giovedì 16 ottobre 2014

Arte selvaggia

In questo post, racconterò una piccola parte del mio giovedì passato.
Giovedì, prima dell'alba (molto prima dell'alba) mi sono recato in stazione per prendere un treno che mi avrebbe portato a Firenze. Tecnicamente, in effetti, il treno arrivava a Venezia e da lì la coincidenza sarebbe arrivata a Firenze. Più preciso ancora sarebbe dire che il treno arrivava a Roma ma che io mi sarei fermato a Firenze.
Detto questo, non vi racconterò della mia gita a Firenze, poiché di una gita non si è trattata: soltanto di una passeggiata in giornata, un fare amicizia con la città. Quindi non ve ne parlerò.
Vi parlerò, invece, di una parte del mio viaggio.
Ero stanco, estremamente stanco, causa orari bizzarri dovuti a lavoro e partenza ma dovevo restare vigile, per non perder i cambi a Venezia ed a Firenze. Più o meno ce l'abbiamo fatta (nel senso che ho dormito ma con una sveglia alla mano).
Ma se ho dormito, di cosa vorrò mai parlarvi? 
Arrivato a Bologna, mi son destato: ancora una fermata e sarei arrivato a Firenze.
Proprio a Bologna è salita una strana ragazza, con un aspetto che tradiva fretta, ansia ed un pizzico di follia.
Con un unico movimento, si sedette accanto a me, si tolse lo zaino Estpack che teneva in spalla, appoggiandolo alle ginocchia contro al tavolino e si tolse il giubbotto appoggiandolo sulle gambe.
Sempre di fretta aprì lo zaino estraendone un quaderno.
Sul momento pensai "Sarà una scrittrice? Dovrà solo fare i compiti? Magari in realtà è solo un libro e si mette a leggere?" ma un secondo dopo mi trovai risposta.
Il quaderno aveva solo pagine bianche (quelle libere) alternate da pagine invase da disegni (schizzi, in verità).
Prese una penna che era attaccata alla maniglietta superiore dello zaino ed iniziò a tirar giù linee su linee con una frenesia che sembrava sfociare nel fanatismo.
Iniziava uno schizzo, lo lasciava si spostava, ne iniziava un altro, cambiava pagina, ne iniziava un terzo, poi riprendeva il primo, cambiava pagina, ne iniziava un quarto, girava il quaderno da una parte, poi dall'altra.
Sembrava come se un demone possedesse la sua mente e la obbligasse a disegnare in modo ossessivo compulsivo. Di sfuggita buttai un occhio, per capire cosa disegnasse: erano visi, persone, caricature, forse. Eppure quelle persone sembrava di averle viste da qualche parte. Le guardai meglio e mi si illuminò la lampadina (che spensi subito, perché si sa: consumano): stava ritraendo i passeggeri del treno. Uno dopo l'altro, tutti quelli che entravano nel suo campo visivo finivano direttamente sulla carta. A ripensarci a mente fredda, ripenso alla "macchina fotografica" che "Duefiori" (personaggio del Mondodisco di Terry Pratchett) portò nel suo viaggio. Si trattava di una scatola di legno con un pulsante. Premendo il pulsante, usciva fuori l'immagine che la macchina stava puntando. Carta impressionabile alla luce? No: piccolo demone pittore nascosto nella scatola. La stessa cosa mi sembra di averla rivista su quel treno anche se in effetti ci trovavamo tutti nella stessa scatola e lei stava ritraendo tutti i nostri compagni di quel breve viaggio. Se abbia ritratto anche me, non so dirlo, non mi è balzato all'occhio ma non penso lo abbia fatto, perché il suo sguardo vagava davanti a se, non a lato, dove stavo io.
Ripenso al modo in cui vedo le cose ed al modo in cui il mio cervello le analizza e trovo alcune similitudini: come se la sua testa analizzasse all'istante tutto ciò che vedevano i suoi occhi e fosse costretta a ritrarre tutto senza poterlo fare contemporaneamente, limitata dal lento corpo umano e dalle noiose leggi della fisica. La sua unica scelta era correre e far volare la sua penna sulla carta, catturando quanti più particolari le balzassero all'occhio.
Quasi provavo pietà per lei, quando il suo cellulare squillava e lei, con alcune imprecazioni di natura a me ignota, rispondeva intimandogli di stare zitto, dal momento che aveva le mani impegnate in cose più importanti, piuttosto che rispondere ad un futile messaggio.
Ricordo ancora la fretta con cui fece uscire dallo zaino il suo set da disegno: un rotolo di matite, penne e pennini il cui ordine era noto solo a lei che con mano ferma e sicura prese quella che più si addicesse ai suoi scopi.
Giunti a Firenze, entrambi ci siamo alzati e lei è corsa via, di fretta, probabilmente in ritardo o con l'ansia di raggiungere qualcuno o qualcosa che il proprio quaderno bramasse di aver ritratto su una pagina che le avrebbe dedicato interamente.

Ecco, quella ragazza mi sembrava fosse l'emblema dell'arte nel senso antico del termine, quando l'artista veniva ispirato dalle muse e non poteva far altro che riprodurre le linee, i suoni e le parole che loro volevano suggerire. Visto così, ricorda un uomo incontrato in un fumetto.
Quell'uomo era Richard Madoc, scrittore con un blocco che gli impediva di terminare (se non addirittura di iniziare il proprio romanzo).
Da un collega ricevette un dono che gli permise di terminare la propria opera e di iniziarne altre, con grande successo. Tale dono era la musa della scrittura, sua prigioniera e schiava.
Il fumetto in questione era Sandman ed aveva Morfeo, appunto, come protagonista. Morfeo era stato amante di tale musa ed in quanto tale, andò da Richard per pretendere fosse liberata. Ovviamente l'uomo rifiutò. Come cedere la fonte del proprio lavoro, del proprio guadagno? Le storie venivano da lei.
Il signore dei sogni, quindi riempì la mente umana dello scrittore con un numero di storie superiore a quante lui potesse davvero contenerne, facendogli arrivare vicino a perdere il senno, finché si arrese e liberò la musa.

La ragazza dava la stessa impressione: condannata a vedere più cose di quante una mente umana possa analizzare e contenere, costretta a replicarle su carta alla maggior velocità possibile, sperando di riuscire a star dietro alle nuove figure, destinate ad apparirle in ogni secondo...

A volte la nostra mente viaggia ad una velocità tale che noi stessi, con la nostra razionalità, fatichiamo o rinunciamo del tutto a starle dietro.

20 commenti:

  1. Lo scrivere, il disegnare, il dipingere, il musicare, o il fantasticare anche, sono tutti paletti , punti e virgola, sfumature di sogno, che ci permettono lo slalom tra le velocità che la nostra mente produce. Anche un blog è un posto di blocco dove convogliare libero pensiero, una chicane al flusso irrequieto dei propri pensieri. Ma lasciami andare oltre: anche una giornata dedicata a fare amicizia con una città, è uno sfogo mentale di finissima fattura, è come se anche tu abbia tirato fuori un blocco dallo zaino, per incollarvi immagini e istantanee di città da conoscere, a passeggio disordinato, con occhio avido, cuore spalancato e razionalità al guinzaglio e museruola: per una giornata almeno.

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    1. La mia razionalità è molto...relativa, diciamo.

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  2. Riportare la realtà tramite immagini è una cosa che avrei sempre voluto saper fare, ma sono assolutamente negata.

    Detto questo gli incontri sui treni sono fantastici, si assaggiano vite sconosciute...

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    1. Ci ho provato ma la matita si rifiuta di stare nella mia mano. Evidentemente la mia strada doveva essere cosparsa di lettere e non di disegni...

      Gli incontri in treno..sì: sono sempre interessanti...

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  3. Molto vera la tua conclusione Nocchiero mio, la nostra mente vaga spesso talmente velocemente che non abbiamo neppure i tempo di afferrarla, e devo dire questa ragazza che hai incontrato sul treno, con i suoi schizzi i suoi lavori la sua arte il suo modo di fare , mi ricorda qualcuno a cui ero particolarmente cara ,e che oggi non ritrovo più...me stessa!
    Un bacio mio caro amico!

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    1. Ognuno ad uncerto punto perde una parte di se stesso.
      A volte è un bene, altre è un male.

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  4. Oddio, detta così è davvero una condanna e non una forma di gioia.
    La frenesia, quell'impulso schizoide non li vedo come cose positive, sinceramente. Si dovrebbe fare una selezione di ciò che è importante e ciò che lo è meno.

    Moz-

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    1. "Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole"

      Avere un universo di parole che aleggiano e ti sommergono come un a valanga è distruttivo a volte, perché il pensiero viaggia ad una velocità superiore rispetto a quanto la mente possa elaborare e ti costringere a scegliere fra impazzire e creare una personalità alternativa che selezioni per sé quali siano le cose importanti e quali non lo siano.

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  5. Io invidio molto chi sa disegnare. Sarebbe sempre piaciuto anche a me. E l'idea di ritrarre chiunque incontri sul treno è a dir poco affascinante.

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    1. L'unico mezzo che ho di riportare i ricordi sono le parole.. ma sarebbe piacuto anche a me avere il dono di riportare le immagini.

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  6. Hai fatto un viaggio straordinario, Nocchiero, nella mente e nell'inquietudine dell'animo dell'artista.
    Fata C

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    1. Amo viaggiare nelle menti altrui attraverso le loro azioni...

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  7. Bellissima descrizione. L'arte è un impulso, un'ispirazione improvvisa

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    1. Non è una scelta... è una forza inarrestabile.

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  8. Che bei disegni ha fatto, anche secondo me sedevi accanto ad una vera artista.

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    1. Invidio chi sa usare le immagini per rappresentare ciò che io cerco di descrivere tramite le mere parole...

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  9. Grazie mille per essere passato da me; non potevo di certo non ricambiare soprattutto per il fatto che ho letto post bellissimi sul tuo blog.
    Anche io vorrei saper disegnare per riportare su un foglio bianco tutte le sfumature, le ombre, i colori di quello che mi sta intorno e che più mi colpisce. Purtroppo anche la mia mano e la matita vanno poco d’accordo, ma non disperiamo: in realtà la stessa cosa fatta dalla ragazza che disegnava freneticamente, l’hai appena fatta tu con questo post. Ecco perché scrivere è, a mio parere, un’arte bellissima troppo spesso sottovalutata. E, da quanto ho letto, sei un artista non da poco, tu.
    Non cambierei la velocità devastante alla quale viaggia la mia, la nostra, mente neppure con la quiete più rilassante dell’Universo. Saper godere anche della dolce tortura regalata dall’irrazionalità che ci pervade in misura più o meno diversa fa parte del gioco. E ne vale assolutamente la pena.

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    1. Amo i caratteri danzanti sullo schermo, così come credo un disegnatore ami le curve su un foglio. L'arte cui mi sono avvicinato è questa e non posso (e non voglio) cambiarla.

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