Ma funziona davvero? Ovviamente no. Non sempre almeno.
Alcuni eventi sono tanto confusi da sembrare immaginati ed alcuni pensieri sono talmente concreti da sembrare accaduti realmente.

Più passa il tempo e meno capisco se io voglia svegliarmi senza più dormire o sognare senza più destarmi.

domenica 26 febbraio 2017

Come in una bolla

Questi sono giorni di festa e di follia.
Ricchi e poveri mascherati alla stessa maniera in un'unica folla, uniti in un solo coro e mossi dalle medesime note.
Chi non ama il carnevale?
Chi non ama sentirsi una persona differente per qualche giorno ed alla pari con chi nella vita reale gli è superiore?
Chi non ama mescolarsi alla folla urlante sotto un cielo comune, sferzato dal vento e carico di piccoli pezzi di carta che turbinano a lungo, prima di toccare il suolo.
Vino, birra ed altri spiriti scorrono a fiumi fra le vie della città, mentre i veterani delapidano i loro beni per ritrovare la gioventù ed i giovani delapidano il denaro donato lro dai genitori per poi risvegliarsi confusi a casa, propria o di qualcun altro o su un lettino d'ospedale.
Ma questo era ieri.
In fondo era sabato sera. Servivano forse altre ragioni per festeggiare? Ovviamente no ma ci saremmo sentiti a disagio a non approfittarne.
Eppure, stamattina ero in piedi, sveglio ed in città, vagando fra le sue vie, provate dalle ondate di persone e maschere.
Ho visto coriandoli sparsi per le strade, qualche bicchiere rotto, qualche bottiglia abbandonata, vuota o piena, addirittura qualche anima errante, ancora sveglia o già sveglia, come me.
Lungo le strade mi supera arrogante una bolla di sapone, portata da una lieve brezza.
Rotonda, senza peso, perfetta e dotata di mille colori. Avrei giurato per un istante di averci visto un mondo lì dentro, roteare come se fosse soggetto ad una gravità in continuo movimento.
Mi guardo attorno e non vedo nessuno. Guardo le finestre e nessuno vi si sporge. Dunque da dove arriva? Una bolla di sapone non nasce da nulla ma finisce in un attimo.
Eppure questa no.
Questa sembra essere nata dal nulla ed è volata via, senza esplodere. Nella mia immaginazione, essa non ha mai terminato la sua esistenza ma ha solo seguito le correnti ascensionali fino alla fine del mondo.
In quella bolla ho visto un po' la rappresentazione dei sogni, come se il re dei goblin mi avesse mandato uno dei suoi doni per farmici scrutare attraverso e ricordarmi quanto belli possano essere i sogni, visti attraverso il velo che li rende magici.