giovedì 16 febbraio 2017

Giorni intensi

Passano le giornate fra lavoro e casa, senza troppi svaghi, purtroppo.
E sogni.
Ogni notte.
Spesso sono sogni che, come detto precedentemente, nel sogno ricordo di aver già fatto, mentre da sveglio mi rendo conto che non è mai accaduto.
Forse è proprio questo il punto saliente dei sogni, quello che fra una linea di febbre e l'altra vogliono comunicarmi.
Il ripetersi.
Ma cosa si ripete?
I giorni?
Certamente le mie giornate si susseguono tutte uguali, dal risveglio al ritorno a letto, con poche e casuali distrazioni.
Forse il mio subconscio si sta ribellando all'idea della monotonia, all'assenza di novità e di imprevisti. Gli dei sanno quanto io ami gli imprevisti. Il caso, l'inatteso.
E' tanto che non servo la casualità ed i suoi capricci.
Fra le altre cose, sto dormendo troppo e si sa: le cose stravaganti non capitano a chi non è sveglio per accoglierle.

giovedì 9 febbraio 2017

Risvegli

Stanotte non sono certo di aver dormito.
Non bene, almeno.
La morosa si è alzata alle 5 per andare a lavorare ed io ho aperto gli occhi, giusto per salutarla, pronto per rimettermi a dormire.
Ma non c'è stato successo.
Morfeo mi ha trascinato in una città bianca, dove la neve copre e nasconde strati di ghiaccio. Eppure la città è al chiuso, perché cerco di uscirne, come fosse un centro commerciale.
Tutta la città era quella che nel sogno ho definito "la sagra degli stereotipi", perché ogni cosa era esattamente come doveva essere, come ci si aspettava che fosse, comunque.
Compreso Lui.
Non ho idea di chi fosse ma nel sogno lo sapevo.
Era una figura tutta vestita di nero, alta, robusta. Vorrei dire che fosse un uomo ma la verità è che ai miei occhi appariva come uno squalo antropomorfo. Voleva che mi fermassi con lui ma lo conoscevo e sapevo che era malvagio e pericoloso.
Mi faceva paura.
Tanta paura.
Sono scappato, scivolando sul ghiaccio ed urtando sugli spigoli ad ogni curva presa troppo stretta e spintonando quelli troppo occupati per accorgersi di me.
La guardia all'ingresso mi ha fermato, chiedendosi perché avessi tanta fretta, probabilmente pensando avessi qualcosa da nascondere o che avessi rubato qualcosa. Mi sono fermato e gli ho detto che quell'uomo mi inseguiva. La guardia si è mostrata comprensiva e mi ha raccomandato di stare attento, perché si tratta di una persona pericolosa.
 Cosa c'era ancora in questo sogno? Qualcuno mi ha detto che c'era qualcosa nascosto sotto la neve, una persona o qualcosa di differente. Era qualcosa di buono o qualcosa di malvagio? Chissà.
So che dopo essere uscito dalla città, mi sono svegliato terrorizzato, alle 6e35, con il cuore che batteva più di delle bacchette di un batterista durante un assolo. Nei primi momenti di veglia, ho immaginato che Lui sarebbe stato accanto a me, se avessi aperto gli occhi e la luce. Nei primi momenti di veglia, io conoscevo ancora quell'uomo, quello squalo. Lo conoscevo, perché lo avevo già conosciuto in un vecchio sogno.
Così credevo, almeno.
Ora non sono più certo di averlo mai visto.
Può un sogno convincerci di sapere cose che non sappiamo e di conoscere persone che non conosciamo? Ovviamente può. Lo fa spesso.
Ma può mantenerci convinti anche dopo il risveglio?
A volte mi chiedo se la verità sia quella cehvedo quando il sole è alto o quella che vivo nel regno di Morfeo.
Altre mi chiedo semplicemente quale realtà io preferisca vivere.


sabato 4 febbraio 2017

Un altro tassello al proprio posto.

Avevo tante cose in sospeso, come avevo detto.
Ma per lo più sono andate al loro posto.
Stavo leggendo il libro sui tarocchi e l'ho finito.
Stavo assemblando un puzzle e giusto ieri pomeriggio ho messo l'ultimo tassello al proprio posto, rivelando finalmente la figura d'insieme.
Al buio si illumina ma non riesco a fargli una foto ç_ç
Perché ho scelto lui?
Probabilmente per il romanticismo nascosto. Sembra una scena da discoteca e c'è poco rmanticismo nelle discoteche, in genere. Sembra anche un fotogramma rapito dagli anni '60 ed ancora non c'è romanticismo in quel periodio: solo droghe e rivoluzioni.
Ma.
Ma la coppia balla un lento, sotto le stelle, sotto la sfera da discoteca, con un'alba che piano piano illumina il paesaggio.
Questo è un fotogramma rubato ad un lento di quelli che passavano quando la sala era ormai verso la chiusura e rimanevano solo gli ultimi 6 immortali.
Dopo una notte trascorsa a dimenarsi, era il momento di abbracciare il o la partner per un ballo lento, schivando sedie e bicchieri rotti, sorpresi dall'alba, con le sue luci ed i suoi colori alterati dagli acidi.

L'ho finito, incorniciato ed appeso in camera, dietro al letto. Mi piaceva l'idea di aver questi ballerini romantici appesi dietro di me, a guardia e protezione.
Oltre a ciò, mi piaceva l'idea di svegliarmi nella notte più oscura, guardare verso di loro e vederli risplendere nella notte, come un rassicurante santino, a garanzia del fatto che tutto vada bene.
E va tutto bene.

Qualche gioro fa mi sono operato. Non da solo, in effetti, io ero disteso a far niente, mentre uomini e donne con buffi camici dai colori discutibili lavoravano sul mio corpo addormentato.
"Setto nasale deviato" avevano detto, prima di farmi attendere per un anno e mezzo.
Poi finalmente l'operazione: "Settoturbinatoplastica". Insomma, mi hanno scavato nel naso con un martello ed uno scalpello, credo.
Ero preparato al dolore: mi avevano preparato tutti a quanto male avrebbe fatto.
Giunti a questo punto, mi sentirò di risentirmi, perché il dolore promesso non è mai arrivato.
Certo, ha fatto male, certo è stato fastidioso ma diamine, mi si parlava di gente distesa a letto urlante in attesa della dose di morfina, mentre a conti fatti, ho avuto solo un intenso fastidio per i primi due giorni (fastidio scomparso, nonappena mi hanno tolto i tamponi).

Ho ricercato sul vecchio post quali fosserlo le cose in sospeso che volessi chiudere ed in effetti, sembra che io sia praticamente pronto a ricominciare a vivere.
Ho un progetto in atto, ancora uno.
Conto di risolverlo entro marzo o poco oltre e sarà il cambiamento più radicale a cui io riesca a pensare.

Sì, più radicale di quando ho tagliato i capelli.

mercoledì 18 gennaio 2017

Qualcosa finisce

Tutti si sono, prima o dopo, interrogati sul proprio futuro o su quello degli altri. Il folklore ci regala un numero non ben precisato di metodi per la divinazione ed in tanti si sono prodigati a studiarne uno o l'altro.
Fra i vari, Alejandro Jodorowsky, artista "eclettico".
Ho appena terminato di leggere un suo libro a tale riguardo, "La via dei tarocchi".
Quando l'ho prestato a mia madre, lei ha provato a leggerlo ma me lo ha restituito, dicendomi che era un "manuale" per leggere i tarocchi e non le interessava.
Vuoi la coordinazione astrale, vuoi che ce lo avevo in mano, l'ho iniziato, ricordando che, probabilmente era un mero "manuale".
Non so cosa sia successo nel frattempo, forse mi sono addentrato troppo in profondità fra una pagina e l'altra o fra una riga e l'altra, forse mi sono un po' perso in questo mondo un po' stravagante, dipinto coi pennelli di chi vede il mondo attraverso le sfaccettature di un diamante.
Era un manuale eppure non il solito manuale.
Conoscete i manuali sui tarocchi?
Vi dicono cosa significano le carte, vi dicono come metterle sul tavolo e vi fanno corrispondere ogni posizione ad un determinato aspetto della vita.
Semplice nella sua complessità.
Qui no.
Il nostro artista ha preso ogni tarocco e, dopo averne ricercato l'origine, ne ha analizzato i colori, la postura, ne ha immaginato lo sfondo al di fuori dei confini della carta e, cosa non indifferente, ne ha espresso quello che, ai suoi occhi e alle sue orecchie, poteva esserne il pensiero.
Cosa direbbe l'appeso, se potesse parlare?
Come interagiscono du carte dei tarocchi fra loro, se poste una accanto all'altra? Invertendone la posizione il loro rapporto cambia? Ovviamente sì.
Certo, dopo ogni relazione fra una carta e l'altra, dopo l'analisi minuziosa di ogni arcano maggiore e minore, dopo una storia sulla ricerca del tarocco originale, dopo aver espresso anche alcuni metodi per la lettura, dopo averti fatto viaggiare in un mondo così estraneo al proprio eppure così simile, solo dopo si arriva a capire che il tarocco, secondo Alejandro, è uno strumento di analisi e di autoanalisi.
Ogni tiraggio è volto al fine di capire cosa preoccupi il consultante e nulla più.
Il futuro?
Il futuro è tutto nelle nostre mani è solo nostro. Dipende da noi e da come noi reagiamo agli interventi esterni che viviamo giorno dopo giorno.

Non sono certo di aver espresso appieno ciò che questo libro mi ha dato, anzi, sono certo di non averlo fatto, che le mie dita sono piuttosto arrugginite e questo pozzo è troppo profondo per poter venir espresso in bianco e nero, senza le dovute sfumature.

domenica 18 dicembre 2016

Troppe cose in sospeso

Penso di aver difficioltà a scrivere in questo periodo perché ho troppe cose lasciate a metà e troppe cose che vorrei e dovrei terminare ma non riesco.
Mi perdo, sono distratto,
Come un fiume con troppe diramazioni e non sa dove stia andando e quale ramo porti al mare.

Devo terminare qualcosa prima di poter ricominciare davvero a stare qui con voi...

Incubi o sogni, sono di nuovo qui

Sembrano passati secoli dall'ultima volta che vi ho scritto.
Sono successe molte cose e non so bene se scriverne o se tener per me il grosso delle novità.
La mia vita continua ad oscillare fra casa e lavoro, senza troppe distrazioni, se non la morosa che sembra intenzionata a stabilirsi a casa mia, giorno dopo giorno.
La cosa mi dispiace?
No, affatto. Però è strano.
Ogni cosa è strana.
Sono disorientato, perso. Quasi fatico a riconoscermi.
Sento il bisogno di esternare qualcosa di incomprensibile. Come una voce che urla per uscire.

Sogno spesso.
Ogni notte.
Però non riesco a ricordare nulla di ciò che sogno.
Vorrei scrivere i sogni che faccio ma all'alba sono già polvere nel deserto.

Ho bisogno di capire chi sono e cosa sta succedendo.
Non so se il mondo giri ancora nel verso corretto.

domenica 6 novembre 2016

Sogni di mezzo ottobre a novembre

Stanotte ho sognato di volare.
Ero mezzo metro sull'acqua, consapevole di non poter contare sulle correnti ascensionali, stando così in basso.
Sfrecciavo sopra i flutti di un fiume, controllando di tanto in tanto che gli altri del gruppo fossero ancora alle mie spalle e di avere ancora il cappello il testa.
Strane le notti senza incubi.