mercoledì 6 aprile 2016

Ecco come deve essersi sentito Lanterna Verde.

Gli avvenimenti che seguono hanno avuto luogo all'incirca due mesi fa (o uno e mezzo, non so).

Suona il telefono.
Un messaggio su ch'accad'.
"Ciao Kiwi. Un amico vuoe, girare una scenetta introduttiva e fare un paio di foto per un festival di cortometraggi. Mi ha spiegato in cosa consiste e gli ho detto che servi tu e che hai l'armadio adatto."
Chi mi conosce, sa che un'affermazione simile non è da prendere alla leggera.
Mi racconta come dovrebbe svolgersi il tutto. Non c'era davero bisogno di chiedermelo: era ovvio che lo avrei fatto.
Mi mette quindi in contatto con chi gestisce la cosa, il quale mi spiega nuovamente la scena, l'abbigliamento richiesto, lo scopo e puntualizza che, essendo un'associazione priva di finanziamenti ma quasi del tutto "universitaria", per così dire, non possono pagare una persona che accetti di farlo.
Pagare?
Davvero c'è gente che chiede anche dei soldi per questo?
Beh, certamente c'è ma io non rientro nella categoria: io lo faccio perché è divertente.

Primo ostacolo: gli orari.
La scena deve svolgersi nella sala d'attesa di un medico. Tale sala è libera alla domenica. Io domenica lavoro.
Con una stravagante mescolanza di orari, riusciamo a combinare per una domenica mattina (sì: esiste la mattina alla domenica) subito prima di andare a lavoro, quindi il tutto viene fatto quasi frettolosamente, ma del resto non c'era molta scelta, ahimè.
Si dicono soddisfatti del risultato e mi chiedono di essere presente al festival (domani) come ospite, per ringraziarmi di quello che, secondo loro, è stato un favore immenso.

Mi avvisano nel mentre che sarebbero comparse delle locandine per la città con le foto scattate.

Problems? Non direi, perché dovrebbero. In fondo, penso io, avevo pure una maschera sul viso. Chi vuoi che se ne accorga?

Ammetto di aver sottovalutato la cosa.

Passi per le foto condivise su faccialibro e passi per i cartelli di quelli grandi come una persona circa (dai, quelli che trovate sempre ovunque) ma i clienti ed i colleghi mi avevano riconosciuto in qualcuno di quei cartelli. Mi dico "strano" e poi penso al mio abbigliamento.
La maschera mi riporta alla scena di Lanterna Verde, in cui la fanciulla lo chiama per nome e si giustifica dicendo che, diamine, la maschea gli copre forse gli zigomi, come sperava di non essere riconosciuto?
E così è stato per me.
Cartelli, volantini, pubblicità online, articolo sul giornale. Tante piccole cose che un occhio attento può notare facilmente.
Eppure non torna: la maggiorparte delle persone che conosco sono tutto fuorché attente.
Poi lo vedo.
Non un cartello, non una locandina o un volantino.

SEIMETRIPERTRE.

Sulla parete spicca impossibile da evitare, una cartellone di quellli grandi (GRANDI) che se ci fanno le pubblciità delle macchine, le macchine sono in scala 1 a 1.
Ma non c'è una macchina, no. Ci sono io.
Ed altre 2 signore anziane.
Eh, sfido che mi abbiano notato, diamine. Lo noterebbe anche un aereo in fase di atterraggio.

Rido.

Rido davvero tanto.

5 minuti di gloria valgono più di quanto una persona disinteressata possa desiderare.
Quale parte del mio cervello pensava che nessuno se ne sarebbe accorto?
















Se voleste vedere la scena, cliccate QUI. XD

10 commenti:

  1. Magari diventi famosissimo...
    E troverai una nuova vita!

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    1. Potrebbe essere ma non credo. Più probabilmente è stato un singolo evento che forse si ripeterà saltuariamente.

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  2. Grande!
    ... in ogni senso, ahahah

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  3. Sono finita su dei manifesti anche io, ultimamente, stesso disagio.

    Per fortuna non 6metriper3.

    É davvero simpatico il tuo, peró!

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    1. Non è davvero disagio. Più sorpresa, direi.
      Piacevole sorpresa.

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  4. l'importante è non finire troppo presto sui manifesti delle pompe funebri!


    complimenti :D

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  5. Altroché se hai l'armadio adatto ;-D

    E in ogni caso le espressioni delle due vecie del video sono le stesse che fa qualsiasi altra persona quando ti incontra per strada fuori dalle mura della tua città :-p

    Dovresti metterti più in mezzo a queste cose, lo sai che ne sei capace :-)

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    1. Mi diverte, più che altro.
      Ma il lavoro è un altro e questo è solo un saltuario avvenimento (che non disdegnerò di accettare in futuro, se si presenterà l'occasione).

      E comunque anche le persone nella mia città mi guardano così: non sono mica tutti matti i miei compaesani (anche se le vecie, effettivamente, erano quasi più compaesane tue :-p )

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