venerdì 14 novembre 2014

Un piccolo segreto

Ancora non lo sa nessuno, perché è appena successo.
Qui posso raccontarlo e so che sarà un segreto che rimarrà tale e che potrò svelare di giorno in giorno a chi vedrò di persona ed a chi noterà che non sono come l'ultima volta che ci siamo visti.

In realtà la capacità di osservazione delle persone rasenta il ridicolo, c'è da dire, mentre quella d'ascolto è a dir poco imbarazzante.

Ad ogni modo, oggi sarei voluto andare in palestra ma non ci sono andato. Potrei andarci ora, ma fra 3 ore ho una bicchierata con i colleghi e non mi sembra il caso. Al limite ci vado appena finisco questo post o forse ci vado domani, vedremo: rimandare è sempre una buona opzione.

Passeggiavo nel rione attorno a casa mia senza uno scopo preciso e stavo anzi tornando a casa. Guardo l'ora: era mezzogiorno. Mi volto verso la vetrata e vedo che è aperta ancora mezz'ora.

Entro, chiacchiero 2 minuti con la proprietaria, esco.

Mentre torno a casa, nella mia testa risuona una cantilena folle che mi ripete "Lo hai fatto: lo hai fatto davvero. Le hai davvero chiesto un appuntamento. Sai cosa significa? Sai cosa vuol dire?"
L'appuntamento è alle 17. (era alle 17, ormai) ed ero tentato di non andarci. Volevo restare a casa al sicuro al riparo sotto la copertina rubata a Linus, che mi tiene caldo.
Mancano 5 minuti scendo.

Davanti al negozio mi fermo.
Faccio un respiro profondo, sentendomi una "donnetta frivola", per voler usare una citazione che mi è rimasta impressa.

Entro nuovamente.
Saluto, mi accomodo.

Ora sono le 18, quindi non è durato molto e chi non mi conosce non sa cosa significhi davvero questo per me, ma uscire da quella porta con 30cm di capelli in meno fa sempre un effetto strano, come se fossi più leggero, come un albero che si libera delle foglie malate, pur sapendo che ne sentirà la mancanza, quando tutto sarà finito.

Erano quasi 2 anni che non andavo da una parrucchiera...cavoli...

martedì 11 novembre 2014

Scomparso...

Appaio e scompaio, come la luce di una lampada strobo in una discoteca.
Vorrei dire che non dipende da me e che la vita mi opprime di impegni ma credo che, se davvero lo volessi, scriverei un po' più spesso. Questa domenica è saltata anche la listrography, ma sono "giusificato": era il mio compleanno. Credo uno dei peggiori che io abbia trascorso. Questo lo dico a mente fredda, ovviamente: a caldo mi son sentito bene.

Considerazioni:

- Tante persone che avrei voluto vedere quella sera non sono venute, chi per una ragione, chi per l'altra. Chi per motivazioni giustificabili, chi tanto per...

- Su fb sono FIOTTATE le notifiche di "tanti auguri" ma solo perché quest'anno non ho messo invisibile la data ed ho permesso a fb di annunciare il mio compleanno. L'anno scorso ricordo bene che mi fecero gli auguri forse 7 persone, più i parenti. Quest'anno 80 e più ipocriti si sono "ricordati" di farmi gli auguri. Quanta nausea.

- Ho invitato una persona che non ero certo di voler vedere alla mia festa, gli ho fornito giorno, ora e luogo. Non ha trovato il luogo (non aveva l'indirizzo e cercare su internet qualcosa che non sia un porto, per lui è eresia). Morale: si è arrabbiato a morte, minacciando di picchiarmi (nel senso stretto del termine). Pensiero collettivo "Come hai fatto a liberarti di lui?" (pochi lo reputano davvero simpatico).

- La festa non era davvero "mia", nel senso che mi sono aggregato alla festa di compleanno di un'altra ragazza, approfittando di avere una decina di amici in comune. Alla festa c'erano praticamente solo gli amici suoi e quelli in comune con me. Di coloro che avevo invitato io s'è vista l'ombra solo a festa terminata. Un bene? Un male? Chissà. So solo che non l'ho sentita "mia" come festa.

- Quasi tutti mi hanno portato dei doni che non mi sarei mai aspettato e che sono stati molto graditi. Nessuna grande rivelazione ma tante piccole cose che fanno capire quando qualcuno prende un regalo pensando a te e quando invece lo prende tanto per.

Facciamo un piccolo elenco dei regali più significativi? Dai...

Un cervello. Mi mancava davvero: ho sempre sognato di averne uno.

Un paio di occhiali con il peluches rosa sugli orli (non fate domande, davvero).
Un berretto-Kiwi (davvero Kiwi)
Una sciarpa-Kiwi (abbinato al berretto)
2 cravatte natalizie con musichetta incorporata (ho rimpianto di avere una sola testa)
Un "nontarrabbiare" formato gigante (nel senso che le pedine sono grandi come un bicchiere ed il dado è grande come un pugno)
Dei guantini-marionette (carinissimi).
Howard (il papero, sì.)
Mezza bottiglia di rum (l'altra mezza dicono sia evaporata con il caldo...)
2 ritratti della mia augusta persona (con ritratte due differenti prerogative della mia personalità).
Un caschetto nuovo per la bici (con luce e telo antipioggia incorporato per non bagnarmi la testa).

Tutti regali estremamente low cost ma ognuno con una propria logica e con un pensiero dietro. Ognuno di essi era "fatto per me" e farlo per qualcun altro sarebbe stato differente e quel poco che i regali non dicevano lo hanno detto i biglietti di auguri allegati che sono stati speciali, come rare volte ho visto.

Il periodo è orribile, distruttivo ed ho lasciato tutte le emozioni chiuse in un cassetto per non farmi divorare da esse, ma prima o poi troveranno la chiave per uscire e qualcosa esploderà. Tutti se ne accorgeranno. Io per primo ma non potrò farci nulla.
Buon viso a cattivo gioco: questo bisogna fare finché non si abbiano di fronte degli occhi e delle orecchie capaci di comprendere più di quanto non venga loro detto.

Forse il regalo più bello l'ho ricevuto nel sonno. Un ricordo di una vita passata è venuto a prendermi e mi ha portato nel suo porticato inglese a bere il the con i biscotti. Certo, è stato solo un viaggio sul palco di Morfeo ma mi ha offerto ciò che con questi occhi non posso vedere: il ricordo di chi mi aspetta alla fine di questa vita.
Aspettami, se puoi, sulle sponde del fiume, prima che il Nocchiero mi porti con sé, portami via nei verdi pascoli dove sorge la tua casa e dove il cielo non ha mai nuvole a coprire la Somma Luce.

Dopo quel giorno su questa terra non mi vedranno più. Sarò ciò che sono già ora...

...scomparso...

venerdì 7 novembre 2014

Tu non rispondi perché è come se non ci fossi, sotto quel falso corpo di carne e sangue.

Una volta, credo di aver detto che questi miei post erano frutto della prima frase.
Una frase mi aleggiava nella testa, la scrivevo e poi tutto il resto seguiva, come i topi inseguono il suono del flauto.

Beh, oggi non è così.

Oggi avevo voglia di scrivere, perché sento di star trascurando questi spazi virtuali alla stessa maniera in cui sto trascurando quelli materiali.
Capita, a volte o spesso, che io mi annulli.

Mio fratello, a tale proposito, mi parlò della vita delle stelle... Di come brillino, riscaldino, crescano, fino a raggiungere un punto tale che esplodono o muoiono.

Mi disse che ero una strana stella.

Passa la mia vita a risplendere fino ad un punto in cui esplodo di una luce che gli occhi non possono sopportare oppure arrivo a smettere di brillare del tutto, fino a diventare un buco nero che inizia a risucchiare tutta quella luce espulsa fuori fino a poco prima, partendo da me stesso.

Secondo lui sono una strana stella, perché dopo esser esploso o dopo essermi annullato, riprendo a brillare alla stessa maniera di prima.

Però tu lo sai, fratello mio, a cosa porta degenerare così di volta in volta? Porta a non poter tenere nessuno accanto a sé perché quando torni a brillare il paesaggio potrebbe essere diverso e chi c'era prima non è detto ci sarà ancora.

La tua è sempre stata una vita di solitudine, fratello mio, fin dagli albori del mondo, ma perché vuoi per me lo stesso destino? Perché vuoi essere solo con me in questo mondo che non può comprendere o accetare come funzioni questo cuore malato ed irregolare?

Sai fratello mio, domenica è il mio compleanno, te lo ricordi? Ma certo, come potresti dimenticartene.
So che non mi hai preso niente ancora. Tu aspetti sempre l'ultimo minuto.
Allora senti, vuoi farmi un regalo?

...fammi smettere di brillare e lascia che io sia solo un sasso nell'universo, senza vita né scopo, se non vagare attratto dall'atmosfera dei pianeti più grandi e senza la forza o la volontà di contrastarné la gravità. Lascia che io entri nell'atmosfera di questo o di quel pianeta e che mi sfracelli al suolo senza frenare.

Lascia che io smetta di esistere e che il mondo si dimentichi di me, fratello mio...

...lascia che il mondo mi perda.

Fai un regalo a me...
Fai un regalo al mondo...

martedì 4 novembre 2014

...pubblicità...

Come di consueto, anche negli ultimi giorni ho trascurato queste lande e, come logica conseguenza, ho accumulato qualcosa come 4 post che dovrei elaborare, scrivere e pubblicare.
Essendo oggi lunedì (quasi martedì, in effetti) e non avendo pubblicato nulla ieri, oggi toca alla Listografia della domencia (in ritardo).

The Life In A Year


 Numero 9: Your biggest pet peeves: ovvero quelle piccole cosine da nulla che non si sa per quale motivo ti fanno saltare i nervi più del dovuto.

Oguna di queste potrebbe venir messa al primo posto, ovviamente, perché non c'è un modo sensato di ordinarle.

- Chi non saluta. Odio in modo mortale chi entra in locale e non saluta. Non dico che debba salutare per primo, dico solo che potrebbero rispondere al saluto, quando vengono salutati.

- Chi guida senza saperlo fare. Quando ho imparato a guidare, mio zio mi ha detto "la cosa più importante, quando si guida, è stare attenti alle cazzate che fanno gli altri". A suo tempo pareva un consiglio stupido, oggi so che è verità.

- I sandali con i calzini.

- L'incapacità eccelsa di determinati genitori nell'educare i propri figli.

- Un milione di altre cose che ora non starò ad elencarvi, perché non finirei più, ho altro cui pensare e forse dovrei dormire almeno un paio d'ore, prima di riprendere a lavorare...

Un saluto a tutti... Avete visto? Lo sapevo che avrei finito con lo sforare al martedì.

giovedì 30 ottobre 2014

Motore ad improbabilità infinita.

Oggi (o ieri ormai) è un giorno particolare.
Sabato 25 c'era il concerto del Divo, ma era fuori città ed io, munito solo di biciclo a motore umano, non potevo andarci e non conoscevo nessuno che ci andasse.

MA.

Esiste un "MA", l'avevate notato?

Ma questa mattina, verso l'alba, noto un post sul faccialibbro. Il post di una canzone del Divo. Diceva di averla postata perché era adatta al nonfunzionamento del pc e per l'ccasione del concerto cui andava.
Quindi, come non approfittarne?

Scrivogli 10 messaggi per 10 differenti vie, per assicurarmi che lo riceva.
Nessuna risposta.
Passano le ore, mi risponde verso le 15 ed io sono a lavoro oramai e mi ero rassegnato all'idea di non andarci.
Invece la risposta giunge ed è positiva: alle 20 vengono a recuperarmi fuori da lavoro. Faccio in modo di finire di lavorare per tempo ed alle 20.05 siamo in viaggio. Destinazione: Pordenone.

Arriviamo "tardi" secondo quanto scrivevano sul programma ma è tutto chiuso. Lasciano il pubblico al gelo fino alle 22 circa (ora in cui doveva cominciare il concerto) dopo di che si aprono le porte e la fila inizia a riversarsi all'interno.
La sala è grande e l'acustica è buona. Potrebbe ospitare forse 500 persone ma se ne contano meno di 200.
Alle 23 le luci calano, i musicisti escono dalle quinte, le ballerine si mettono in posizione ed escono i protagonisti: Romina ed il Divo.
Salutano il pubblico, sono entusiasti di cominciare e la prima canzone è una di quelle che hanno fatto assieme. Poi continuano alternando canzoni del Divo (al centro del palco) a canzoni di entrambi ad ancora canzoni solo di Romina in cui lui si mette in un angolo per lasciare a Lei la scena ed il palco: per dire al pubblico che questa è una creazione suadi lei e che lui non centra. Il divo si limita a fare da seconda voce quando serve e lascia gli applausi a Romina, durante quei momenti.
L'ho trovata una cosa molto bella, soprattutto perché granparte del pubblico (anche se per lo più maschile) era lì per vedere il Casto Divo, non Romina Falconi, che lo accompagna nel tour.

Un'ora e mezza di concerto con brevissime intro fra una canzone e l'altra, tanto per preparare il pubblico al pezzo successivo. Il pubblico risponde esattamente come deve rispondere: ride ed applaude durante i pezzi goliardici, rimane in reverenziale silenzio durante quelli seri. Applaude.
Applaude sempre.

A fine concerto concede un rapidissimo bis, va a nascondersi dietro le quinde e la musica torna da discobar.
I fan aspettano in sala, attorno al banchetto dove vendono i gadget.

Escono i musicisti con una birra in mano. Tranquilli, blandi, sciolti. Sanno che nessuno li caga di striscio e così avviene.

Escono le ballerine che invece subiscono una differente sorte. Ogni 3 persone del pubblico, una chiede loro una foto (noi compresi, sia chiaro).

Esce Romina Falconi, accompagnata da una guardia della sicurezza. E' tranquilla e non teme che la folla la aggredisca ma un po' di cautela non fa mai male.
Riceve degli applausi ma nessuno la ferma (temendo l'armadio).

Esce il Divo e tutti lo salutano con un applauso mentre si dirige tranquillo al banchetto. Facciamo la fila pazienti, aspettando il nostro turno. Nel mentre mi dedico a 2 attività da me adorate:
1) il Photobombing: l'arte di inserirsi non richiesti nelle foto altrui al pensiero di "chissà quando guarderanno le foto e si chiederanno chi sia questo imbecille"
2) Osservare le persone. Tante persone cercano di parlare con lui, di scambiarci due battute, gli dicono "ti ricordi di me? al concerto a Forlinpopoli!". Lui sorride ma non si ricorda e lo ammette. Dopo una mezzoretta di fila lo guardo e lo vedo stanco, spossato. Come se l'entusiasmo di salutare i fan, fare autografi e foto si stesse spegnendo. Magari stanchezza, magari era tardi ed era tutto il giorno in viaggio, lavoro, eccetera. Magari c'era troppa poca gente ed il suo entusiasmo si era smorzato drasticamente.

Molti magari che però lasciano spazio solo al pensiero che un grande artista si vede anche nel rapporto che ha con il pubblico sotto il palco. Capaci tutti di fare il concerto sul palco ma non tutti ammettono un contatto con le persone dopo.

Alla fine riusciamo a fare una foto con il Casto Divo e con Romina Falconi (trofeso numero uno) e a farci firmare dal Divo i "gadget" (non è davvero un gadget di per sé ma è il trofeo numero 2) facendoli dedicare "a Kiwi" (che sarei io nella vita reale e questa dedica è il trofeo numero 3).

Lungo la strada del ritorno dormo profondamente fino alla bicicletta e nel sonno mi chiedo quanto debba essere dura essere una star di fronte agli ammiratori e quanto possa essere psicologicamente distruttiva l'idea di dover essere sempre al pieno delle capacità e sempre perfetto agli occhi del pubblico.

Una di quelle vite che non penso vorrei mai.
Una di quelle vite che, sulle lunghe distanze, ti uccide giorno dopo giorno.

lunedì 27 ottobre 2014

Il Bianconiglio corre davanti a me: deve essere un indizio...

Sono in ritardo, lo sapevamo...
Son svariati giorni che voglio aggiornare il blog (e non mi mancano gli argomenti) ma non trovo mai il tempo o la forza di sedermi al pc per esternare i miei pensieri.
Tuttavia, ieri era domenica, quindi era il giorno listography.
A che numero eravamo arrivati?

The Life In A Year


Suppongo fosse il numero 8: cosa faresti se vincessi alla lotteria.

Domanda interessante cui non sono certo di rispondere con sincerità. Quando si vince alla lotteria, bisognerebbe spendere il proprio denaro per realizzare un sogno nel cassetto. Ebbene come può realizzare un sogno chi di sogni non ne ha?

Probabilmente organizzerei il denaro ricevuto per assicurarmi la tranquillità nel futuro ed utilizzerei quanto resta per farmi un viaggio "impegnativo".
Che altro farei? Probabilmente nulla di speciale ma farei tutte le cose normali con molta più calma e tranquillità.

Ammetto che tornare a scrivere con un post così povero è una cosa riprovevole ma di più non ero riuscito a fare.
Mi riprometto di riprendere in mano la tastiera al più presto...

Un saluto un po' freddo in questi giorni di gelo e Bora (e dire che il sole splende alto).

martedì 21 ottobre 2014

Idee che tolgono il sonno.

Tanto tanto tempo fa, degli amici mi avevano parlato di un "cartone animato" chiamato "Salad Fingers". Più che un cartone, è una serie di 10 brevi scene che hanno come protagonista questo elemento dotato di dita estremamente sensibili.
Oggi mi sono deciso ed ho guardato tutte e 10 le scene. Terminata la sequenza, avrei voluto non aver mai cominciato.

Perché?

Perché è...disturbato e disturbante. Le musiche, i tratti, le animazioni, ogni cosa di questo cartone ha qualcosa di sbagliato. Forse tutto è sbagliato in questo cartone.
Ad un certo punto, son voluto andare sulla cara Wikipedia per vedere se ne prlassero e cosa ne dicessero. Quanto ho letto non mi ha rassicurato molto ma almeno so che l'atmosfera e la sensazione di "sbagliato" erano volute dall'artista.

Cosa fa questo protagonista nelle sue scene?
Non ve lo posso dire. Davvero non ci sono parole per descrivere il susseguirsi delle azioni che questa...creatura...compie.
E non solo quello. Cioé, fosse solo una questione di azioni, forse non sarebbe davvero un problema. Però egli si comporta con una flemma e con una calma surreali, come se fosse in un perenne viaggio mentale da cui non riesca ad uscire.
Sembra vivere in mezzo al nulla eppure appaiono dei personaggi secondari che lo accompagnano per brevi tratti apparendo e scomparendo nel nulla.

Io non so a cosa pensasse l'artista mentre creava quest'opera ma certamente è un capolavoro di inquietudine ed angoscia. Lo consiglio e lo sconsiglio a tutti al tempo stesso.

Da un lato mi ha inquietato, da un altro mi ha fatto provare una sensazione di familiarità, come se mi dicesse che non sono l'unico ad essere pazzo in questo mondo ma che esistono altre menti e che in ognuna di esse c'è qualcosa di malato e nascosto fra una piega e l'altra del cervello: dove lo sguardo superficiale non riesce a guardare.