mercoledì 14 settembre 2016

A tratti

Di tanto in tanto, tendo a scomparire.
Scompaio da me stesso, dal mondo e da qui.
A volte del tutto, a volte solo in modo parziale.
Vuoi che non avevo tempo, vuoi che non c'era nulla di davvero importante da scrivere, vuoi che forse ho bisogno di prendere tempo per me stesso e non ne trovo perché tutto il tempo che ho lo dedico ad altro, che per me sembra importante.
Ma tant'è, sono vivo e sono qui.
Ho finito il puzzle, in tempo per domenica, che avevo ospiti a cena.
Finirlo mi ha fatto sentire un po' meglio, più completo.
Costruire un puzzle è un po' ammettere di stare a pezzi e cercare di ricomporsi. Ora è lì, appeso in cucina, sotto l'orologio a forma di bollitore elettrico.
Mi sento meglio, sì.
Non è tutto in ordine, per niente, ma sto meglio.
Mi sto rendendo conto giorno dopo giorno di come la mia situazione sia differente da come la stavo valutando.
In realtà è migliore di quanto non credessi. Davvero.
Pensavo di cambiare e non era vero.
Pensavo di dover aspettare e non è vero.
La mia situazione è...
Beh.
E' semplice e complicata al tempo stesso, come piace a me.
L'altro giorno ho rimproverato la figlia dei titolari, che lavora con noi. Se lo meritava.
Al mattino mi ero svegliato preso. Parecchio presto in effetti. Potevo dormire avanti senza problemi.
Sono andato all'ospedale infantile sopra casa mia. Ero in sala d'attesa ma avevo perso lo zaino. Cercandolo in giro ho visto la farmacista che lavora accanto al locale ed una collega che passava di lì e stava andandosene. Forse uscendo sarei riuscito a salutarla ma non credo. Fra le varie cose mi sentivo nudo pur essendo completamente vestito, probabilmente perché avevo lasciato l'anello sul comodino. Mi sento sempre nudo senza il mio anello.
E poi, seduta a leggere una rivista, l'ho vista lì,  la figlia dei capi.
"Ehilà, senti" le dico "ho un dubbio. Tutta la situazione attorno mi sembra assurda per qualche ragione che non riesco a mettere a fuoco."
Lei mi guarda con un misto di divertimento e commiserazione negli occhi.
"E quindi?"
"No, niente. Solo che sembra di camminare in un sogno e volevo chiederti se fosse un sogno o se fosse la realtà?"
A questo punto lei mi guarda abbastanza sconvolta, come se le avessi chiesto se la luna fosse fatta di formaggio.
"Intendo. Tu sei reale, per esempio?"
E lei "Ovvio che sono reale, non mi vedi?"
Quasi offesa.
...offesa...
Io le ho creduto, chiaramente.
Ma lei poteva fare l'offesa quanto vuole, ma quando mi sono svegliato e sono andato a lavoro gliel'ho detto "Stronza: mi hai mentito".

11 commenti:

  1. Avrà pensato che non avevi ancora preso il caffè... :))

    RispondiElimina
  2. Che post ragazzo :-) Chapeau!

    RispondiElimina
  3. ...che puzzle è? Anche io ne ho appeso uno da pochissimo (è bellissimo, credo il più bello di quelli che ho composto fino ad ora), divorato quasi in una notte sola. Eppure sono ancora in disordine, tutt'altro che ricomposta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ha ricomposto più di tanto nemmeno me. Infatti cerco costantemente con lo sguardo una scatola che mi attragga.
      Comunque era l'incoronazione di Napoleone

      Elimina
    2. Bello, anche se i colori dei puzzle "storici/artistici" non mi affascinano proprio, quindi li evito (purtroppo, aggiungerei, dato che la scelta in realtà sarebbe vastissima!)

      Elimina