lunedì 13 ottobre 2014
Non capisco se sia il tempo a far schifo o se il sole non sia ancora sorto...
In questo lunedì mattina (che faremo finta essere domenica) proseguo nella pubblicazione della sesta lista
Listography number 6: your past jobs... (i miei lavori passati).
Vorrei dire "sarò breve" ma sarebbe una vile menzogna...
- Call center: come una grande fetta della popolazione, sono stato alcuni anni all'inferno, sentendo squillare telefoni, con delle cuffiette fisse a ripetere ad ogni persona le stesse cose dette alla precedente. Che fossero vendite, appuntamenti, reclami, sondaggi, indagini non aveva importanza: la soa categoria che sembra mancarmi sono le telefonate hot, ma i titolari non volevano (dico "i titolari" perché di call center ne ho girati almeno 5).
- Locandinaggio: tutti son bravi a portare volantini e distribuirli in giro (ed è una grande rottura di scatole) ma quanti portano locandine? Io certamente sì: per conto di una società di teatro, ho girato ogni bar, negozio, cabina telefonica, ufficio, portando delle locandine da appendere sulle vetrate. Kilometri e kilometri a piedi...
- Teatro: ebbene sì, ho lavorato anche in teatro. Vuoi sul palco, vuoi come tecnico luci, vuoi come custode del magazzino di attrezzatura elettronica. Può venir considerato un bel lavoro ma è meglio che rimanga solo un hobby (che comunque non avrei il tempo di portare avanti)
- "Operaio": metto sotto questa voce 2 esperienze lavorative ben distinte. La prima come apprendista elettricista (durato molto poco) l'altra in un cantiere navale. Sulla prima non ho nulla da dire, dato che è durato davvero poco. Il secondo, durato più o meno 2 mesi, sarebbe potuto essere un lavoro continuativo, se non mi fossi rotto un braccio il giorno prima che mi rinnovassero il contratto...
- Pizzeria: ho mai studiato per lavorare in pizzeria? No. Ho mai studiato per pizzaiolo? Assolutamente no, eppure ero lì: nella cucina di una pizzeria a stender pasta di pizza, condire ed infornare. Detta così, sembra davvero ciò che non è. Pur non essendo pizzaGNU o simili, avevo una pressa per stendere la pasta (comodo così, eh?) ed il forno elettrico dove infilar le pizze ed uscivano (in teoria) cotte (doppiamente comodo). Sarebbe potuto essere un lavoro interessante, se il titolare si fosse preso la briga di pagarmi ogni tanto...
- Bar: Non è davvero un lavoro passato, anzi, è piuttosto attuale ma dato che ci lavoro da 5 anni, posso considerarlo anche passato. Cameriere/banconiere/tuttofare, sono membro dello staff estivo ed invernale di una gelateria/caffetteria/stuzzicheria/pralinerai/quelchevuoia-ia-ia-oh. Insomma, un lavoro che tende a mandarmi ai matti (non che ci voglia molto) ma che devo fare (e che offre qualche rara piccola soddisfazione)
Non credo di aver dimenticato nulla in questa lista e anche se fosse voi non potreste saperlo, quindi va bene così. Come sempre è un piacere ritrovarsi qui, a scrivere un post differente dal solito, con una linea guida più delineata dalle altre, sempre più simili alla tela di un ragno impazzito.
Vi saluto e vi omaggio... Buona giornata (e prendete l'ombrello, vedi mai che venga a piovere)
giovedì 9 ottobre 2014
Una vita a colori: le tonalità che l'occhio umano non vede.
Qualche giorno fa ero ad una festa di compleanno a tema.
Il tema scelto era il circo.
Sorvoliamo sul fatto che, solo a posteriori ho capito di aver sbagliato il mio costume e che avrei potuto sfruttare meglio questa festa per dare di più.
Ogni cosa nella sala era addobbata come se ci trovassimo in una grande femiglia circense. Stuzzichini, la torta con i trapezisti (non disegnati: costruiti sopra) i cocktail personalizzati con nomi circensi, la zingare che ti legge le carte in un angolo, le bestie feroci nelle gabbie (gabbie di legno, bestie di pezza), vari clown e maghi che pasteggiavano e brindavano in allegria, un incantatore di serpenti (serpente sempre di pezza), l'uomo più forte del mondo, con un bilancere e dei pesi più grandi di me.
Tanta gente tutta allegra e tutta sparsa a chiaccheirare, a ballare, a guardare altri che si esibivano.
Poi, il silenzio.
Sulla scena, inizia il proprio spettacolo una figura solitaria in bianco e nero: un mimo.
Era uno dei partecipanti alla festa vestito da mimo, ovviamente, ma aveva preparato un paio di numeri per il pubblico giubilio.
Giocoliere, ginnasta, intrattenitore muto che sol oascolta il silenzio alternato agli applausi.
Dopo un paio di numeri allegri, lo vediamo su una sedia, fermo, in mezzo al palco. Guarda l'orologio che non porta al polso. Aspetta qualcuno, sfoglia una rivista, sospira, si alza dalla sedia e si esibisce in un paio di capriole e volteggi, torna a sedersi.
Ripete la sequenza un paio di volte come un innamorato che aspetta l'arrivo di colei che brama ma che non sembra arrivare mai, nonostante il desiderio di vederla cresca in ogni istante e lui lo esprima con volteggi e capriole di difficoltà sempre crescente.
Mette tristezza vedere quest'attesa non ripagata e prolungata.
Ad un certo punto si alza.
Si guarda intorno.
Inizia ad andarsene, rassegnato, gesticolando come se non ne valesse la pena, come se avesse sprecato il proprio tempo, stando lì per qualcuno che non verrà mai.
Arriva alla tenda che lo condurrà del tutto fuori scena, ponendo un termine allo spettacolo e si gira un'ultima volta, come ad assicurarsi che non sia apparsa, mentre se ne stava andando, poi se ne va e la festa riprende normalmente.
Mi ha lasciato un piccolo vuoto quella scena, una lieve ansia.
Perché l'ha solo aspettata?
Perché non è andato a cercarla?
Magari lei era su un'altra panchina ad aspettare lui.
Dopo aver atteso così a lungo, perché rinunciare?
Vladimir ed Estragone pure non hanno rinunciato, non vi pare? Loro erano rimasti ad attendere fino al calar del sole, per poi riprendere il giorno successivo.
Non so.
Io sono una persona che tende ad aspettare, certo, forse anche a bramare, ovviamente, ma nel fratempo vivo la mia vita, come se ciò che aspetto non dovessse arrivare mai. Si sa che le cose che vogliamo arrivano solo quando smettiamo di volerle intensamente (se non lottiamo per averle).
Credo si possa scegliere fra 2 opzioni:
1) Lotti per ciò che vuoi
2) Tieni il tuo desiderio in secondo piano, aspettando si realizzi autonomamente prima o poi.
Non ci si può dannare per qualcosa che non accade (anche perché non si sta facendo nulla per far sì che accada).
Mi chiedo come sia il mondo visto attraverso gli occhi di un mimo.
Mura che noi non riusciamo ad immaginare, corde appese a isole nel cielo su cui non siamo invitati, un intero universo di oggetti che la gamma di colori che il nostro occhio percepisce non riesce a rendere visibile. E se quello che vede esiste, lo vede davvero con gli occhi o con gli occhi della mente?
Forse riconosce il nostro mondo dall'altro attraverso i differenti colori. Chissà quali colori hanno le cose attraverso il suo sguardo, chissà se ha davvero colori o se sia tutto in bianco e nero e lui si tinga di quei colori per ricordare a tutti ed a se stesso che appartiene a quel mondo e non al nostro e che se lo vediamo è soltanto un nostro errore, un frutto della nostra immaginazione.
Chissà se un giorno potremo tutti scegliere di prendere una piccola imbarcazione, scender lungo la riva e prendere il largo nel mare dei nostri pensieri, senza più doverci preoccupare di quello che definiamo "mondo reale" ma che di reale ha soltanto la finzione che ogni persona porta sul viso, come una tetra maschera di convenienza.
Il tema scelto era il circo.
Sorvoliamo sul fatto che, solo a posteriori ho capito di aver sbagliato il mio costume e che avrei potuto sfruttare meglio questa festa per dare di più.
Ogni cosa nella sala era addobbata come se ci trovassimo in una grande femiglia circense. Stuzzichini, la torta con i trapezisti (non disegnati: costruiti sopra) i cocktail personalizzati con nomi circensi, la zingare che ti legge le carte in un angolo, le bestie feroci nelle gabbie (gabbie di legno, bestie di pezza), vari clown e maghi che pasteggiavano e brindavano in allegria, un incantatore di serpenti (serpente sempre di pezza), l'uomo più forte del mondo, con un bilancere e dei pesi più grandi di me.
Tanta gente tutta allegra e tutta sparsa a chiaccheirare, a ballare, a guardare altri che si esibivano.
Poi, il silenzio.
Sulla scena, inizia il proprio spettacolo una figura solitaria in bianco e nero: un mimo.
Era uno dei partecipanti alla festa vestito da mimo, ovviamente, ma aveva preparato un paio di numeri per il pubblico giubilio.
Giocoliere, ginnasta, intrattenitore muto che sol oascolta il silenzio alternato agli applausi.
Dopo un paio di numeri allegri, lo vediamo su una sedia, fermo, in mezzo al palco. Guarda l'orologio che non porta al polso. Aspetta qualcuno, sfoglia una rivista, sospira, si alza dalla sedia e si esibisce in un paio di capriole e volteggi, torna a sedersi.
Ripete la sequenza un paio di volte come un innamorato che aspetta l'arrivo di colei che brama ma che non sembra arrivare mai, nonostante il desiderio di vederla cresca in ogni istante e lui lo esprima con volteggi e capriole di difficoltà sempre crescente.
Mette tristezza vedere quest'attesa non ripagata e prolungata.
Ad un certo punto si alza.
Si guarda intorno.
Inizia ad andarsene, rassegnato, gesticolando come se non ne valesse la pena, come se avesse sprecato il proprio tempo, stando lì per qualcuno che non verrà mai.
Arriva alla tenda che lo condurrà del tutto fuori scena, ponendo un termine allo spettacolo e si gira un'ultima volta, come ad assicurarsi che non sia apparsa, mentre se ne stava andando, poi se ne va e la festa riprende normalmente.
Mi ha lasciato un piccolo vuoto quella scena, una lieve ansia.
Perché l'ha solo aspettata?
Perché non è andato a cercarla?
Magari lei era su un'altra panchina ad aspettare lui.
Dopo aver atteso così a lungo, perché rinunciare?
Vladimir ed Estragone pure non hanno rinunciato, non vi pare? Loro erano rimasti ad attendere fino al calar del sole, per poi riprendere il giorno successivo.
Non so.
Io sono una persona che tende ad aspettare, certo, forse anche a bramare, ovviamente, ma nel fratempo vivo la mia vita, come se ciò che aspetto non dovessse arrivare mai. Si sa che le cose che vogliamo arrivano solo quando smettiamo di volerle intensamente (se non lottiamo per averle).
Credo si possa scegliere fra 2 opzioni:
1) Lotti per ciò che vuoi
2) Tieni il tuo desiderio in secondo piano, aspettando si realizzi autonomamente prima o poi.
Non ci si può dannare per qualcosa che non accade (anche perché non si sta facendo nulla per far sì che accada).
Mi chiedo come sia il mondo visto attraverso gli occhi di un mimo.
Mura che noi non riusciamo ad immaginare, corde appese a isole nel cielo su cui non siamo invitati, un intero universo di oggetti che la gamma di colori che il nostro occhio percepisce non riesce a rendere visibile. E se quello che vede esiste, lo vede davvero con gli occhi o con gli occhi della mente?
Forse riconosce il nostro mondo dall'altro attraverso i differenti colori. Chissà quali colori hanno le cose attraverso il suo sguardo, chissà se ha davvero colori o se sia tutto in bianco e nero e lui si tinga di quei colori per ricordare a tutti ed a se stesso che appartiene a quel mondo e non al nostro e che se lo vediamo è soltanto un nostro errore, un frutto della nostra immaginazione.
Chissà se un giorno potremo tutti scegliere di prendere una piccola imbarcazione, scender lungo la riva e prendere il largo nel mare dei nostri pensieri, senza più doverci preoccupare di quello che definiamo "mondo reale" ma che di reale ha soltanto la finzione che ogni persona porta sul viso, come una tetra maschera di convenienza.
lunedì 6 ottobre 2014
Dicono che domenica 5 avrei dovuto scrivere la 5° edizione delle listografie... e vabbé, inizio con un ritardo di 2 ore...
Quinta puntata: le mie paure. O meglio, le mie più grandi paure.
Che posso dire...? Io non ho terror di vermi, né di serpenti, né di germi, ma i rotondi pachidermi mi fan rabbrividir...
1) Il buio.
Sembra stupido ma ho paura del buio e di ciò che nel buio si possa nascondere. Tremo all'idea di aprire gli occhi nel cuore della notte e di trovare un viso davanti al mio.
2) Gli specchi.
Da un certo punto di vista (puramente vanesio) io adoro gli specchi ma tutti i film dell'orrore insegnano che, quando ci si gira a guardare uno specchio, appare una figura minacciosa accanto alla propria.
3) Le scale.
Non parlo delle scale da lavoro, bensì delle scale che si trovano nelle case a due piani. Ricordo un vecchio vecchissimo film (sarà di vent'anni fa) in cui un bimbo torna a casa dalla madre che lo credeva morto. Lui effettivamente era morto e quell oera un demone venuto per ucciderla (o torturarla o farle tante altre belle cose, non so). In una scena, c'è un lampo e lui appare sulla cima delle scale con volto demoniaco.
Non credo ci sia altro da spiegare.
4) Ingrassare.
Negli ultimi mesi sto mettendo su qualche kilo e la cosa mi spaventa molto (ok, questa è un po' una cazzata)
5) Far soffrire.
La statistica ha provato senza dubbio che, fra le varie capacità intrinseche della mia persona, c'è anche la capacità di far soffrire chi mi stia attorno o mi sia vicino. Tanto spesso di allontanare tutti ma non si può vivere sotto una teca di cristallo.
Ci sono poche altre cose di cui io abbia paura e sono tutte paure secondarie, che cerco di superare ogni volta che mi capita di trovarmi nella situazione di doverle affrontare. In genere ho successo in ciò.
Ci rivediamo al prossimo post, un saluto a tutti.
sabato 4 ottobre 2014
Windows open air.
Vivo fra casa e lavoro, con poche e vaghe eccezioni, ma mi va bene così. Fuori trovo raramente cose tanto interessanti che io non riesca a trovare anche qui, lì e lungo la strada.
Tuttavia, a volte, c'è bisogno di prendere un po' d'aria, di cambiare modo di respirare, di cambiare finestra da cui guardare il mondo.
Nelle ultime sere, sto sperimentando un nuovo sistema operativo: Windows open air, appunto.
Si tratta di mettere in stand by il pc, aprire la porta-finestra della camera, mettersi in poggiolo ed aspettare.
Uso sedermi con la schiena contro la ringhiera, nella notte. Addosso ho solo una T-shirt ed i pantaloni della tuta. Sento freddo e metto una coperta a terra. Il cielo è scuro, è notte. Il vento fresco mi accarezza il corpo, mi rinfresca, mi mantiene giovane.
Qualche gatto o qualche uccello vaga fra i cespugli, mentre i gabbiani sorvolano i tetti, incuranti della notte. Ormai sono diventati notturni: non gli interessa che ora sia. Ed a me interessa? Credo sia l'1 o giù di lì. Vedo le stelle nel cielo, nonostante l'illuminazione cittadina. Del resto il poggiolo è messo nella corte interna, dove non ci sono lampioni. Non vedo il terreno sotto di me ma so che c'è, due piani più in basso. Qualche auto passa, lasciando solo una scia di foglie mosse e smog.
Qualche piano più in basso, da qualche camera, una coppia sta amoreggiando rumorosamente. Chissà se è davvero una coppia poi, o se lui o lei hanno aspettato che il compagno o la compagna fosse a lavoro per far entrare l'amante. Dalle grida si direbbe davvero l'amante, in effetti, oppure una coppia formata da poco, data la passione che ci mettono. Mi chiedo se i vicini riescano a dormire con questo concerto a due voci.
Il vento continua a rinfrescarmi ed a portarmi i profumi del giardino poco distante.
Non facesse quasi freddo, potrei addormentarmi qui, per risvegliarmi con il primo sole del mattino e l'aria fresca dell'alba.
Ma forse un bel letto caldo con il piumino è meglio...
Tuttavia, a volte, c'è bisogno di prendere un po' d'aria, di cambiare modo di respirare, di cambiare finestra da cui guardare il mondo.
Nelle ultime sere, sto sperimentando un nuovo sistema operativo: Windows open air, appunto.
Si tratta di mettere in stand by il pc, aprire la porta-finestra della camera, mettersi in poggiolo ed aspettare.
Uso sedermi con la schiena contro la ringhiera, nella notte. Addosso ho solo una T-shirt ed i pantaloni della tuta. Sento freddo e metto una coperta a terra. Il cielo è scuro, è notte. Il vento fresco mi accarezza il corpo, mi rinfresca, mi mantiene giovane.
Qualche gatto o qualche uccello vaga fra i cespugli, mentre i gabbiani sorvolano i tetti, incuranti della notte. Ormai sono diventati notturni: non gli interessa che ora sia. Ed a me interessa? Credo sia l'1 o giù di lì. Vedo le stelle nel cielo, nonostante l'illuminazione cittadina. Del resto il poggiolo è messo nella corte interna, dove non ci sono lampioni. Non vedo il terreno sotto di me ma so che c'è, due piani più in basso. Qualche auto passa, lasciando solo una scia di foglie mosse e smog.
Qualche piano più in basso, da qualche camera, una coppia sta amoreggiando rumorosamente. Chissà se è davvero una coppia poi, o se lui o lei hanno aspettato che il compagno o la compagna fosse a lavoro per far entrare l'amante. Dalle grida si direbbe davvero l'amante, in effetti, oppure una coppia formata da poco, data la passione che ci mettono. Mi chiedo se i vicini riescano a dormire con questo concerto a due voci.
Il vento continua a rinfrescarmi ed a portarmi i profumi del giardino poco distante.
Non facesse quasi freddo, potrei addormentarmi qui, per risvegliarmi con il primo sole del mattino e l'aria fresca dell'alba.
Ma forse un bel letto caldo con il piumino è meglio...
giovedì 2 ottobre 2014
Umore in altalena, uno specchio rotto...
Dicono che essere di buon umore sia la decisione più coraggiosa che si possa prendere al mattino, quando ci si svegli.
Coraggiosa? Non penso sia coraggiosa, onestamente. Certo, corri il rischio che il sorriso si trasformi in una smorfia di tristezza e nervosismo, ma iniziare la giornata con il buon umore significa aver la forza di volontà di dire che vuoi credere che la giornata possa andare bene.
Non possiamo controllare il corso degli eventi, né prevedere cosa ci riservi il destino. Forse è un peccato, forse è una fortuna, perché in fondo nulla potrebbe davvero prepararci al nostro stesso futuro e nulla potrebbe cambiarlo, altrimenti non potremmo vederlo.
E se vedendolo potessimo cambiarlo, dunque vorrebbe dire che non era realmente il futuro quello che avevamo visto.
Sembra un cane che si morde la coda, non è vero?
Fino a un anno fa, uscivo da casa con il sorriso, andavo a lavorare, trasmettevo un sorriso a chiunque mi fosse accanto e ne offrivo a chiunque incontrassi.
Col passare del tempo, il sorriso se n'è andato e non so farlo tornare. Certo, concentrandomi riesco a sorridere, ma si è persa la spontaneità con la quale gioivo di ogni cosa attorno a me.
Oggi ogni sorriso è uno sforzo.
Un sorriso non si dovrebbe scegliere: dovrebbe nascere da dentro e frizzare come un vulcano in eruzione.
Gli dei lo sanno quanto mi manchi sorridere eppure non so che fare per ricominciare a farlo.
Coraggiosa? Non penso sia coraggiosa, onestamente. Certo, corri il rischio che il sorriso si trasformi in una smorfia di tristezza e nervosismo, ma iniziare la giornata con il buon umore significa aver la forza di volontà di dire che vuoi credere che la giornata possa andare bene.
Non possiamo controllare il corso degli eventi, né prevedere cosa ci riservi il destino. Forse è un peccato, forse è una fortuna, perché in fondo nulla potrebbe davvero prepararci al nostro stesso futuro e nulla potrebbe cambiarlo, altrimenti non potremmo vederlo.
E se vedendolo potessimo cambiarlo, dunque vorrebbe dire che non era realmente il futuro quello che avevamo visto.
Sembra un cane che si morde la coda, non è vero?
Fino a un anno fa, uscivo da casa con il sorriso, andavo a lavorare, trasmettevo un sorriso a chiunque mi fosse accanto e ne offrivo a chiunque incontrassi.
Col passare del tempo, il sorriso se n'è andato e non so farlo tornare. Certo, concentrandomi riesco a sorridere, ma si è persa la spontaneità con la quale gioivo di ogni cosa attorno a me.
Oggi ogni sorriso è uno sforzo.
Un sorriso non si dovrebbe scegliere: dovrebbe nascere da dentro e frizzare come un vulcano in eruzione.
Gli dei lo sanno quanto mi manchi sorridere eppure non so che fare per ricominciare a farlo.
domenica 28 settembre 2014
Non è sempre domenica ma oggi sì
Provo a rimettere un po' d'ordine cronologico nelle cose, rimettendo la listografia settimanale alla domenica, come d'origine.
Quindi parte la lista numero 4: gruppi musicali preferiti.
Come nella precedente kista, metterò tutto alla rinfusa, come in un enorme pentolone (il cui risultato, a conti fatti, sono io).
- Cristina D'Avena non è forse un "gruppo musicale" ma è certamente la prima cantante che mi venga in mente... parlando di congiuntivo del verbo venire, non posso che proseguire con i
- Vengaboys, gruppo che ha avuto il proprio periodo. Sebbene tale periodo sia terminato, penso che chiunque abbia una certa età, ricordi distintamente le parole "Boom boom boom boom, i want you in my room..."
- Immanuel Casto, perché non si può davvero non amare il Casto Divo.
- Skiantos, un altro gruppo ormai morto (letteralmente, il cantante è morto a febbraio) ma che ha segnato fortemente la mia crescita.
- David Bowie, su cui non ho nulla da aggiungere, al di fuori del nome.
- Brian Setzer, che ha "remixato" con la sua orchestra tante e tante canzoni meravigliose.
- Gli Atroci, perché bisogna ricordare sempre di non prendersi troppo sul serio.
- Gogol Bordello, perché sì.
- Motorhead, perché è stato il primissimo concerto cui io abbia partecipato, sebbene ancora poco più che un feto in grembo a mia madre.
- Erasure, scoperti "per caso" con un gioco in flash (Robot unicorn attack) in cui la loro canzone "Always" viene messa in loop finché non muori...
- Dschinghis Khan, se non li conoscete, andate ad ascoltarli sul tubo.
- CCCP, un altro gruppo storico.
- Schrott nach 8, perché "zuppa romana" rimane una delle hit del momento: di qualsiasi momento.
Qualcuno una volta mi ha definito una persona "poliedrica" perché mi piacciono molte cose totalmente differenti l'una con l'altra. Il fatto in sé è vero: apprezzo cose perfettamente opposte in momenti non necessariamente differenti ma questo fa davvero di me una persona poliedrica? Non sarò soltanto una persona senza un vero gusto deciso che prende quello che viene, così come viene?
Chi può dirlo...?
Nell'attesa di trovare il tempo per scrivere qualcosa di differente da una listografia, vi saluto e vado a prepararmi il pranzo, che ho fame :3
Quindi parte la lista numero 4: gruppi musicali preferiti.
Come nella precedente kista, metterò tutto alla rinfusa, come in un enorme pentolone (il cui risultato, a conti fatti, sono io).
- Cristina D'Avena non è forse un "gruppo musicale" ma è certamente la prima cantante che mi venga in mente... parlando di congiuntivo del verbo venire, non posso che proseguire con i
- Vengaboys, gruppo che ha avuto il proprio periodo. Sebbene tale periodo sia terminato, penso che chiunque abbia una certa età, ricordi distintamente le parole "Boom boom boom boom, i want you in my room..."
- Immanuel Casto, perché non si può davvero non amare il Casto Divo.
- Skiantos, un altro gruppo ormai morto (letteralmente, il cantante è morto a febbraio) ma che ha segnato fortemente la mia crescita.
- David Bowie, su cui non ho nulla da aggiungere, al di fuori del nome.
- Brian Setzer, che ha "remixato" con la sua orchestra tante e tante canzoni meravigliose.
- Gli Atroci, perché bisogna ricordare sempre di non prendersi troppo sul serio.
- Gogol Bordello, perché sì.
- Motorhead, perché è stato il primissimo concerto cui io abbia partecipato, sebbene ancora poco più che un feto in grembo a mia madre.
- Erasure, scoperti "per caso" con un gioco in flash (Robot unicorn attack) in cui la loro canzone "Always" viene messa in loop finché non muori...
- Dschinghis Khan, se non li conoscete, andate ad ascoltarli sul tubo.
- CCCP, un altro gruppo storico.
- Schrott nach 8, perché "zuppa romana" rimane una delle hit del momento: di qualsiasi momento.
Qualcuno una volta mi ha definito una persona "poliedrica" perché mi piacciono molte cose totalmente differenti l'una con l'altra. Il fatto in sé è vero: apprezzo cose perfettamente opposte in momenti non necessariamente differenti ma questo fa davvero di me una persona poliedrica? Non sarò soltanto una persona senza un vero gusto deciso che prende quello che viene, così come viene?
Chi può dirlo...?
Nell'attesa di trovare il tempo per scrivere qualcosa di differente da una listografia, vi saluto e vado a prepararmi il pranzo, che ho fame :3
venerdì 26 settembre 2014
Se ci tieni troverai un modo, se non ci tieni troverai una scusa (numero 3)
Siamo giunti al 3 capitolo (postato in estremo ritardo) della mia listografia settimanale. Tecnicamente ho iniziato una domenica. Già la seconda settimana ho sgarrato, pubblicando di lunedì...stavolta, poi, sto pubblicando di giovedì (quasi in anticipo sulla prossima).
Ma sono scusato....
O comunque....
Oh ti prego, non ucciderci! Ti prego, ti prego, non ucciderci! Lo sai che ti amo baby, non ti volevo lasciare! Non è stata colpa mia! Non ti ho tradito, dico sul serio! Ero rimasto senza benzina, avevo una gomma a terra, non avevo i soldi per prendere il taxi, la tintoria non mia aveva portato il tait, c'era il funerale di mia madre, era crollata la casa, c'è stato un terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette, NON E' STATA COLPA MIA!
Ma bando alle scuse e passiamo al terzo capitolo delle liste settimanali.
Lista numero 3: film preferiti.
Non so esattamente quanti io debba metterne, giacché ogni film mi ha lasciato qualcosa di unico dentro. Proverò ad elencarne un paio, senza perdermi troppo.
Labyrinth: ad oggi rimane il mio film preferito, senza riserve.
La Storia Infinita: film d'infanzia che mi era sempre piaciuto, ha assunto un valore tutto nuovo, da quando ho letto il libro.
Sin City: un fumetto reso a film con la poesia che solo un fumetto può offrire e le animazioni di cui solo il grande schermo dispone.
300: come Sin City, la poesia resa film.
Mr. Nobody: film che parla delle sliding doors e ne abbatte il significato.
Iron Sky: trash e nazisti nel futuro. Serve davvero aggiungere altro?
L'armata delle tenebre: film principe del trash, non credo servano presentazioni per questo capolavoro. Serve solo un po' di zucchero, baby.
La bottega dei suicidi: la Francia ci regala un capolavoro ambientato in una società che reputa illegale il suicidio in pubblica piazza. Macabro come pochi film d'animazione sanno essere.
Ralph spaccatutto: amo ed odio questo film perché uscito poco dopo che avevo realizzato un racconto breve basato sul protagonista che si rifiuta di seguire la trama del racconto che lo scrittore vorrebbe per lui. Inutile dire che Ralph si ribelli alla stessa maniera.
Magic Mike: Quando ho visto questo film erano le 4 del mattino ed avrei iniziato a lavorare alle 6. Arrivato sul posto di lavoro, ho riferito al mio titolare "Sai, stanotte ho visto un film che mi ha fatto capire di aver sbagliato tutto nella vita." Non ho approfondito, che forse era meglio.
Megamind: Da citare solo perché "sì, sei cattivo, ma non sarai mai un super cattivo!" - "e che differenza c'è?" - "L'ENTRATA IN SCENA!!"
Moonrise Kingdom: l'ho visto in lingua originale per puro caso e me ne sono innamorato.
Flash Gordon: i Queen alla colonna sonora per un grande classico, tratto da un fumetto storico.
Commando: penso di dover citare almeno uno fra i film dell'ex governatore della California, dal momento che, quando ero bambino, è stato l'attore che ho più seguito. Testi sempre accativanti e poi lui è sempre lui.
Interstate 60: perché quando ho visto questo film ho capito che esiste un mondo dove mi potrei sentire a casa.
Hysteria: un film semplicemente eccezionale sia per la tematica sia per il modo in cui è stata resa.
Trainspotting: crudo, vero, tristemente divertente.
Qualsiasi film di Hayao Miyazaki: un artista che non merita un solo film in questa lista ma li merita tutti (con la possibile eccezione di Ponyo, che non mi ha entusiasmato)
Come avrete intuito, potrei proseguire in eterno o poco via e così è, dal momento che amo i film (non tutti ma una buona parte). Non voglio e non posso annoiarvi però e mi fermo qui, dopo aver citato ancora l'ultimo di questa lista che non potrei mai esimermi dal nominare:
Guida galattica per autostippisti: certo, non bello come i libri ma un film spettacolare per chiunque sia abbastanza folle da riuscire a seguirlo.
Spero di non avervi annoiato e di rivedervi presto su queste lande desolate, dove, grazie agli dei (ed all'Acegas) la luce arriva e mi è permesso vedere ciò che gli artisti della pellicole sanno realizzare con la magia che solo loro conoscono.
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